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luned, 26 giugno 2017 - 05:30
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ConversazioniIntervista a Antonella Usai

Antonella Usai – Ideatrice ed danzatrice del progetto Viaje
spettacolo di danza, pittura e video

di Sara Bonini Baraldi

Siamo alla Ginger, piccola ma prestigiosa scuola di danza nel cuore della Torino bene. Stormi di bambine in calze rosa e mamme in attesa si accalcano nel minuscolo atrio. Per trovare un p di pace, io Antonella e Cristiana ci rifugiamo al bar dell’angolo con un t, una tisana, e un prosecco (il mio). E cominciamo a chiaccherare...

Sara: Prima di parlare del progetto di Vjaie, parliamo un p di te...qual stato il tuo percorso?

 
 

Antonella: Ho iniziato a studiare danza da piccola nella scuola Morra-Farco e ho fatto un p di tutto: classico, contemporaneo, modern jazz,..ero sempre a scuola di danza, dalle due del pomeriggio alle dieci di sera. Per quanto riguarda il contemporaneo ho studiato con Don Marasigan, Max Luna, Reginald Poitiers e molti altri, il percorso tipico torinese... ma ho anche studiato danza classica spagnola, flamenco, danza afro-cubana... Poi ho iniziato a fare concorsi, e a vincerne alcuni. Le mie insegnanti Monica Morra e Tiziana Farco e ad un certo punto Alberto Testa, alla fine di un concorso, mi han suggerito di “prendere il largo”, di andare in giro a fare audizioni, e cos ho cominciato a lavorare con la prima compagnia professionale il Zet Tanztheater di Zurigo. Poi con il Rigolo Tanzendes Theater di Wattwil. Ho anche cominciato un percorso con Pierre Drouler, che poi ho dovuto abbandonare per altri lavori.

 
 

Sara: E come sei arrivata alla danza indiana?

 
 

Antonella: Per quanto riguarda l’India...beh, ad un certo punto avevo iniziato la mia tesi di laurea sul Sacro e la Danza. In quel periodo lavoravo in Svizzera, ma proprio allora ho vinto una borsa di studio della regione Sardegna che era rivolta a sardi o a figli di emigrati sardi, come nel mio caso. La borsa dava la possibilit di scegliere un’accademia di danza dove svolgere la propria formazione purch fosse riconosciuta dal governo del paese e fornisse un diploma riconosciuto. Io allora avevo 27 anni, e mi sono chiesta “che senso ha ripartire con una formazione di danza contemporanea?”, volevo fare una cosa completamente diversa rispetto a quello che avevo fatto fino ad allora. E la danza indiana per me era assolutamente nuova: il ritmo, l’uso dello sguardo, delle mani, tutta la tecnica era completamente diversa rispetto a quello che conoscevo. Sicuramente non mi posso definire una di quelle persone che sognava l’India gi da piccola, stato un avvicinamento tramite la Danza. Inoltre stavo facendo questa ricerca sul sacro e la danza, e in India gli dei continuano a danzare...Sicuramente sono stata anche un po' "incosciente"...pensa che quando ho scelto l’accademia la Darpana Academy of performing arts di Ahmedabad non avevo fatto alcuna esperienza pratica di danza bharatanatyam! Mi sono affidata al mio istinto. E alla fine sono rimasta in India sei anni.Ho studiato quasi sempre ad Ahmedabad...tranne quando scoppiata la guerra civile tra Ind e Musulmani, e mi sono spostata a Bombay. Per un certo periodo dopo il diploma sono stata anche a Madras, dove si trova l’altra grande accademia di danza indiana, grazie ad un contatto della direttrice della Darpana.

 
 

Sara: Alla fine per sei tornata a Torino...come mai?

 
 

Antonella: Beh, la borsa di studio durata sei anni, e poi finita. Anche il percorso dell’accademia per prendere il diploma (una cerimonia di iniziazione detta Aradhana) durava un minimo di sei anni, ma nel mio caso, visto che avevo gi un lungo percorso di danza alle spalle, l' Aradhana avvenuta dopo due anni. Allora dopo il diploma ne ho approfittato per perfezionarmi, e poi sono entrata nel Darpana Performing Group, pur continuando a studiare. Certo, sarei potuta rimanere l con la compagnia, ma un p per questioni di salute (l’inquinamento in India terribile! Soffrivo di allergie, di bronchiti...) e un p per motivi personali, ho preferito tornare in Italia.

