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gioved, 17 agosto 2017 - 15:35
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MultimediaIN MOVIMENTO - FILM & PERFORMANCE

IN MOVIMENTO

FILM & PERFORMANCE


Rassegna video-cinematografica

2 ottobre - 21 novembre 2004

Teatro del Castello di Rivoli

Museo d'arte contemporanea


a cura di Francesco Bernardelli



In che modo si resta colpiti, interessati, scossi quando si ha a che fare con un gesto, un'azione, un movimento così come espresso da un'occasione performativa ? Qual è il margine di risonanza (empatica, mentale, interiore) che risulta dalla visione o dal contatto con quell'insieme eterogeneo di esperienze di ricerca artistica definite genericamente come performance ?

Ma più in pratica, riconsiderate con maggior attenzione oggi anche da nuove generazioni d'artisti plastici e visivi, dopo una storia di almeno 40 anni di tendenze ed espressioni spesso assai diverse fra loro, quali sono i tratti distintivi di tali momenti di "lavoro in tempo reale" ?

Provando ad adottare un altro punto di vista: che cosa produce una performance, che cosa suscita nei suoi spettatori ?

Una scena incredibilmente grande e variegata, anno dopo anno, ha esplorato situazioni collegate ad istanze personali, politiche, spesso di intensità raramente eguagliata e di forte riflessione filosofica.

L'esplorazione dei limiti fisici e psichici delle rappresentazioni e delle loro conseguenze sugli osservatori, questo ampio processo messo in atto, è prodotto con (e non semplicemente entro) lo spettatore, di modo che egli sia sempre direttamente coinvolto, e non massificato a generico pubblico - così come spesso avviene invece nel teatro e nella dimensione dello spettacolo. Ogni volta dunque, in ogni occasione si venga a creare, si pongono le condizioni materiali per l'instaurarsi di un canale comunicativo più autentico, esperienziale. Il processo innescato non solo coinvolge le conoscenze, le sensazioni, ma interessa la sfera profonda della soggettività personale, invitando -ma anche spesso costringendo- chi osserva ad entrare in relazione più diretta, quasi producendo un moto interno verso l'artista che si relaziona in prima persona agli astanti.

Nel corso dei recenti decenni, la presenza della performance non è mai andata diminuendo, anzi piuttosto assumendo forme e intenzioni differenti. Certamente dalla metà degli anni Sessanta a tutti i Settanta, la serie d'esperienze è stata incredibilmente ricca di stimoli, di sollecitazioni, anche di provocazioni avanzate, tenendo presente i riferimenti rimessi in causa.

Oggi, grazie alla straordinaria occasione offerta dal riemergere di archivi audiovisivi storici raramente conosciuti (e visti), si può avere un quadro complessivo più ampio, e se non ancora esaustivo, quanto meno allargato a figure e paesi meno noti che meritano però la massima considerazione e che siamo felici di poter includere in una serie di proiezioni che vogliono offrire alcune ricognizioni su differenti aree geografiche.

Dagli Stati Uniti di certo cinema sperimentale, della Post-modern dance e dell'Arte Concettuale, passando per i centri espositivi europei che offrirono le piattaforme d'azione di molti artisti, per la prima volta realmente apolidi, nomadi, con questa rassegna in otto parti, s'è voluto offrire una campionatura non ristretta ad uno specifico filone, ma riunire piuttosto parole e azioni, danza e movimenti che raccolgono ognuno a suo modo due decenni di intensa sperimentazione e di riflessioni vicine alle parallele rivendicazioni dei nuovi diritti che proprio in quegli anni arrivavano a toccare la vita, la salute e la sessualità sia etero che omosessuale, di intere parti della società, in una rinnovata e straordinaria stagione tesa a dimenticare il passato e a oltrepassare gli angusti orizzonti dei padri.


Francesco Bernardelli




La rassegna comprende proiezioni di film 16mm e video, si tiene presso il teatro del Castello di Rivoli ogni sabato e domenica dalle h.19.30 in avanti.

