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venerd, 20 ottobre 2017 - 10:43
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ApprofondimentiIl Manifesto del Partito Comunista secondo Marx ed Engels

Il compositore tedesco Heiner Goebbels non è solo un?mago del teatro musicale sincretico, capace di?triturare nelle sue partiture frammenti di opere liriche, gazzettini radiofonici, ritornelli folk e canzonette? pop, bisbigli e rumori rubati alla vita, pezzetti di letteratura e di poesia, articoli di giornali anche virtuali, pagine sinfoniche, versetti satanici e frasi del rock più duro.
Non è solo un musicista abile a catturare i suoni dei mondi umani, animali e della natura ed omogeneizzarli in?ricette deliziose e?sorprendenti come cadaveri?squisiti, bensì è una delle personalità più eclettiche, interessanti ed innovative?della nuova scena europea,?a suo agio nei teatri d' opera come al Festival dei Teatri d' Europa, nelle rassegne di musica jazz o contemporanea come nelle stagioni di prosa della?teatralità contemporanea. Per merito suo, la?divisione tra le arti, e perfino tra le tecniche, è completamente superata,?per effetto dell'?integrazione audace, caustica, ricca di humour, esplosiva, amplificata e riverberante,?tra? musica e? prosa, danza e?cinema, televisione e web-cam, internet e i cellulari.

Lo abbiamo constatato a Torino, assistendo al progetto "Manifesto Gobbels", andato in scena?tra gennaio e?febbraio alle Fonderie Limone di Moncalieri e organizzato dal Teatro Stabile con l' Unione Musicale,?il Balletto Teatro di Torino e Torino Danza, in tre parti separate, di cui la prima, Eraritjartjaka/Il Museo delle frasi su testi di Elias Canetti, con il Quartetto Mondrian e?il grande?attore Andrè Wilms, ha regalato sorprese a profusione, giocate molto su testo e musica, ma anche sullo scarto tra piccolo e grande, tra reale e virtuale, con una casa in miniatura che diventa?immagine proiettata sul fondale, infine, casa vera immersa nel centro?storico di Moncalieri, in cui l' attore, che pochi attimi prima era davanti a noi, entra per davvero,? aprendo la porta con le chiavi, dopo un breve tragitto in taxi,e sedendosi alla scrivania a leggere il giornale del giorno, con le notizie del giorno (La morte di Leopoldo Pirelli) e poi a mangiare in? cucina, grazie alle riprese?di una videocamera che lo?riprendeva a distanza ravvicinata. E naturalmente, l' attore?è in scena di nuovo, una manciata di minuti dopo, per inchinarsi agli applausi?trasecolati del pubblico.

La seconda tranche del progetto Goebbels era una sorta di esercizi di stile?o ?variazioni sul tema del? Manifesto del Partito Comunista secondo Marx ed Engels, ideato da Heiner Goebbels e Walter Le Moli. Alla luce post-moderna delle molte rivisitazioni seguite a quella?ironica di Bertold Brecht, i due intellettuali hanno deciso di ripensare il Manifesto?come un arcano trattato di alchimie?esoteriche, e lo hanno?affidato alle plurime messe in scena di numerosi giovani?artisti italiani e tedeschi, coordinati da Barbara Delle Vedove.?

Della terza parte del progetto è invece responsabile?la ?Biennale della?Musica di Zagabria,?quale?committente di un?balletto in tre movimenti, realizzato?da Matteo Levaggi, giovane coreografo di talento, en rèsidence?presso il?Balletto Teatro di Torino diretto?da Loredana Furno. Il primo movimento,?La Jaulosie, è stato?commissionato a Goebbels nel 1991 dal Frankfurt Jazz Festival per L' Ensemble Moderne, e? fin dall'?apertura del sipario?annuncia la sua natura?asettica di laboratorio metamorfico.

Isolati dalla platea da un telo di?cellophan, gli otto danzatori?del BTT si concedono ?al racconto di Goebbels?(in francese),?con amplessi annoiati e avvitamenti energici. Nelle loro tutine?sgambate color carne e vinaccia, sperimentano,?tra?schegge di Satie e Strawinsky,?l' ebbrezza di una?fuga, illustrata?da?una porta sbattuta,?dal rombo di un?aereo, dallo sciabordio del mare, uccelli esotici, xilofoni e banani, finchè?un' enorme freccia (al neon) non?li?trasforma in pesci da infilzare.

Il?secondo brano, Red Run / Nine Songs for Eleven Instruments, è un?cinematografico collage di archi, scritto nel 1988 per un balletto di Amanda Miller. Qui è in versione concertante, per consentire a Levaggi, mentre?la pioggia scivola sulla? plastica, di costellare il palco bianco?di corpi,?protetti dall' ego dei loro?cordoni ombelicali.

Il terzo brano,?impiega invece due estratti da Surrogate Cities,? E' una partitura creata da Goebbels nel 1994,?con testi di?M?ller,?Auster, Calvino e?Kafka. Ha già visto la luce come spettacolo teatrale? alla Biennale di Venezia nel 2005. Levaggi?ne asseconda e?moltiplica il ritmo ipnotico,?con passi a due, trii, quartetti, batterie in rapide, geometriche?successioni di entrate e uscite, condizionate dall' assedio claustrofobico del basso continuo e di lunghe travi gialle.

Claudia Allasia

L´articolo è pubblicato sul numero di aprile della rivista Sipario

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