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luned, 22 maggio 2017 - 23:15
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ApprofondimentiA Josef Nadj il VIII Premio Europa Nuove Realtà Teatrali

Nell' ambito del X Premio Europa per il Teatro, nel mese di marzo a Torino, è stato assegnato a Josef Nadj il VIII Premio Europa Nuove Realtà Teatrali.

Coreografo d'origine ungherese, francese d'adozione, Josef Nadj è ?una delle figure artistiche più originali e innovative nel panorama della scena europea contemporanea.


E' attivo in Francia ma è nato a Kanizsa, nel 1957, un piccolo villaggio della Vojvodina, enclave ungherese ?sperduta dell' ex ?Jugoslavia, un minuscolo territorio della Mitteleuropa, molto simile a quello di Kusturika di Ricordi Dolly Bell?, premiato con il Leone d' Oro a Venezia, nel 1981. ?

Da undici anni Josef ?Nadj è direttore del Centre Chorègraphique National d' Orlèans e da quest' anno è artista associato alla direzione artistica del Festival di Avignone. In Francia, però, è arrivato vent' anni fa, seguendo il consiglio dei suoi maestri ungheresi di storia dell' arte e della musica, di arti marziali e di teatro. ?

E' stato proprio a Parigi, mentre studiava mimo alle scuole di Marcel Marceau e di Etienne Decroux. che Nadj ha scoperto ?la danza, anzi la nouvelle danse, con autori ?come Francois Verret, Mark Tompkins e Catherine Diverrès. Con quest' ultima ha danzato fin quando non ha creato la sua ?compagnia, Thèatre Jel, nel 1986 . Poco dopo avrebbe firmato la sua prima coreografia: Canard Pèkinois, già immersa in quel clima storico-geografico, tragico-burlesco che sarebbe diventato la sua caratteristica più originale. Un clima allucinato, dove le risa e le musiche della festa trapelano dalle voragini delle guerre che spostano i confini, cambiando ripetutamente, com' è accaduto anche a Kanizsa, le identità anagrafiche e nazionali.

Da questo spettacolo, il lavoro di Nadj si configura come una continua esplorazione di legami tra la danza, il teatro, le arti plastiche e la letteratura. In maniera di fatto inimitabile ma, almeno nella dichiarazione di poetica forse non troppo dissimile da quel Tanztheater ?con cui Pina Bausch ha indissolubilmente ?legato gestualità coreografiche e teatro della parola. Mantenendo inoltre, ogni volta che gli è stato possibile, ?le radici ben ancorate a Kanizsa, un posto di quelli che - dice Magris - t' insegnano a pensare multietnico appena vieni al mondo. E dove abitano personaggi che sembrano usciti dalle pagine di Bruno Schulz e che sono parenti stretti di quelli di Chagall. Eroi locali, come Wilhelm il poeta o Dusi il barbiere o i membri del corpo dei pompieri, che nel 1911 vinsero a Torino il concorso mondiale. Una coincidenza curiosa, ricordata da Nadj con un sorriso finalmente privo di mestizia, mentre sul palco dell' affollatissimo Teatro Carignano, ritirava il ?Premio Europa. ?

Personaggi ?culturalmente ?molto definiti e metaforici di un' epopea oggi scomparsa, evocati da Nadj in modo obliquo, più attraverso i sentimenti che il racconto dei fatti.

Ebrei osservanti e rispettabili, dai lunghi cernecchi che sbucano dalle bombette e dai cappotti lisi. Gente assai meno ottimista delle figurine ingenue e volanti di Chagall, molto più simili agli eroi ?di Kafka, uno scrittore cui Nadj riserva un interesse speciale e cui ha dedicato ?lo spettacolo ?Les Veilleurs, del 1999, con la musica di Mauricio Kagel, Una pièce grottesca come un incubo, affollata di cospiratori che scompaiono uno dopo l' altro nel buio, ingoiati da piccole porte, in case basse, dai soffitti claustrofobici. ?Kanizsa, indubbiamente. Il villaggio dell' infanzia. E i suoi abitanti che per osmosi, entrano nelle sue creazioni, per vivere situazioni instabili e suggestive, ancorchè scenicamente concrete, nelle quali humour e tragedia, vaghezza ed espressionismo ?si amalgamano con sorprendenti risultati.

Così anche nel suo secondo lavoro: Sept Peaux de rhinocèros (1988), così nelle Echelles d' Orphèe (1992), composto con il conterraneo Ottò Tolnai; così nel più recente Journal d' un inconnu (2002).

?A volte le creazioni del coreografo-regista Josef Nadj ?si avvalgono della mediazione di amici di lungo corso: come Gèza Csàth, la cui vita e opera gli hanno ispirato, nel 1990 i mimi e le danzatrici capovolte, Comedia Tempio. Come Vojnich Oskar, che ha saputo rendere ancora più incisivo il Woyzeck di Buchner per l' ?Anatomie d' un fauve (1994) o come Guyla Kodolanyi, autore del libretto di La Mort de l' Empereur (1989).

A volte la letteratura, soprattutto quella occidentale del xx secolo, riesce ad allontanare ?Nadj ?da Kanizsa. Sono autori come George Buchner (Woyzeck ou l' Ebauche du vertige, 1994), come Borges (Les Commentaires d' Habacuc, 1995), come Dante e Beckett (Le vent dans le sac..., 1997).