Programma di otto sere (e tre pomeriggi - h.17.30)



Il calendario della rassegna:



1) Omaggio a Rebecca Horn 2+3/10/04

2) Omaggio a Maya Deren, Kenneth Anger e Ulrike Ottinger 9+10/10/04

3) Corti di artiste (Live 1) 16+17/10/04

4) Omaggio a Meredith Monk 23+24/10/04

5) Corti d'artista (Live 2) 30+31/10/04 (doppio programma)

6) Contro-narrazioni/altre-narrazioni 6+7/11/04 (doppio programma)

7) Omaggio a Yvonne Rainer 13+14/11/04 (doppio programma)

8) Tempo, suono, movimento (Live 3) 20+21/11/04



Programma


SABATO 2 - DOMENICA 3/10

1) Omaggio a Rebecca Horn - h.19.30

Prodotte nel volgere di pochi anni, le performances filmate di Rebecca Horn rappresentano un vero e proprio unicum fra le creazioni dei primi anni settanta. Concepite autonomamente, tali azioni furono ricreate per l'occhio privilegiato della cinepresa, offrendo una chiara e accurata visualizzazione degli interessi preminenti dell'artista. Gli incroci e le ibridazioni biomeccaniche e zoomorfe, le fascinazioni per gli accostamenti inusuali (fra organico e tecnologico) che hanno reso celebre l'artista, trovano una prima, esemplare sintesi in questi brevi filmati, precisi e stranianti quanto evocativi. Realizzati a più riprese durante gli anni settanta, essi rappresentano una chiave d'approccio preziosa per avvicinarsi al ricco e complesso universo simbolico di Rebecca Horn, una ricerca artistica nata dopo una malattia ai polmoni contratta nel 1968 che aveva forzato l'artista ad abbandonare alcuni materiali scultorei. Proprio dalla seguente convalescenza in un sanatorio, sono nate le prime serie di sculture, protesi e installazioni legate al corpo, all'isolamento, così come alla vulnerabilità e alla fragilità emotiva, che la portarono a ideare sculture come vere estensioni corporee. A suggello del programma sono acclusi due celebri film di Buster Keaton che ben rappresentano l'intenso e straniato universo espressivo del grande autore/attore del cinema muto, dove più forti risaltano le straordinarie spinte e tensioni dinamiche tra il mondo delle macchine e la stralunata presenza di Keaton. Una referenza alla complessa interrelazione fra macchinico e organico che è stata omaggiata in anni più recenti dalla stessa Horn in uno splendido lungometraggio.


Performances I, 1970 - 1972

Körperfarbe: Rote Glieder, Blau-Blau-Blau, Rotbrust,

Zunehmendes Schwarz

Haare wachsen: Bad Dream

Hahnengefieder

Balancestab

Schwarze Hörner

Federkleid

(Camera: B.Liebner, K.P.Brehmer)

16mm trasferito su video, colore, sonoro, 19'


Simon Sigmar, 1971

con Sigmar Polke

Musica: Hayden Chisholm

16mm trasferito su video, colore, sonoro, 3'


Performances II, 1973

Einhorn, 1970

Kopf-Extension, 1972

Wei?er Körperf?cher, 1972

Handschuhfinger, 1972

Federfinger, 1972

Gavin, 1971

Hahnenmaske, 1972

Bleistiftmaske, 1972

Kakadu-Maske, 1973

con D.Finke, Gavin, K.Halding, E.Mitzka

(Realizzazione: Helmut Wietz)

16mm trasferito su video, colore, sonoro, 36'


Sabato 2/10:

Buster Keaton/Edward M.Sedgwick

The Cameraman (1928)

film 16mm, b/n, 64'


Domenica 3/10:

Buster Keaton

Sherlok Jr. (1924)

film 16mm, b/n, 44'



