Intervista a Daniela Paci

lunedì, 15 giugno 2009 - 09:33

Daniela PaciDanzatrice, insegnante e coreografa della compagnia L'Artimista

Torino – maggio 2009
di Sara Bonini Baraldi

La location questa volta è imbattibile: siamo al Parco del Nobile, meraviglioso ed inaspettato bosco ai margini della città dotato di pratone, ruscello, laghetto, caprette, asini, conigli, galline e api. Il tutto condito da un piacevole profumo di aglio selvatico. Mentre Cristiana lavora instancabile alla nuova edizione di Ecomotion, io ne approfitto per prendere un pò di fresco conversando con Daniela sotto i tigli (o forse non erano tigli...)
Sara: So che l’estate scorsa sei stata al Festival di Avignone con la tua compagnia. Come è andata?

Daniela: Da un certo punto di vista è stata un’esperienza bellissima. L’evento in sé è una meraviglia, se pensi che esiste da 63 anni... E noi abbiamo potuto viverlo da privilegiati, perché siamo stati ospitati dalla Regione Piemonte, che ci ha fornito un ampio alloggio dove stare tutti insieme, e ci ha messo a disposizione una persona, Cristina Riccati, a supporto della logistica. Inoltre il fatto di passare 12 giorni a stretto contatto ha avuto l’effetto di unire moltissimo la compagnia, e questo è positivo. Ma per il resto è stato un massacro.
 

Sara: perché un massacro?

Daniela: Per diversi motivi. Prima di tutto perché abbiamo dovuto fare una serie di compromessi dal punto di vista artistico. Lo spettacolo infatti era stato selezionato durante il festival Spazi per la danza contemporanea per essere portato ad Avignon off in rappresentanza della Regione Piemonte. Graziano Melano, che si occupava della selezione, ci ha subito criticato il fatto che non avesse una “storia”, e ci ha chiesto di modificare il pezzo in questo senso. Io inizialmente mi sono opposta ad inserire degli elementi narrativi nello spettacolo, perché solitamente lavoro sull’astratto, ma Graziano ci ha consigliato di farlo per rendere il pezzo intellegibile al pubblico di Avignone. Io stavo lavorando sul tema del “girasole” come simbolo del cerchio della vita e della gioia, ed ho cercato di rendere leggibile questa simbologia all’interno dello spettacolo... ma il risultato finale è stato un piccolo disastro artistico.
 
Sara: Raccontami meglio del girasole e della storia nello spettacolo

Daniela: Nello spettacolo noi impersonavamo dei girasoli che a loro volta vivevano una storia. Una storia estiva, un pò dolce, la storia di un incontro notturno, in cui un ragazzo (l’attore della compagnia) canta in antitesi ad una ragazza (la cantante).
 
Sara: E non sei stata contenta del risultato...

Daniela: No, è stato uno dei miei lavori peggiori. Però utilissimo come esperienza per la compagnia, anche perché abbiamo dovuto esibirci per strada...
 
Sara: per la strada? Non vi esibivate in teatro?
 
Daniela: Si, la sera ci esibivamo al teatro La Luna, ma durante il giorno per promuovere lo spettacolo dovevamo mettere in scena alcuni brani del nostro lavoro per la strada. E’ una vera e propria tecnica di vendita tipica del festival di Avignone e del festival di Chalon: dalle dieci del mattino le compagnie invadono la città per occupare gli spazi dove esibirsi e distribuire volantini per attirare gli spettatori agli spettacoli serali. Il problema è che le piazze a disposizione non sono molte, e le compagnie oltre a competere tra loro devono alternarsi anche con gli artisti di strada veri e propri, che sono lì per guadagnare “a cappello” e non per promuovere il loro spettacolo.... Insomma è stata un’esperienza piuttosto “tosta”.
 
Sara: E voi siete riusciti ad attrarre molto pubblico?

