Intervista a Laura Mazza

venerdì, 10 aprile 2009 - 10:23

Laura Mazza - Tutta colpa di Giuda

Coreografa per il film “Tutta Colpa di Giuda”, regia di Davide Ferrario
Torino – marzo 2009
di Sara Bonini Baraldi

Il Lumière” è un ottimo caffè-pasticceria che per fortuna si trova a due passi da casa mia. Il luogo induce alla sosta: ci si può fare colazione leggendo il giornale, pranzare con le amiche, nonché fare rifornimento di tè, tisane e cioccolata in grande quantità. E all’occorrenza anche farci un’intervista…

 
Sara: Raccontami un pò del film. Di cosa si tratta?
 
Laura: Tutta colpa di Giuda è un progetto di Davide Ferrario, ambientato nel carcere delle Vallette. Da diversi anni Davide frequenta il carcere come volontario, lavorando con i detenuti, e da qualche tempo aveva cominciato a pensare di girare un film al suo interno, un film che fosse anche musicale, data l’importanza che la musica ha nel suo lavoro.

La storia narra di una giovane regista d’avanguardia alla quale viene affidato l’incarico di mettere in scena in un carcere la “Passione di Cristo”: non riuscendo a trovare tra i detenuti qualcuno disposto a ricoprire il ruolo di Giuda, decide di mettere in scena la vicenda in una chiave diversa, inserendo il canto e la danza. E così nasce “Tutta colpa di Giuda”...

 
Sara: ...di cui tu hai curato le coreografie. Come è successo?
 
Laura Ho incontrato Davide a dicembre. Ci conoscevamo di vista. Amici comuni gli hanno suggerito di interpellarmi, cercava qualcuno che facesse le coreografie per il suo film, ambientato in carcere, protagonisti un gruppo di detenuti. Sono convinta che si aspettasse da me il nome di qualcuno a cui rivolgersi, data la mia appartenenza all’ambiente danza, ma non gli ho dato la possibilità di chiedermelo… E’ vero che non ho un vero e proprio curriculum da coreografa, ma quello di cui mi stava parlando era un’occasione alla quale non avrei mai rinunciato: far ballare 20 detenuti di sesso maschile, rinchiusi in una sezione sperimentale del carcere delle Vallette... per la prima volta nella mia vita mi sono fidata di me stessa....e invece di fare un passo indietro - come mi è accaduto spesso - questa volta ho deciso di fare un passo avanti: come esperienza umana, prima ancora che artistica, sentivo di poterlo e volerlo fare.
La sezione, che si chiama Prometeo, accoglie persone che scontano pene per reati medio-gravi, prevalentemente con problematiche di salute, alle quali viene data la possibilità di beneficiare di un programma sperimentale. Detenzione attenuata, celle singole, bagno personale, ed una cucina comune. La sezione è gestita da altri carcerati “in salute” definiti socializzanti, accusati di reati più gravi, che vengono ammessi ai benefici della Prometeo in cambio di un lavoro di controllo e coordinamento del gruppo. Uno di questi “capi”, il mio referente per il lavoro in sezione, è un pluriomicida, condannato all’ergastolo....
 
Sara: Come avete impostato il lavoro?
 
Laura: Davide era completamente estraneo al mondo della danza e aveva bisogno di capire, vedere, conoscere un linguaggio del corpo che non fosse quello riduttivo che si vede in TV..
Gli ho dato alcuni DVD di coreografi e gruppi di punta della coreografia contemporanea internazionale, spiegandogli anche che mai avremmo potuto fare qualcosa del genere ma che quelli, almeno concettualmente erano i miei riferimenti.
La cosa l’ha intrigato.
A gennaio 2008 ho incontrato per la prima volta i detenuti, e Davide ha voluto che gli mostrassimo i video: li ho trovati attenti ed incuriositi. Anche se preoccupati dei soliti luoghi comuni sulla reputazione di un uomo ballerino…
Successivamente Davide mi diede una prima (e ultima) traccia di sceneggiatura e stabilì quali dovevano essere i momenti di coreografia e di che tipo.
Le riprese sarebbero iniziate a maggio, ma i ragazzi andavano formati, accompagnati in un percorso che seppure semplice formalmente, avrebbe richiesto loro di usare il corpo come mezzo espressivo, in un luogo, la galera, dove il corpo e le sue pulsioni è meglio dimenticarsele…
Ho meditato a lungo, ho studiato, guardato video, ascoltato musica, provato movimenti…
Ho scritto pensieri, tracce di lavoro e piccole sequenze coreografiche.
Poi ho deciso che la musica sarebbe stata un complemento fondamentale per coinvolgerli e ho dedicato molto tempo all’elaborazione di una colonna sonora di lavoro.
Ho messo insieme brani eterogenei che a me per prima piacevano molto e mi facevano venire voglia di muovermi.
Ho deciso che non avrei fatto nessun discorso teorico di quelli intellettuali tipo: il corpo nello spazio… senti l’altro…. Etc etc. Non dovevo dare a loro e a me stessa il tempo di pensare a cosa stavamo combinando…
Insomma la ricetta è stata:“bella musica, ed esercizi semplici”...
Per diversi mesi ho continuato ha fare con loro questo tipo di lezione, introducendo progressivamente i movimenti che ho poi inserito nelle coreografie.
 