 
 

Sara: Dal punto di vista umano e culturale invece, come ti sei trovata in India?

 
 

Antonella: A livello umano mi sono trovata molto bene. Me ne rendo conto ogni volta che torno....ho molti amici l che mi aspettano, c’ un grande affetto. A livello culturale, ho preso quegli anni come un apprendistato totale, ed stato bene cos. Ho fatto tabula rasa di tutto quello che sapevo ed ho cominciato da zero. Pensa che i primi mesi facevo lezione insieme ai bambini...io alla fine delle lezioni mi trovavo con la tallonite, mentre loro erano perfetti! Ma l’ho voluto io. Il giorno in cui sono arrivata all’accademia c'era una riunione dello staff. Si era tutti in cerchio, e la direttrice della scuola mi ha presentato agli altri, raccontando il mio curriculum e le mie esperienze professionali. Poi mi ha chiesto di dire qualcosa, e io ho detto “io qui parto da zero, sono una studentessa, e basta”. Questo apprendistato mi servito per affrontare le differenze culturali del paese in un modo particolare: ho visto molte persone arrivare in India da turisti ed essere investiti dalla sua “enormit”, sia nel bello che nel brutto. Io invece ho filtrato tutto tramite la danza, e l'arte, strumenti meravigliosi che mi han aiutato ad accogliere le diversit e la ricchezza dell’India. Passavo all’accademia 24 ore su 24, e avevo la possibilit di vedere di tutto: musica, burattini, teatro, danza... ero come una spugna: iniziavo alle 8 con lo yoga e finivo la sera con spettacoli di qualunque genere. Inoltre allora non c’erano i dissidi politici e sociali che si sono verificati successivamente, e quindi anche l’atmosfera del paese era piuttosto tranquilla.

 
 

Sara: C’erano altri stranieri all’accademia insieme a te?

 
 

Antonella: A periodi si. C’ stata ad esempio una regista della ex-yuogoslavia, Suncitza Milosevitch, che doveva realizzare una piccola produzione con l’accademia, e Jodie Fried, che poi ha fatto anche la costumista per il film Moulin Rouge...ma tutti rimanevano solo per brevi periodi.

 
 

Sara: Quindi in un certo senso si pu dire che tu sia una dei massimi esperti di danza indiana fuori dall’India...

 
 

Antonella: Beh, un periodo lungo e continuativo in India come il mio penso non l’abbian fatto in molti. Ma ci sono diverse colleghe, ad esempio a Milano e a Siena che lavorano sulla danza indiana da molto tempo, magari hanno trascorso solo un mese all’anno in India, ma per pi venti anni, quindi anche loro hanno una notevole esperienza.

 
 

Sara: E quando sei tornata a Torino cosa successo? Che attenzione hai trovato qui per la danza indiana?

 
 

Antonella: Ogni anno durante l’esperienza indiana passavo un periodo di circa tre mesi in Italia, quando l’accademia chiudeva per le ferie. Durante uno di questi periodi sono stata chiamata da Claudia Serra che cercava qualcuno che si occupasse di danza indiana. Io all’inizio ero molto cauta, volevo cercare di digerire l’esperienza, e capire come poter trasferire questa cultura cos diversa qui da noi. Abbiamo quindi deciso di partire con un seminario di avvicinamento alla danza indiana in quattro incontri. C’era molta curiosit da parte degli studenti...abbiamo avuto subito circa 30 iscrizioni. Ma il tipo di danza (quella classica indiana) molto complessa e faticosa, quindi negli anni a seguire con i corsi annuali c’ stata una specie di selezione naturale degli studenti. Ora ho una ventina di allievi: 12 di livello avanzato, 6 di livello base e tre che prendono lezioni private. Di tanto in tanto tengo dei seminari di danza folk e tribale indiana ( quella da cui maggiormente ha attinto Bolliwood). Qui la partecipazione decisamente pi ampia.

 
 

Sara: Raccontami ora dello spettacolo. Come nata l’idea di Vjaie?