SABATO 9 - DOMENICA 10/10

2) Omaggio a Maya Deren, Kenneth Anger e Ulrike Ottinger - h.19.30

I temi del movimento e della trasformazione sono alla base di gran parte del lavoro del cinema sperimentale statunitense. Nel caso di Maya Deren essi si coniugano alle ricerche sulle nuove forme di danza e sul carattere misterico (quasi esoterico) insito in esse e legato ad un profondo interesse di Deren per le antiche tradizioni di danza rituale dell'Estremo Oriente e alle tradizione del Voo-doo Haitiano. Il carattere esoterico - proprio in quegli stessi anni - imprime una forte influenza anche sulle opere di Kenneth Anger. Fin dai lavori giovanili, la scoperta di una dimensione "altra" (oltre il quotidiano razionale) offre nuove possibilità di lettura di brani di realtà dove l'eccezionalità e la sospensione -anche solo di un attimo- fungono da vere e proprie soglie verso una diversa conoscenza. Ulrike Ottinger, infine, già dai primi anni settanta, sviluppa un percorso estremamente personale dove gli influssi dell'underground americano si fondono con un interesse particolare sull'idea di metamorfosi, in un'area d'esplorazione dove le identità dei personaggi rappresentano le molteplici sfaccettature di un vasto discorso sull'ambiguità identitaria e sull'androginìa. Il film contiene già molti dei motivi ricorrenti in altri, più tardi, film di Ottinger: una figura femminile straordinaria, un paese misterioso ed una catena di transformazioni magiche che danno il via ad una serie di personaggi eccentrici. Il suo primo film offre appunto una fascinosa esplorazione di questi temi, fusi e compenetrati a un profondo amore per la storia del cinema e della teatralità.


Maya Deren

Meshes of the Afternoon (1943-59)

(in coll. con Alexander Hammid)

16mm, b/n, 14'

At Land (1944)

muto, b/n, 15', con M.Deren, A.Hammid, Hella Heyman, John Cage

A Study in Choreography for the Camera (1945)

muto, b/n, 2'30", Coreografia e danza: Talley Beatty

Ritual in Transfigured Time (1945-46)

muto, b/n, 15', con M.Deren, Rita Christiani, Frank Westbrook, Ana?s Nin


Kenneth Anger

Fireworks (1947)

16mm, b/n, sonoro, 5'

Rabbit's Moon (1949-rev.1978)

16mm, colore, sonoro, 8'

Eaux d'Artifice (1953)

16mm, colore, sonoro, 13'


Ulrike Ottinger

Laokoon & Söhne (Die Verwandlungsgeschichte

der Esmeralda del Rio) (1972/73)

16mm, b/n, 47'

con Tabea Blumenschein



SABATO 16 - DOMENICA 17/10

3) Corti d'artiste (Live 1) - h.19.30

In Corti d'artiste (Live 1) si è voluto offrire una ricognizione su alcuni approcci femminili a ricerche performative marcatamente segnate da un punto di vista ed un'intenzionalità espressiva più esplicita, politica. La selezione parte da alcuni lavori sulla rappresentazione e sull'identità, sia esibita così come ostentata (come nei casi di Mogul o Benglis, in cui è connotata in modo esplicitamente sessuale), o ritratta nella sua sfuggente e, talvolta, camaleontica complessità (come in Antin o Jonas) fino a quei casi in cui essa è posta in relazione con i sistemi di segni/rappresentazioni della società moderna (Rosenbach, Schouten, Sobell) e con una dimensione trascendente (Gina Pane). I travestimenti e le trasformazioni di Antin (come per Jonas) hanno portato a investigare in che modo la performance - in quanto esplorazione del concetto d'identità - sia diventata sempre più d'importanza per lo sviluppo di un lavoro non solo particolaristico ma più generale. Le articolazioni dei discorsi messi in scena trovano forme di presenza e di gestualità nuove, pensate anche per un rinnovato rapporto col pubblico e tese ad assumere una diversa visibilità, articolando uno spazio di libera espressione e di rappresentazione che si libera del peso della tradizione artistica maschile.


Joan Jonas

Organic Honey's Visual Telepathy (1972)

video, b/n, sonoro, 17'24"


Eleanor Antin

The King (1972)

video, b/n, muto (v.o. 52'), estratto di 12'


Susan Mogul

Take Off (1974)

video, b/n, sonoro, 10'


Lynda Benglis

Female Sensibility (1973)

video, colore, sonoro, 14'


Nina Sobell

Hey! Baby Chicken (1978)

video, b/n, sonoro, 10'


Ulrike Rosenbach

Sorry, Mister (1974)

video, colore, sonoro, 11'51"


Gina Pane

Discours mou et mat (1975)

video, colore, 22'


Lydia Schouten

How does it feel to be a sex-object? (1975)

video, sonoro, 25'