Sara: Come è stato l’impatto col carcere e con i detenuti?
 
Laura: Davide non mi preparò per niente a quello che significa entrare in galera per la prima volta. Controlli, perquisizioni, cancelli che sbattono, cartellino bene in vista, corridoi infiniti, guardie truci, uomini perduti, e io dove andrò in bagno? e chissà questi perché sono dentro e cosa penseranno di me…
Devo dire che è stata una vera “botta”, una cosa molto forte.
Per fortuna nel carcere c’è un teatro dove potevamo lavorare, il che ha creato una situazione di agio, almeno per me, facilitandomi le cose. La prima giornata di lavoro ho guardato i ragazzi e ho detto “non mi dilungo. metto su la musica, e voi mi seguite”. Un miracolo! L’attenzione che si è creata... la generosità... Il carcere è un luogo in cui il corpo è mortificato, dimenticato. Come ho già detto, io li ho obbligati ad utilizzarlo in modo espressivo. Questo primo giorno di lavoro è stato molto faticoso, ho speso grandi energie, mi sono concessa senza filtri e senza pregiudizi. E loro l’hanno capito. Si è creato subito un buon rapporto dal punto di vista umano, che li ha resi disponibili a fare qualunque cosa. Dopo due ore eravamo tutti molto colpiti: io, loro, le persone che assistevano. Davide era molto soddisfatto, perché la miscela aveva funzionato. Anche io mi sono sentita molto gratificata, ma dentro di me sentivo che la strada da fare era ancora molto lunga.
Da allora abbiamo incominciato ad incontrarci almeno una volta a settimana, poi anche di più. Per diversi mesi ho continuato a fare con loro lo stesso tipo di lezione, introducendo piano piano dei movimenti che ho poi inserito nella coreografia finale. In questo percorso ho voluto al mio fianco una giovane assistente, Valentina Taricco, splendida interprete di afrodanza, con la quale si è creato un ottimo rapporto. I ragazzi hanno sempre avuto molto rispetto nei nostri confronti . Michele, uno che faceva molto ridere, mi chiamava con accento meridionale e molta ironia “signora coreografa”.
 
Sara: Non c’è mai stato nessun problema?
 
Laura: In effetti ad un certo punto abbiamo dovuto usare un pò di cautela, perché i ragazzi ci avevano preso gusto e si era creata una certa competizione. Davide - per limitare l’insorgere di questi problemi - ha voluto ritardare il più possibile l’assegnazione dei ruoli (i 12 apostoli), e questo ha creato qualche difficoltà. Alla fine c’è stata una selezione naturale dei più bravi. C’è stato anche un piccolo boicottaggio proprio durante le riprese di una scena alla quale tenevo molto. Alcuni dei ragazzi invece di fare i micro-movimenti che dovevano fungere da sfondo alla scena principale (il film non è mai un vero e proprio musical, ogni scena è sempre inserita in un contesto “casuale”), sono rimasti immobili; altri che erano comunque bravetti si sono posizionati in fondo ed hanno lasciato davanti i meno bravi... Però quando poi hanno visto la scena montata se ne sono pentiti e ci hanno detto “che stupidi che siamo stati!”
 
Sara: E al di là del lavoro coreografico, hai creato con loro anche un rapporto più personale?
 