E come Bruno Schulz, scrittore, autore di disegni inquietanti, traduttore in polacco de Il processo di Kafka, amico di Witkiewicz e Gombrowicz, noto per i testi letterari, in parte andati perduti durante la seconda guerra mondiale - di recente sono stati ripubblicati in Italia i suoi racconti ?Le botteghe color cannella, adorati da Hrabal e Kantor. A ?lui, ucciso dalla Gestapo nel novembre 1942, in una strada del ghetto ebraico della città natale - Drohobycz, nella Galizia austroungarica, diventata polacca, poi sovietica e infine tedesca nel 1941, quasi come la Kanizsa di ?Nadj - il coreografo ha dedicato Les Philosophes, pièce per cinque interpreti, presentato al Festival di Danza di Cannes nel 2001 e da noi, nel 2004 a. Reggio Emilia Danza.

Un altro autore molto amato da Josef Nadj, è Artaud: nel 2003 ?gli ha reso omaggiio con Il n' y a plus de firmament, una pièce scaturita da un incontro con il pittore Balthus e interpretata dall' attore di Peter Broock, Bruce Myers, e dalla guest star ottantenne Jean Babilèe ?(l' eroe eponimo di Le Jeune Homme et la Mort, il balletto cult di Roland Petit). Per questo lavoro, (che da noi si è visto a Torinodanza nello stesso anno) Josef Nadj ha scritto in una breve prefazione: "come un filo teso tra un quadro di Balthus e la poesia di Artaud, ho visitato Rilke, il Giappone, l' Italia e l' Irlanda"

Nella stessa occasione torinese si era visto anche il duo , Le Temps du repli,del 1999, danzato dallo stesso Nadj con Cècile Thièblemont. Anche qui, nonostante il proposito di mostrare solo i racconti e le leggende ricordati dai due danzatori, nè Kanizsa nè la letteratura vengono meno.

"Questo spettacolo - ?aveva spiegato il coreografo-ballerino - rappresenta per me una specie di parentesi, in cui voglio esprimere, attraverso il linguaggio corporeo, tutte le fluttuazioni di una coppia tra un duello e un rapporto armonioso. La coppia, essendo portatrice del peccato originale, vive un dramma universale. Nella coppia primordiale della Genesi, qualcosa si è spezzato, e in questo spettacolo si cerca di riattaccarne i frammenti. Poichè ritengo che l' origine della musica si situi nel campo della percussione, ho incaricato un musicista, Vladimir Tarasov, di cercare un fondo sonoro percussivo che ci sostenga e ci dia l' energia necessaria, nei momenti critici del gioco".

Tre anni dopo, ancora a Torino, ma nell' ambito del Premio Europa, Josef Nadj ?acconsente a rispondere a molte domande:

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Molti suoi spettacoli fanno riferimento a dei testi, a degli autori Per Les ?Veilleurs, nel 99, aveva chiesto agli interpreti di leggere determinate pagine di Kafka prima di iniziare le prove, per condividere con lei le suggestioni letterarie. Altrove invece ha chiesto loro di non farlo assolutamente.

E' una mia contraddizione, me ne rendo conto. Solo per les Voleurs ho chiesto di leggere l' autore su cui volevo lavorare. Poi non l' ho più fatto. Io do molta importanza alle parole dei libri ma di solito non voglio parlarne con i danzatori perchè temo gli equivoci. Così chiedo loro di non leggere il testo fino a dopo il debutto. Temo che altrimenti vengano tentati da altre interpretazioni, diverse dal mio progetto.

Che cosa l' attrae nelle opere letterarie da cui riceve delle suggestioni?

Di sicuro non il lato teatrale, bensì la scrittura,soprattutto la musicalità, che trovo molto più interessante del contenuto. Un coreografo senza orecchio non può certo essere bravo.

Che cosa rappresenta per lei la tecnica, oggi?

Una questione molto relativa. A un certo punto penso che non si debba più parlare di tecnica. Inoltre non bisogna confondere la tecnica con il virtuosismo. Ovviamente l' interprete deve possedere la tecnica ma soprattutto deve credere nel suo personaggio, diventare una presenza sublimata.

Da bambino lei dipingeva, da adolescente ha frequentato ?le Belle Arti e l'Università di Budapest. Quando ha ?iniziato, quasi per caso, a seguire corsi di teatro, non ha mai abbandonato lo studio delle arti marziali. Sono queste le ragioni per cui lei considera ?lo spazio scenico ?il punto di ?partenza della coreografia?

C' è sempre un prima, prima del prima. E' difficile stabilire il punto di partenza di una creazione. Nella fase decisionale della volontà di fare uno spettacolo, il primo punto è la scenografia. E' una mia esigenza fare diversi disegni della scenografia che diventano ispiratori dei personaggi. Non è un scelta definitiva, può modificarsi nei dettagli quando iniziano le prove. Perchè il lavoro è come le nuvole, mutevole e incessante.

Come nasce la creazione del movimento?

Ci sono varie fasi. Si comincia con una breve discussione sul tema. Breve perchè ho orrore degli equivoci e della difficoltà di intenderci. Poi propongo di rappresentare situazioni più concrete. In questo modo ottengo tanti frammenti che, sommati, formano lo spettacolo.

In tutti i suoi lavori c' è un tavolo: perchè?

Perchè in ogni casa c' è un tavolo e un uomo che vi lavora. Per me la casa è molto importante, mio padre era carpentiere ed ha costruito molte case. Fuori della casa c' è il mondo.

Quanto conta la danza nelle sue creazioni?

Moltissimo. All' inizio ho cercato di allinearmi su alcune pratiche di danza, ma sentivo la necessità di voltare pagina e di ricominciare a pensare. E' una crisi comune a molti ballerini. L' unica soluzione è mettere in discussione tutto ciò che si è fatto fino a quel punto. E' l' insegnamento scolastico occidentale che è terribile, perchè nasconde la vera fonte sotto l' automatismo. Così ho iniziato ad osservare gli animali, ad ascoltare la musica, la mia che è dentro di me, per far uscire l' energia dal mio corpo. ? ?

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Claudia Allasia

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