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marted, 27 giugno 2017 - 00:31
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ApprofondimentiTorino capitale del tango argentino


Danzare al ritmo di un tango e sentire lo sferragliare di un tram che si avvicina. Socchiudere gli occhi, immergendosi nella danza, per riaprirli di fronte alla sinuosa bellezza di palazzo Carignano, ai piedi del quale passa rumorosamente l´ormai antico tram giallo; ascoltare l´intrecciarsi di melodia, ritmo e rumore, e percepire che con i propri passi si sta ballando, a tratti, anche il respiro irregolare della città. A Torino può accadere.
In questa città, i tangueri hanno ormai ballato un po´ dappertutto, negli ultimi anni. L´elenco dei luoghi ? centrali, periferici, inusuali, di tendenza o di prestigio ? in cui sono state organizzate manifestazioni e serate all´insegna del tango è persino troppo lungo, per un breve articolo. La varietà dell´offerta aumenta di anno in anno, a ritmo sempre più vorticoso.

Il tango argentino è una danza di coppia senza eguali. Non tanto perchè sprigioni una passionalità ad altre danze preclusa, o perchè raggiunga una libertà espressiva inaccessibile ad altri balli di coppia: certo, entrambe queste dimensioni sono presenti, com´è stato più volte ripetuto, perchè il tango è danza d´improvvisazione, che si coreografa ballando, e la tecnica resta, più necessariamente che in tutti gli altri balli, un mero strumento espressivo di ciò che la musica comunica, senza diventare un fine in sè. Il tango, però, è senza eguali non solo e non tanto per quel che è, ma per quel che può essere.
Le potenzialità espressive e drammaturgiche di questa danza sono, infatti, amplissime. La ricchezza di temi musicali e di strutture espressive dall´estrema flessibilità ritmica la aprono a ogni tipo di contaminazione, sia in ambito musicale sia tecnico, come espressione corporea: se musicalmente si può spaziare dal classico Gardel al raffinato tango di Piazzolla al tango elettronico dei più recenti Gotan Project, nel ballo il tango salon, il classico tango di Buenos Aires dall´abbraccio stretto e chiuso, può venire progressivamente "aperto" in un abbraccio più largo che permetta maggiore libertà di movimento, sia in vista di un tango più acrobatico, da esibizione (nelle sue forme estreme, peraltro, disconosciuto dai tangueri in quanto inautentico), sia nel tentativo di creare un "tango nuovo", destrutturato e arricchito d´elementi di danza contemporanea. La creatività, però, può estendersi fino a veri e propri spettacoli di teatro-danza in cui il tango, con la sua musica e il suo ballo, costituisce l´intero orizzonte di modalità espressive cui attingere.
C´è, poi, un altro elemento, più simbolico e più profondo, che attrae fatalmente nel tango, perchè lo rende un´intensa allegoria della condizione umana: la tensione tra cielo e terra. Il tango è la danza di una coppia tesa tra l´affidamento alla terra e il richiamo del cielo. Il corpo si scinde, grazie alla dissociazione del bacino: le gambe si sporgono a cercare la terra, ma il busto mantiene l´asse del corpo in equilibrio, distendendosi verso l´alto, verso il cielo. Tema che poi ricorre nella musica: dall´abisso di passione e disperazione "terrestre" allo struggente desiderio di pienezza "celeste". è sulla linea di questa tensione che si giocano il fascino, la seduzione, ma anche la duplice natura di questa danza: sublime espressione artistica dell´armonia e della passione di una coppia, oppure ballo che riscuote successo perchè mette in moto le pulsioni più intime dell´uomo, dando libero sfogo al disperato bisogno di incontro e, infine, di conquista sessuale?