Daniela: Pochissimo. Principalmente perché il nostro è uno spettacolo di danza, mentre Avignon Off è sostanzialmente un festival di teatro, comico, con tendenze al circense. E il pubblico si aspetta di vedere il naso rosso. Quando siamo tornate mi sembrava giusto portare un feedback alla Regione Piemonte. La vera vetrina ad Avignone per la danza è il festival Les Hivernales, un doppio appuntamento che va in scena sia in estate che in inverno, e in cui si possono trovare alcune esperienze di danza di ricerca davvero interessanti. Da quest’anno la Regione Piemonte porterà lì le proprie compagnie di danza, e non più ad Avignon off.
 
Sara: ma tutto questo considerato, come mai avete accettato lo stesso di partecipare al Festival?

Daniela: Speravamo di farci notare, e di riuscire a trovare delle date per una tournée. Ma non ci siamo riuscite. Avremmo dovuto dedicarci di più alla gestione delle relazioni, alla creazione di contatti: ci voleva una persona che si dedicasse solo a questo, e noi non l’avevamo. Lo stesso è successo anche a Paola Colonna e a Tardito-Rendina. Diversamente è andata per Milo e Olivia, che però sono una compagnia di circo contemporaneo, e che grazie al festival di Avignone sono decollati a livello internazionale.
 
Sara: hai detto che lo spettacolo che hai portato ad Avignone è quello che ti è piaciuto di meno. Qual è invece fra i tuoi lavori quello che ti convince di più?

Daniela: L’ultimo. Si chiama “Menzogne della notte”. E’ nato nel 2003 da un lavoro con una danzatrice francese. Allora si trattava di un breve duetto di circa 2 minuti su cui avevamo lavorato tra Torino e Parigi, e con cui abbiamo vinto alcuni concorsi in Francia. Nel 2008 ho voluto riprenderlo e svilupparlo con le ragazze della compagnia. Inoltre ho voluto coinvolgere anche Fabio Viana, un carissimo e stimato musicista con cui avevo creato diversi spettacoli per la compagnia 12/quarti, che avevano ricevuto il supporto di Natalia Casorati nel 2003. Per questo spettacolo Fabio ha fatto un lavoro complesso ma molto bello di registrazione di suoni notturni.
 
Sara: e cosa ti piace particolarmente di questo spettacolo?

Daniela: Il tema - la notte - che per me è molto sentito. In futuro mi piacerebbe anche studiare una sceneggiatura per lo spettacolo, partendo dall’omonimo romanzo di Gesualdo Bufalino. Per ora l’abbiamo portato ad un concorso a Pinerolo, dove abbiamo vinto il primo premio, e almeno ci abbiamo guadagnato qualcosa. Abbiamo anche preso un premio con un duo (Tommaso Serratore e Vittoria Carpegna), e due borse di studio per Barcellona. Recentemente l’abbiamo portato anche a Mantova ma senza successo: lì eravamo anche ospiti al galà come vincitori dell'anno precedente... e in effetti ottenere il premio per due anni consecutivi sarebbe stato forse troppo. Ora stiamo cercando di portarlo a Berlino al “Tanzfabrik” e al “The Place”.
 
Sara: Parlami della tua compagnia. Da chi è composta?

Daniela: La compagnia è nata nel 2005. Di base siamo in 4 danzatrici, tutte di formazione molto diversa: Martina Guidi, un ingegnere aereospaziale che ha studiato ginnastica ritmica, Paola Carbone, una chimica specializzata in danze del sud, Chiara Marchi, ed io, che mi sono laureata in scienze naturali con una tesi sui rospi ed oltre a danzare mi occupo anche delle coreografie.... Ma il numero di artisti coinvolti varia di progetto in progetto. Spesso ad esempio lavoriamo con la cantante Rossella Cangini, con Fabio Viana, il nostro musicista, e con Florian Lasne, un attore molto bravo e molto versatile che collabora con noi da un anno.
 
