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gioved, 19 ottobre 2017 - 21:52
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ApprofondimentiSul dibattito per il superamento della crisi. Una voce dalla danza


14 febbraio - Innamorati della Cultura
Difficile definire il sentimento con cui ognuno di noi si appresterà ad aderire all´iniziativa: passione, senso di impotenza, rabbia, frustrazione, speranze, percezione di avere, e di essere, un valore sono tutti sentimenti che hanno una loro dignità. Non è detto che le cause di un malessere e le forme per denunciarlo siano necessariamente condivise e condivisibili, ma è semplicemente un modo per chiarire, comunicare, esprimere un disagio (quello sì condiviso) e il motivo per cui si mette a rischio il proprio quotidiano. Allora ben venga il Cultura Day, nella speranza che diventi un´occasione per segnare un cambiamento di rotta.
Ma è da lì in avanti il terreno delle vere scommesse.
La nozione di cultura proviene dal verbo "coltivare"; e se coltivare richiede premura e pazienza, coltivare l´animo umano richiede in più uno sforzo di visione, perchè i tempi del raccolto sono determinati da condizioni spirituali, intellettuali ed emozionali oltre che materiali.
Allora, fuor di metafora, proviamo ad ipotizzare cosa potrebbe determinare secondo noi un buon raccolto:

- ad esempio sostenere il metodo partecipativo, come metodo di governo delle amministrazioni locali in modo da intensificare il dialogo fra realtà che condividono medesime problematiche di settore: per ciò che riguarda nello specifico la danza, in Piemonte esistono ben due coordinamenti (Coorpi e Indaco), un ente di promozione come il Teatro Nuovo, il DAMS, festival, un buon numero compagnie che operano principalmente nell´area torinese, e una infinità di scuole di danza ed altre realtà che operano su tutto il territorio. Le occasioni (preziose) di dialogo ci sono state, anche se rare, contingenti e legate a particolari circostanze. La creazione di tavoli tematici con cadenza regolare nell´arco dell´anno che affrontino di volta in volta problemi per noi cruciali come la formazione, la produzione, la promozione e la circuitazione della danza, aiuterebbe a correggere gli orientamenti ed indirizzare meglio le risorse.

- Si potrebbe poi tentare di trovare un giusto equilibrio fra realtà consolidate (la cui eredità va preservata e trasmessa) e realtà emergenti puntando però con maggiore convinzione su progetti innovativi e sperimentali, avendo il coraggio di inserirli fra le voci di investimento anzichè nella spesa corrente o sugli avanzi di bilancio, offrendo garanzie di sostegno per periodi di tempo adeguati, e mettendo in conto che la sperimentazione e la ricerca non seguono ne i tempi ne le leggi del mercato. Gli strumenti di verifica e di controllo (IRES, OCP) non ci mancano.

- Crediamo sia necessario sviluppare una politica culturale che non punti solo sui grandi eventi e i primati ma che investa in modo consistente su progetti che dimostrino maggiore capacità di penetrazione sul territorio, e che creino maggiore interdipendenza, osmosi, fra cultura e vita di tutti i giorni.

- Per ciò che riguarda la trasformazione delle associazioni culturali in imprese culturali, poco abbiamo da aggiungere rispetto agli interventi di Bruno Maria Ferraro e Paola Bianchi. Quasi tutti noi abbiamo scelto la forma associativa perchè ritenuta conforme alla nostra modalità di operare: è evidente che un ripensamento in tale senso dovrebbe essere accompagnato ad un ripensamento radicale del quadro normativo di riferimento, dei criteri di ammissione ad una gran parte dei finanziamenti sia degli enti pubblici che delle fondazioni bancarie. Ma perchè no: tempi lunghi e capacità di visione.

- In questa direzione aiuterebbe dotarsi di strumenti adeguati per una mappatura dell´esistente: noi del settore danza abbiamo chiesto a più riprese un censimento delle realtà operanti sul territorio. Attività di indagine diretta, focus mirati che utilizzino metodologie "leggere", e che consentano una rapida lettura da parte della pubblica amministrazione delle evoluzioni del comparto spettacolo, garantirebbero una maggiore efficienza nell´individuare indirizzi e strategie di programmazione sia da parte di chi deve destinare delle risorse sia di chi ne beneficia. Per la musica, nel 2003, uno sforzo in questa direzione si era avuto con la pubblicazione cartacea di "Musica in Piemonte". Il web oggi consentirebbe di utilizzare con maggiore flessibilità le informazioni raccolte, trasformandole in strumenti di lavoro.

COORPI e INDACO

Daniela Allotta, Barbara Altissimo, Elena Angeli, Aziza, Alessandra Bentley, Enrica Brizzi, Erika Cagliano, Cristiana Candellero, Silvano Caniati, Paola Fatima Casetta, Natalia Casorati, Gabriella Cerritelli, Paola Colonna, Rajan Craveri, Doriana Crema, Tony D'Agruma, Lucia De Rienzo, Elisa Diaz, Tiziana Farco, Maria Cristina Fontanelle, Giuliana Garavini, Maurizio Guasco, Raffaele Irace, Claire Jahier, Alessandra Lai, Stefania Lo Maglio, Monica Longhin, Manuela Macco, Sara Marasso, Marco Mazza, Dario Moffa, Cristina Molinari, Monica Morra, Daniela Paci, Francesca Perazzone, Michela Pozzo, Federica Pozzo, Elisa Punturiero, Mariachiara Raviola, Lalla Rinaldi, Monica Secco, Ambra Senatore, Aldo Torta, Francesca Trucchi, Cristiana Valsesia, Rossella Xillovich


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