Torino mette in scena da anni, ormai, questa domanda ? questa tensione, questa ricerca, questo esperimento ? nelle sempre più numerose milonghe che arricchiscono il panorama musicale notturno della città (o tanguerias, come suggerisce Meri Lao, che trova volgare la parola milonga, se usata per definire le sale in cui si balla tango). A Torino la prima associazione, che nasce nel 1990, è El barrio tanguero, inizialmente una piccola realtà che negli anni si amplia notevolmente, anche grazie all´intensa attività di un generoso presidente qual è stato Alfredo Petruzzelli, offrendo opportunità sempre più differenziate: stages di danza e spettacoli con maestri argentini (Silvia Vladiminsky, Pedro Monteleone, Alejandro Aquino), concerti e milonghe con famose orchestre (Color Tango, Trio Esquina, Vinicio Capossela), conferenze, mostre di pittura e di fotografia (è ormai noto al pubblico torinese il fotografo Luciano Gallino), fino ad arrivare alla pubblicazione di un libro su Carlos Gardel e alla raccolta di brani significativi per la storia del tango nel cd Dieci anni di Barrio. Degna di nota la pregevole iniziativa dello scorso anno in collaborazione con la SIdMA (Società Italiana di Musicologia Afroamericana): il Corso di Interpretazione di tango per strumentisti (già alla sua seconda edizione), dal titolo Il linguaggio del tango dalle origini a Piazzola, con insegnanti d´eccezione quali Claudio "Pino" Enriquez, chitarrista del trio Esquina, e Hugo Aisemberg, pianista tra i maggiori interpreti di Astor Piazzolla. Nel 1994, grazie a El barrio tanguero, cominciano le serate di tango al Cafè Procope, prima milonga di Torino e d´Italia, ancora adesso fulcro della scena torinese: da quest´anno, infatti, le due sale del locale ospitano ogni mercoledì sera il Tango Doble Cafè, affiancando tango classico e tango nuovo, d´avanguardia, proprio per favorire la sempre crescente sperimentazione.
A partire dal 1992, sempre tramite El barrio, giunge saltuariamente a Torino Pedro Monteleone, ballerino e insegnante di tango di fama mondiale, conosciuto come "maestro dei maestri", consulente e ballerino per molti film, basti qui citare "Evita", per il quale è stato insegnante di Madonna. Molti ballerini torinesi fanno riferimento a lui, anche raggiungendolo in Argentina per lezioni private. Comincia a insegnare regolarmente a Torino nel ´98 con la figlia Marcela, splendida ballerina, che nel 2002 apre poi con Stefano Giudice la scuola Marcela y Stefano. Pedro Monteleone, Marcela Guevara e Stefano Giudice organizzano anche, dal 2001, il Tango Torino Festival: quattro giorni all´insegna del tango, con ospiti d´eccezione, che insegnano tango nel pomeriggio e si esibiscono nella serata di gala, accompagnati da orchestre di qualità.
Il 1992 è anche l´anno in cui si trasferisce in Italia il ballerino argentino Ricardo Labriola, che nel 1995 fonda a Torino l´associazione Il firulete, offrendo corsi di tango di alta qualità insieme a Sarita Goyas. Negli anni successivi nascono le diverse scuole e le iniziative si moltiplicano: Monica Gallarate, già socia fondatrice de Il barrio tanguero, e Giorgio Proserpio, tuttora insegnanti e ballerini di riferimento della città, cominciano a insegnare dal 1996, e si occupano per anni delle serate estive di tango argentino nell´ambito della manifestazione "Sere d´estate" in collaborazione con il Comune di Torino; nel 1997 nasce il Laboratorio di Tango Argentino di Patrizia Pollarolo e Carlo Margiocchi, già assistenti di Labriola, i quali inaugurano presto un altro locale ormai "storico", il Cafè Blu, che da più di sei anni la domenica sera abbandona la veste rock, trasgressiva o di tendenza per accendersi di un fascino inedito.
Nel 1996 nasce anche Avotango, un´associazione culturale che organizza serate di tango e serate sul tango (con proiezione di film, documentari, incontri con ospiti diversi) presso i locali dell´Istituto Tecnico "Amedeo Avogadro" in Corso San Maurizio, un´ambientazione molto metropolitana, soprattutto per quanto riguarda i locali sotterranei, che espongono variopinti graffiti alle pareti dei corridoi. Dal gruppo Avotango, Aurora Fornuto crea poi, nel 2000, in collaborazione con l´associazione culturale Insito, l´associazione Locomotiva Tanghera, che si prefigge di portare il tango in luoghi di particolare interesse nell´ambito urbano torinese. Se nel ´99 i futuri fondatori di Locomotiva tanghera sperimentano un tango aperitivo a Porta Nuova, dal 2000 a oggi gli spazi urbani risvegliati e riqualificati dal tango argentino, seppur per una sera, sono stati tanti: le OGR (Officine Grandi Riparazioni, spazio oggi acquisito dalla GAM, Galleria d´Arte Moderna, che ne ha promosso il progetto di ristrutturazione), l´Espace, prima dell´ormai avvenuta ristrutturazione, il Cortile del Maglio, l´ex-cimitero San Pietro in Vincoli o l´ex-dopolavoro Michelin; senza peraltro trascurare la bellezza di luoghi prestigiosi, quale il Castello di San Giorgio Canavese, o suggestivi, quale il locale dei Murazzi The Beach, dove in estate fino allo scorso anno si poteva ballare accompagnati dal fluire ora impetuoso ora placido del fiume Po.