SABATO 23 - DOMENICA 24/10

4) Omaggio a Meredith Monk - h.19.30

La figura di Meredith Monk è un caso quantomai singolare, non solo nel panorama statunitense, ma nei più vasti ambiti internazionali delle perfoming arts. Cantante, compositrice, danzatrice ed autrice di vasti spettacoli (alcuni vere e proprie Opere), Monk è riuscita a compendiare in sè le molte anime artistiche prodottesi dopo gli anni Sessanta. Con una carriera più che quarantennale, molti sono stati i traguardi raggiunti, ma senz'altro Book of Days (realizzato tra la metà e la fine degli anni ottanta) rappresenta un caso a sè stante per originalità e autonomia linguistica. Compositivamente simile a un film musicale (come ha espresso la stessa Monk "volevo che il film intero cantasse"), esso si snoda come un viaggio nel tempo, nei suoni e nella mentalità di due epoche lontane: il medio evo e il tempo presente, offrendo una toccante parabola sulle dinamiche tristemente ricorrenti dell'incomprensione e dell'intolleranza. A latere, sono presentati due realizzazioni del cineasta Bill Withers, dedicate rispettivamente ad uno spettacolo musicale di Monk (Turtle Dreams) del 1985 e alla ri-messa in scena di una performance originariamente del 1966.


Robert Withers

16 Millimeter Earrings (1979-80)

US - 16mm, colore, 25'


Robert Withers

Turtle Dreams (1985)

US - 16mm, b/n, 6'


Meredith Monk

Book of Days (1989)

US - 35mm trasferito su video Beta, b/n-col., 75'



SABATO 30 - DOMENICA 31/10

5) A tempo: azioni e movimenti (Live 2)

- h.17.30* - h.19.30**

La prima parte del programma offre una ricognizione su alcune prassi di espressione fisica, performativa, fortemente originali, sviluppate negli anni della diffusione su scala globale dell'arte Concettuale. Parafrasando il celebre lavoro di Baldessari, è proprio nelle rinnovate modalità di "creare arte, oggi" che si articolano inedite possibilità di rapporto e relazione fra le persone coinvolte in inedite forme di interazione nello spazio fisico. Dalle azioni (apparentemente grottesche) di Baldessari, alle strutture da indossare di Walther, sino alla scrittura bi-direzionale di Boetti, lo spettro delle azioni copre uno spazio che risulta essere non più soltanto quello del lavoro autosufficente, ma piuttosto uno che prende forma nelle forme di relazione fisica in tempo reale, condivise ed esperite non più da semplici interpreti ma da veri e propri co-autori. La seconda parte del programma, assieme ad un raro esempio di ironico ribaltamento delle abitudini osservative del pubblico compiuto da Gino De Dominicis, offre poi uno sguardo su altre figure europee e in special modo su due straordinarie figure dell'Olanda dei primi anni settanta. Jan van Munster, con una serie di lavori sviluppati sulle forme e le presenze fisiche dell'energia esplorata sotto diverse forme di rappresentazione cinetica, e Wim Gijzen, con una serie di azioni tese ad esplorare i confini tra memoria e conoscenza, fra abilità e improvvisazione, ben rappresentano entrambi una linea fortemente originale, autonoma di azione e movimenti.


*Franz Erhard Walther

Onbekend (Eindhoven, 1972) (1972)

video, b/n, sonoro, 28'40"


Alighiero Boetti

Cio´ che sempre parla in silenzio e´ il corpo (1974)

video, b/n, muto, 2´


John Baldessari

The Way We Do Art Now and Other Sacred Tales (1973)

video, b/n, sonoro, 28´28"


**

Wim Gijzen

7 Werken (1970) video, b/n, sonoro, 25'15"complessivi

Series Mistakes No. 2 (1970)

Series Mistakes No. 3 (1970)

Series Mistakes No. 4 (1970)

3 minutes (1971)

Exchange of names of the cities Rotterdam and The Hague (1971)

Beursplein - Amsterdam, Beursplein - Rotterdam (1971)

Coolsingel - Rotterdam (1973)


Jan van Munster

Dubbelportret (1972) 2'41"

Cirkels (1972) 5'22"

Cubes & Balls (1973-'75) 4'

Portret (1972) 2'52"

Projection (1972) 2'39"