 

Antonella:     Il seme dello spettacolo risale a tanti anni fa. L’incontro fondamentale stato quello con il pittore indiano Subodh Poddar alla Darpana. Quando ho visto il suo lavoro me ne sono subito innamorata...ho pensato “ un genio”! Le sue performance si chiamano “dancescapes”: durante uno spettacolo di danza lui sta seduto ad un lato e quando c’ un particolare passaggio che lo colpisce, dipinge il movimento. E’ una tecnica che ha sviluppato a partire dalla calligrafia giapponese e poi ha trasposto nella danza. Quando ci siamo conosciuti mi ha chiesto di improvvisare e da l...non ci siamo pi lasciati. Volevo inserire il lavoro di Subodh in uno spettacolo con una drammaturgia strutturata, e da l nata l’idea di Vjaie. Inoltre per me era importante far dialogare diversi stili di danza. Cos ho coinvolto Elisa Diaz per il flamenco ed Elena Picco per la danza contemporanea...quando mi chiedono che stile di danza preferisco mi viene da dire “bella domanda! A me piace la danza!”. Insomma, Vjaie nato da una scommessa...si dice sempre che la danza un linguaggio universale, allora mi sono chiesta: se due o pi di questi linguaggi universali si mettono insieme, cosa succede? Lo stile del flamenco, per esempio, molto sinuoso, mentre quello del bharatanatyam decisamente pi geometrico, ma hanno una forte relazione col ritmo che li accomuna. Nel lavoro sui duetti con Elisa, per esempio, abbiamo deciso di partire dal ritmo base del flamenco in 12, cercando di tradurlo in linguaggio bharatanatyam, e viceversa. Non siamo i primi a tentare una commistione tra stili e tra flamenco e danza indiana in particolare, ma la maggior parte ha lavorato con il Kathak, e non con il bharatanatyam, che davvero molto diverso dal flamenco. Inoltre noi, per quanto ci stato possibile, abbiamo cercato di far dialogare davvero i diversi linguaggi.

 
 

Sara: Viaje - spettacolo di danza pittura e video: abbiamo parlato della danza e della pittura...cosa mi dici del video?

 
 

Antonella: Il video in un primo tempo, nasce dall’esigenza di far vedere al pubblico il lavoro di Subodh: in scena ci sono delle telecamere che proiettano la sua performance su uno schermo in tempo reale. Cos si vede la danza che si trasforma in segno. Ma Subodh non pu sempre viaggiare con lo spettacolo, per cui dopo la prima performance, che era stata commissionata per il festival di Essaouira, si manifestata l’esigenza di registrare le sue performance e proiettarle durante lo spettacolo. Ora abbiamo due versioni complete di Viaje: una con Subodh dal vivo, una con il video.

 
 

Sara: Dunque lo spettacolo stato prodotto per il Festival di Essauira...come nata questa possibilit?E come andata l’esperienza in Marocco?

 
 

Antonella: Il festival stava cercando uno spettacolo che unisse vari stili, e l’organizzatrice che sapeva che stavo lavorando su un progetto del genere, mi ha chiesto di portarlo ad Essaouira. Naturalmente avere un committente aiuta: crea un obiettivo preciso, e accelera tutto il percorso di produzione. Lo spettacolo poi stato accolto benissimo, anche se all’inizio eravamo un p spaventate perch abbiamo subito una censura preventiva sui costumi: io avevo la pancia nuda, Elisa il decolt troppo accentuato, Elena Picco la schiena scoperta....e all’ultimo momento siamo dovute andare in giro per i negozi di Essaouira in cerca di “aggiustamenti” per i nostri costumi! Alla fine abbiamo fatto un p un compromesso che sembra aver reso tutti contenti.

 
 

Sara: So che avete appena portato lo spettacolo anche in India. L come stato accolto?