Laura: Con alcuni si. Un paio di loro sono diventati i miei “angeli custodi”, mi dicevano come mi dovevo comportare, che dovevo essere più cattiva…, altri si sono “innamorati” di me, mi guardavano in continuazione.. Devi capire che dentro al carcere tutte le emozioni sono molto amplificate. E tutti recitano un ruolo. In qualche modo sentivo il peso di questa cosa. Le prime volte tornavo a casa completamente sfatta. Davo tantissimo, ed ero stravolta. Le volte in cui stavo peggio erano quelle quando ci si fermava a cena con loro in sezione. Si creava un’atmosfera familiare, divertente, poi alle 21 arrivava la guardia per chudere le celle, io tornavo a casa e loro restavano lì: stavo male per tre giorni.
In questo film balla anche la protagonista, Kasia Smutniak, un’attrice molto brava che però non aveva mai danzato. Anche con lei ho avuto molta soddisfazione.
 
Sara: avevi già avuto altre esperienze di coreografie per il cinema?
 
Laura: Con il mondo del cinema ho una certa familiarità perché mio marito lavora in questo ambiente, ho collaborato ad alcuni film come costumista, ma mai come coreografa. In questa veste ho lavorato principalmente con un mio gruppo di danza, indirizzato ad una specie di teatro danza buffo, molto ironico... Ho realizzato coreografie per convention di prodotti commerciali e ho danzato in progetti di altre coreografe. Quindi per me fare la coreografa in un film è stata un’esperienza del tutto nuova. Insegnare, trasmettere una competenza e una passione invece è qualcosa che mi riesce molto bene. Di indole sono sempre stata una “maestrina”…
 
Sara: e quando hai visto il film finito che effetto ti ha fatto?
 
Laura: Mi ha veramente emozionata. Non che sia stata una sorpresa, perché più volte avevo partecipato al montaggio per sincronizzare la danza con la musica, ma questo è stato sicuramente il primo lavoro della mia vita di questa portata, e mi ha fatto un grande effetto.
 
Sara: sei più tornata al carcere da quando avete finito le riprese?
 
Laura: Con alcune persone ho mantenuto il legame che si era creato, perché davvero ci tenevo. Ma da sola non posso andare al carcere, per cui cerco di approfittare delle occasioni in cui va Davide per delle proiezioni, o altro. In ogni caso molte delle persone con cui ho lavorato ora sono uscite: alcuni sono in comunità, altri purtroppo sono tornati alla strada…
Ora stiamo realizzando il videoclip del brano “Tutta colpa di Giuda”, di Cecco, sempre in carcere, con alcuni dei detenuti che ancora sono dentro e con quattro detenuti africani provenienti da un’altra sezione.
 
Sara: e dal punto di vista professionale, questa esperienza ti ha insegnato qualcosa?
 
Laura: Questa esperienza mi ha resa più forte. Più consapevole delle mie capacità. Mi ha insegnato a non giudicare troppo in fretta. Mi ha permesso di realizzare un progetto compiuto secondo un’idea di collaborazione che sento in modo forte. Girare un film è un lavoro collettivo in cui ognuno fa la sua parte per la realizzazione di un progetto più ampio: bisogna imparare a mettere da parte le proprie esigenze, e relazionarsi con gli altri.
 
Sara: Dopo questo, cosa vorresti fare nel futuro?
 
Laura: Uno spettacolo mio, con me, anche solo come danzatrice. Ah, Ah! Ma è una cosa che avrei dovuto fare 15 anni fa... ora non mi piace tanto l’idea di mettermi in mostra. Nella danza, hanno senso i 70 anni della compagnia di anziani creata da Pina Baush, ma non i quasi 50 di una che vorrebbe averne 30!!! E’ sempre importante mantenere un certo senso estetico...Beh ripensandoci forse sono stata un pò dura,
chissà…
 
Sara: c’è altro che vorresti aggiungere?
 
Laura: Grazie Davide! E andate tutti a vedere il film.
Ho reincontrato Laura per caso, qualche giorno fa, ad un gremito appuntamento di danza a cui non mancava proprio nessuno (nemmeno io, che di solito manco). Strano come ti appaia diversa una persona, in mezzo alle tante, quando conosci la sua storia....
 

 

Tag: Conversazioni Mazza Ferrario


COORPI
http://www.coorpi.org/article.php/20090409102349637