Gino de Dominicis

Videotape (1974)

video, b/n, sonoro, 3'


Urs Luthi

Self-portrait (1974)

video, b/n, sonoro, 8'17"


Arnulf Rainer

Mouth Piece (1975)

video, b/n, sonoro, 6'52"


John Baldessari

Baldessari Sings Lewitt (1972)

video, b/n, sonoro, 15'



SABATO 6 - DOMENICA 7/11

6) Contro-narrazioni/altre narrazioni

- h.17.30* + h.19.30**

L'esperienza diretta di certo cinema strutturalista della seconda metà degli anni sessanta, tocca da vicino anche il cinema d'artista degli anni successivi. La belga Chantal Akerman, durante i primi viaggi e le permanenze a New York, decide di fissare in un ritratto rigorosamente concepite e strutturato attraverso lunghi piani di riprese, la forma di un albergo da lei frequentato a New York: l'Hotel Monterey, appunto. Proprio in quegli anni, Babette Mangolte, fotografa e straordinaria cine-operatrice di molte/i artiste/i di quegli anni, filma un suo omaggio incentrato sulle vicende di una ragazzina ritratta fra il mondo distante e spesso incomprensibile degli adulti (filtrato attraverso un celebre racconto di Henry James e fotografato con una serie di straordinarie modalità di ripresa). Con Riddles of the Sphinx-Enigmi della sfinge infine si è a contatto con una delle più raffinate e riuscite prove del cinema femminista, concepito e organizzato secondo strutture formali e concettuali di grande sottigliezza e precisione. La vita di Louise, scandita nelle fasi della maternità, del lavoro, dei rapporti pubblici e privati di tutti i giorni, viene ritratta in sequenze di grande sapienza compositiva (e, nella parte centrale del film, accompagnate dalle fascinose musiche di Mike Ratledge). Questo lavoro filmico prova a costruire una nuova forma di relazione tra lo spettatore e il soggetto femminile, cercando di rappresentare la protagonista attraverso molteplici voci e punti di vista femminili, le diverse voci di Louise, le sue amiche e compagne di lavoro, così da offrire (e modificare) l'ampio raggio di significati affidati al film, in opposizione con la tradizionale voce autoritaria del punto di vista narrante onniscente. Lo straordinario rigore formale offre così, visivamente, un contrappunto fra la rappresentazione filmica e la vicenda di toccante essenzialità e pensosa riflessività.


*Chantal Akerman

Hotel Monterey (1973)

F - 16mm, colore, 60'


*Babette Mangolte

What Maisie Knew (1975)

US - 16mm, colore, sonoro, 56'


**

Laura Mulvey-Peter Wollen

Riddles of the Sphinx (1977)

16 mm, colore, sonoro, 92'

Cast: Dinah Stabb, Merdelle Jordine, Rhiannon Tise, Mary Kelly




SABATO 13 - DOMENICA 14/11

7) Omaggio a Yvonne Rainer

- h.17.30* + 19.30**

Fin dai primi corti, "filmed choreographic exercises", pensati per interagire con le azioni-partiture danzate dal vivo durante i propri spettacoli (dalla seconda metà degli anni sessanta), Yvonne Rainer ha progressivamente sviluppato un interesse crescente verso le possibilità del linguaggio filmico, e che di lì a pochi anni l'avrebbero coinvolta sempre più e in modo poi esclusivo, facendole poi scegliere proprio il cinema come il mezzo di ricerca a lei più consono. Il programma parte con alcuni cortometraggi raramente visti (del '66), ancora influenzati da un'estetica minimal, e si sviluppa quindi con il fondamentale secondo cortometraggio Film About a Woman... (del '74). Concepito come continuazione di uno spettacolo nato nei primi anni settanta, esso sviluppa alcune importanti riflessioni sui limiti e le potenzialità insite tra lavoro artistico e fiction, fra realtà e illusione, tenendo ben presente le possibilità linguistiche del dispositivo cinema, e costruendo un'efficace quanto rigorosa riflessione sulle dinamiche inerenti i destini di una coppia (nella vita come nel lavoro). Il Film sviluppa un'attenta disamina della politicità del "personale", sia esso identità, centralità fisica o emotiva e tipo di relazioni interpersonali. L'omaggio a Rainer comprende poi la sua più recente creazione audiovisiva, nata quasi in parallelo con uno spettacolo che ha segnato il suo ritorno alle scene. Questo lavoro del 2002 è una raffinata e rarefatta meditazione sulla memoria e segna un ritorno all'interno del corpus filmico di Rainer all'elaborazione coreografica (dopo 25 anni circa di distanza). Il lavoro prende nome da un libro di Aldous Huxley dedicato alle vane ricerche di un milionario alla ricerca dell'immortalità durante gli anni Trenta. Registrazioni di prove dallo spettacolo con la compagnia White Oak, sono giustapposte a ricerche dedicate alla Vienna d'inizio Novecento. Chiude l'omaggio il vibrante ritratto a tre dedicato a Merce Cunningham, il mai dimenticato riferimento di tutta la post-modern dance. In due segmenti diversi, il rivoluzionario danzatore-coreografo, offre un saggio della sua tecnica a raffronto, o meglio - come immersa - dentro spezzoni e brani di vita di tutti i giorni registrati per le strade di New York.