 
 

Antonella: Si, abbiamo portato lo spettacolo al Vikram Sarabhai International Art Festival di Ahmedabad, uno dei festival indiani pi rinomati, creato per commemorare Vikram Sarabhai, una delle pi grandi personalit della scienza e della cultura Indiana. Quest’anno era un’edizione particolare: per i 60 anni della fondazione della Darpana Academy e del Darpana Performing Group, il festival stato dedicato solo alla danza. Il tutto si svolgeva in tre serate: la prima relativa al primo ventennio, che doveva rappresentare la tradizione, la seconda relativa al ventennio successivo, che doveva testimoniare l’incontro di stili e tecniche diverse, e la terza dedicata agli anni pi recenti ed alla sperimentazione. Mallika Sarabhai, (co-direttrice dell’accademia insieme alla madre Mrinalini), con la quale ho lavorato per diversi anni in compagnia, mi ha chiesto di portare un mio spettacolo. Quando le ho proposto Viaje, l’ha trovato perfetto per la seconda serata, e cos stato. Il tutto stato possibile grazie anche all'intervento della Regione Piemonte che ha finanziato i nostri viaggi, mentre l 'Istituto di cultura italiana di Delhi ha dato il suo patrocinio. Lo spettacolo stato accolto benissimo, anche se io naturalmente ero onorata ma anche spaventata all’idea di danzare una creazione come Viaje davanti a tutti i miei "guru", ed ai nomi pi importanti della danza bharatanatyam. Temevo che mi criticassero un uso improprio della loro tecnica... Invece Mrinalini Sarabhai, che ha 87 anni ed un p la “Carla Fracci” della danza indiana, mi ha subito telefonato dalla regia alla fine dello spettacolo, facendomi grandi complimenti e incoraggiandomi molto. Io ho sottolineato che per me davvero importante portare avanti quello che mi stato dato da loro,ed  anche una grande responsabilit.

 

Anche il pubblico stato entusiasta dello spettacolo...solitamente gli indiani sono molto parchi con gli applausi...invece per noi si sono davvero lasciati andare! Abbiamo avuto anche molte recensioni positive da parte della stampa. Ad Ahmedabad oltre allo spettacolo abbiamo tenuto un seminario con danzatrici professioniste e attrici, a partire dal processo creativo con cui nato Viaje. Poi abbiamo portato lo spettacolo anche a Baroda, un’altra citt culturalmente molto vivace, e anche l andato molto bene. Purtroppo sono saltate tre date del tour a Delhi, Bombay e Pune, a causa dei terribili attacchi terroristici avvenuti a Bombay poco prima della nostra partenza.

 
 

Sara: e in Italia?

 
 

Antonella: Lo spettacolo stato inserito nel circuito teatrale del Piemonte, che l’aveva visto al Teatro Nuovo, a cui era arrivato tramite Piattaforma. Da questo stato inserito nella stagione del 2008, per cui gi stato portato a Mondov e a Venaria, mentre il 26 marzo sar in scena all’Espace di Torino. Per ora stiamo avendo una buona risposta da parte del pubblico. A parole abbiamo avuto commenti positivi anche dalla critica sia da Elisa Vaccarino, che da Claudia Allasia e Chiara Castellazzi.

 
 

Sara: secondo te al pubblico cosa arriva di tutto il lavoro e il percorso di ricerca che c’ dietro ai tuoi spettacoli?

 
 

Antonella: Bella domanda!Durante gli incontri col pubblico ho modo di spiegare la drammaturgia e la poetica dei miei lavori, e devo dire che questo riscuote molto interesse...ma in reat io penso che la danza quando funziona arriva da s, senza bisogno di grandi spiegazioni. E per quanto riguarda Vjaie, che sicuramente ha una costruzione drammaturgica complessa, a partire dalla filosofia indiana e dalla poesia di Rabindranath Tagore, la cosa importante che arrivi un messaggio positivo, di reali possibilit di confronto e scambio. Il pubblico, finora ci sta dando degli ottimi riscontri. Ci viene detto spesso che Viaje uno spettacolo che infonde gioia e le persone vengono a dircelo dietro le quinte con un grande sorriso sulle labbra. Questa, per me, la pi grande delle conferme.

 
 

Il bar chiude e Antonella deve tornare alla Ginger. Io e Cristiana accettiamo volentieri di fermarci qualche minuto per assistere alla lezione delle otto. Il clima rilassato ma attento: la musica indiana, le sari colorate, i piedi scalzi sul pavimento di legno aiutano a concentrarsi sui dettagli del corpo. Chiss quale storia ha portato ognuna di queste ragazze a studiare danza indiana...

Prima di andarcene, Cristiana mi fa notare i segni sbiaditi dell’Henn sui piedi di Antonella. Tracce indelebili di un coraggioso percorso di vita: Torino-Ahmedabad andata e ritorno.
Tag: Conversazioni Usai Viaje

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