Due nuovi locali sono però nati di recente, a Torino: l´Aldobaraldo, in via Parma, e la Maison Musique, a Rivoli. Il primo ha assunto brevemente un ruolo di primo piano, nella scena tanguera: grazie ai molteplici spazi di cui dispone, offre milonghe serali, aule per le lezioni, e in collaborazione con diversi insegnanti ospita stages ed esibizioni di maestri internazionali. Quest´anno ospiterà di nuovo la festa di Capodanno, con la presenza eccezionale di diversi ballerini: Fabian Salas e Carolina del Rivero, Pablo Veron, Alejandro Gonz?lez Crivelli e Ivana Pinol. Il secondo, Maison Musique, è uno spazio completamente ristrutturato e dedicato all´incontro tra musica e altre arti, in cui si moltiplicano originali iniziative culturali trasversali, ma con un appuntamento fisso ogni lunedì e venerdì sera.
Interessante esperimento è la scuola di tangosensibile Essentia, nata lo scorso anno dall´idea di Dario Moffa di coniugare l´espressività del tango argentino con l´attenzione alla qualità del movimento propria della danza sensibile di Claude Coldy. Insieme alla scuola di danza La Crisalide e all´EikonTeatro, Essentia ha proposto lo scorso anno serate di milongateatro presso lo stesso EikonTeatro: nella tradizionale milonga si sono inseriti momenti performativi di tango e danza contemporanea, brevi letture di testi letterari, installazioni visive.
La ricchezza di alternative rischia, però, di diventare addirittura un limite, come lamentano molti ballerini. La logica della concorrenza può, infatti, confondere e disperdere il pubblico, ormai impossibilitato a seguire tutte le manifestazioni, facendo perdere alle serate tanguere quell´atmosfera di intima complicità che cerca chi vi partecipa.
Il crescente interesse per il tango argentino ha portato, poi, quattro delle più importanti associazioni torinesi di tango argentino (Laboratorio di Tango Argentino, Tango 3001, Tango Torino e Tangonauti) a unirsi nell´associoazione Uni?n C?vica (nome che riprende il titolo di un celebre tango composto nel 1904) per un obiettivo comune: Tur-in-Tango. Si tratta di un´iniziativa realizzata grazie al Teatro Regio e alla Città di Torino, con la collaborazione della Regione Piemonte, sul progetto ideato dalla stessa associazione: una kermesse estiva di quattro giorni e quattro notti con concerti, esibizioni, spettacoli, lezioni di tango e serate di ballo, che ha coinvolto pubblici diversi e ha portato anche alla formazione di un´orchestra cittadina, l´orchestra Uni?n C?vica, sotto la direzione musicale del bandoneonista Alfredo Marcucci, straordinario concertatore ed esecutore al bandone?n con il suo Sexteto Veritango, già ascoltato e applaudito nella prima edizione di Tur-in-Tango.
Altra realtà che merita di essere raccontata è l´associazione Tango 3001, che fa capo a Plume Fontaine e Dorella Gigliotti, entrambi ballerini professionisti, con una seria formazione di danza classica e contemporanea alle spalle. La loro scuola propone un tango argentino molto fluido, inserito in un contesto artistico ben consapevole dei mezzi espressivi della danza, vissuta come linguaggio universale. A loro si deve la proposta, a Vignale Danza nel 2000, poi presentata anche a Parigi e ad Arles, dello spettacolo Bosko e Admira, che mette in scena la vera storia di due ragazzi appartenenti alle opposte etnie serba e croata, morti nel ´93 a Sarajevo in un´esplosione, durante la loro fuga d´amore, per questo paragonati a Romeo e Giulietta. In questo spettacolo il tango diventa linguaggio teatrale ed espressivo, affiancato ad altre forme quali la danza contemporanea e il contact, per raccontare una storia di emozioni, ma anche di bruciante attualità.
A Torino però, purtroppo, nonostante la ricchezza di alternative, progetti che vadano in questa direzione, più teatrale, stentano a decollare. La città è attenta al tango, ma qualche volta gli spettacoli rischiano di limitarsi all´esibizione di stereotipi: il tango viene esibito come passione, sofferenza, nostalgia, machismo, diventa tango che ha bisogno del rituale di seduzione per essere goduto. Si rischia di perdere, così, la dimensione del tango come strumento creativo, come linguaggio corporeo che permette di mettere in scena emozioni e sentimenti e quindi di raccontare una storia, che sia forte da un punto di vista drammaturgico. A Torino resta aperta questa sfida: non puntare solo sulla drammaticità del tango da spettacolo, ma esplorarne la possibile drammaturgia.

Daria Dibitonto Fonte: www.teatrostabiletorino.it

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