* Yvonne Rainer

Five Easy Pieces, 48 min. comprendente:

Hand Movie, 1966, b/n, muto, 5'

Volley Ball, 1966

Rhode Island Red, 1966

Trio Film, 1966, b/n

Line, 1969, b/n, muto, 10'


* Yvonne Rainer

After Many a Summer Dies the Swan: Hybrid (2002)

video, colore, sonoro, 31'


*(Omaggio a) Merce Cunningham

Merce by Merce by Paik (1975-'78) di Nam June Paik

in collaborazione con Charles Atlas, Merce Cunningham e Shigeko Kubota - video (28'45" complessivi)

Part One: Blue Studio: Five Segments 1975-76, di Charles Atlas e Merce Cunningham, colore, sonoro, 15'38"

Part Two: Merce and Marcel 1978, di Shigeko Kubota e Nam June Paik, colore, sonoro, 13'05"


** Yvonne Rainer

Film About a Woman Who (1974)

16mm, b/n, sonoro, 105'



SABATO 20 - DOMENICA 21/11

8) Tempo, suono, movimento (Live 3) - h.19.30

L'ultimo programma parte da alcuni straordinari filmati di Joan Jonas (girati fra la fine degli anni sessanta e i primi settanta) in cui azioni di performance si sviluppano in ambienti all'aperto. Dalla fascinosa ambientazione su piani nevosi e ventosi, in Wind, alle suggestive locations nell'East End new-yorkese (a quel tempo semi-abbandonato) di Songdelay, le azioni sviluppate da gruppi di performers creano vere e proprie coreografie e composizioni sonore nello spazio, che sono anche esplorazioni nelle possibilità percettive in vasti ambienti all'aperto. Più orientati in una direzione di articolazione di gesti sonori nello spazio, sono le opere giovanili di Bill Viola e di Laurie Anderson, presente con una rarissima registrazione dal vivo in Olanda del 1977, così come gli straordinari esempi rappresentati da due performances gestuali dell'artista Fluxus Alison Knowles, intenta a creare una coreografia di fluide movenze (indossando camice appese lungo un filo) o a creare una sorta di coreografia con una massa di fagioli e dell'acqua messi a rotolare e circolare dentro un tamburo rotante, mosso dalla stessa artista.


Nancy Holt

Underscan (1974)

video, sonoro, 9'


Joan Jonas

Wind (1968)

16mm trasferito su video, b/n, muto, 5'37"

Songdelay (1973)

16mm trasferito su video, b/n, sonoro, 18'

J.Jonas II/document (1974)

video, b/n, sonoro,11'


Allan Kaprow

The Second Routine (1974)

video, b/n, 15'


Alison Knowles

Tone-line (1976)

video, b/n, sonoro, 8'22"

The Bean Garden (1976)

video, b/n, sonoro, 7'30"


Bill Viola

Return (1975)

video, colore, sonoro, 7'15"


Laurie Anderson

At the Shrink's - A fake hologram (1977)

video, b/n, 3'13"

Songs for Lines/Songs for Waves (1977)

video, b/n, sonoro, 39'

Per informazioni:
educa@castellodirivoli.it
http://www.castellodirivoli.org/

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