Sara: quali sono i problemi principali che incontri nel tuo lavoro di coreografa/danzatrice?

Daniela: la promozione e la vendita degli spettacoli. Il problema è che se sei fortunato la Regione finanzia la produzione, ma non si occupa in alcun modo della circuitazione dello spettacolo. Ci vorrebbe un promotore, una figura professionale specifica che sia in grado di gestire le relazioni con i festival, con i teatri, con i concorsi. Qualcosa di simile si trova abitualmente nel campo del cinema, ma per la danza gli “agenti di spettacolo” sono molto rari. Così noi ce la dobbiamo cavare da soli, ma con grandi difficoltà.
 
Sara: oltre al lavoro con la compagnia so anche che insegni...

Daniela: si, da 15 anni, e con molto piacere. Attualmente insegno in diverse scuole: Bella Hutter, Officina della Danza, Institut de Danse Classique di Aosta, Artedanza, e La Crisalide di Moncalieri. Dò anche lezioni private ad una signora over 50, ed è una delle cose più belle che faccio. La passione dell’insegnamento mi è venuta grazie a Paola Colonna e Don Marasigan che hanno colto le potenzialità che potevo avere durante i miei primi passi nel mondo della danza: io ancora non me la sentivo, perché studiavo danza solo da un anno, ma Paola ha pensato che potessi essere portata e mi ha spinta a farlo. Così ho cominciato ad insegnare danza jazz e funky, che è quello che facevo allora. Poi Lorella Loddo mi ha iniziata alla danza contemporanea: è con lei e con altre due danzatrici, Stefania Brannetti e Sonia Pastrovicchio, che ho fondato la mia prima compagnia. Si chiamava Lilac, come il fiore.
 
Sara: una domanda delicata...arrivi bene a fine mese col tuo lavoro di danzatrice

Daniela: Si, ma solo grazie all’insegnamento, tenendo conto che insegno circa 30 ore alla settimana. Le entrate dovute agli spettacoli con la compagnia sono talmente saltuarie che non possono nemmeno considerarlo un lavoro.
 
Sara: so che hai anche un figlio...riesci a coniugare bene la vita di mamma con gli impegni di lavoro?

Daniela: si, devo dire che questo non è un problema. Anzi, il mio lavoro mi garantisce una flessibilità di orari che non avrei se dovessi stare 8 ore in ufficio. Vedremo però negli anni prossimi come riuscirò ad organizzarmi se ricomincerò a girare all’estero.
 
Sara: c’è qualcos’altro che vorresti aggiungere?

Daniela: che sono molto felice perché quest’anno EriKa Hutter si è proposta di dare una casa alla nostra compagnia nella scuola di Bella Hutter. In questo modo avremo una sede fissa per le prove e potremo utilizzare il nome della scuola per promuovere il nostro lavoro. Questo è per noi un grande sostegno artistico e pratico, di cui le sono davvero riconoscente. Anche Alessandra Bentley e Elena Del Mastro ci hanno dato un grande sostegno nel 2008, inserendoci nel progetto dimore coreografiche. E’ anche grazie a loro se siamo riuscite a realizzare le nostre ultime creazioni.
 
Da due giorni cerco il commento giusto per quest’intervista e non lo trovo. Poche cose in fila però le vorrei dire, e allora le dico così come mi vengono (anche perché devo andare a fare altro...):
1.      Che l’intervista mi aveva inizialmente mi aveva lasciata un pò perplessa ma poi rileggendola mi piace così com’è: un pò disillusa ma diretta.
2.      Che evidentemente non è tutto oro quel che luccica ed anche una danzatrice sulla cresta dell’onda come Daniela si scontra con le problematiche del sistema perdendo un pò d’entusiasmo e di fiducia.
3.      Che si può anche smettere di credere nel sistema ma per fortuna non si smette di credere nel proprio lavoro. E si continua a farlo bene

 

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