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Conversazioni Intervista a Mariachiara Raviola

Mariachiara RaviolaIdeatrice ed organizzatrice de "La Piattaforma - teatrocoreograficotorinese&co"

Torino, ottobre 2009
di Sara Bonini Baraldi

Torino, piove. Incontro Mariachiara al Dar al Hikma, davanti ad un t alla menta fumante. Incrociata pi volte in varie occasioni, non avevamo mai parlato a fondo. Mi aveva colpito il fatto che chiunque parlasse di lei, per un motivo o per l’altro, lo facesse sempre con un impercettibile sorriso sulle labbra.... Durante l’intervista, aldil dei modi pacati, si rivela una persona visionaria e determinata. Una a cui piace sfidare e vincere le cause perse, come quella di cambiare il clima della danza torinese...


Sara: Le domande che ho preparato sono molto semplici... cosa ti piaciuto di pi dell’esperienza di Piattaforma e cosa di meno?

 
Mariachiara: Di Piattaforma mi piace tutto quello che crea. Negli anni, io e Paola Colonna, siamo riuscite a creare un evento che genera occasioni, incontri, nuove idee che nascono e poi crescono oltre a Piattaforma. Anche se non facile ottenere la presenza di programmatori da fuori Torino - quest’anno c’ stata un’unica ma importante presenza in questo senso: quella di Marie Therese Allier della Mnagerie de Verre di Parigi, che rimasta molto colpita dal livello inaspettato della giovane danza italiana - so che ogni anno da Piattaforma prende il volo qualche nuovo coreografo o danzatore. Per esempio l’anno scorso una delle nostre “scoperte” stata la compagnia Zerogrammi, che in seguito a Piattaforma stata invitata al Gioco del Teatro, vetrina organizzata dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, dove ha vinto il primo premio aprendosi diverse opportunit di visibilit e mercato. Sempre l’anno scorso Gabriel Beddoes di Napoli e Daniele Ninarello di Torino hanno vinto il nostro Bando Piattaforma under 30 e da l, anche grazie al progetto “Spazi per la danza contemporanea” di cui Piattaforma fa parte, i loro nomi e spettacoli hanno cominciato a circuitare in tutta Italia. Lo stesso successo un paio di anni fa a Viviana Rossi e a Daniela Paci che sono state rispettivamente invitate a Polverigi (vincendo il primo premio) e ad Avignone. Non conosciamo ancora tutte le evoluzioni dei progetti dei coreografi dell’edizione 2010, ma il livello qualitativo di quest'anno fa molto ben sperare... Gi sappiamo ad esempio di Erika Di Crescenzo, che con il progetto coprodotto da Piattaforma e da Inside Off di Natalia Casorati stata inserita nei Puntidanza organizzati da Egribianco Danza, mentre Raffaele Irace, con lo spettacolo in residenza alla Dimora Coreografica e visto a Piattaforma ancora sotto forma di studio, sar nella stagione dei Santibriganti al Garybaldi di Settimo. Senza contare le occasioni che Piattaforma crea grazie ai progetti di collaborazione ‘ufficiale’ attivati nel corso del tempo, come ad esempio quello con il Balletto dell’Esperia di Paolo Mohovich, che ogni anno sceglie uno spettacolo da coprodurre e inserire nel suo festival (negli anni Cristiana Candellero, Daniela Paci, Tecnologia Filosofica), o con il Teatro Nuovo, che in vario modo offre nuove tappe di lavoro ai ‘nostri’ coreografi. Inoltre la documentazione video/foto di Piattaforma messa a disposizione dei danzatori che la utilizzano per i loro progetti, supportando in questo modo i giovani artisti nella loro promozione individuale...
 
Sara: E al pubblico secondo te cosa piace di Piattaforma?
 
Mariachiara: Che c’ una visibilit snella, nonostante sia praticamente una maratona....perch gli spettacoli sono quasi sempre brevi, e ciascuno pu scegliere come fruire della serata: pu vedere una performance, poi andare a bere qualcosa, leggere, fare altro. Ogni anno, quando finisce Piattaforma, Paola ed io non capiamo veramente cosa sia successo, ma alla fine quello che resta il clima che, nemmeno cos consapevolmente, siamo riuscite a creare. Roberto Tarasco (regista e autore torinese, ndr) una volta mi ha detto “la differenza di Piattaforma rispetto ad altri eventi, che voi riuscite a fare di Piattaforma un vero e proprio spettacolo”. Ecco: noi non curiamo solo l’organizzazione, ma la “regia” del festival nel suo insieme, tentando di affiancare agli spettacoli un allestimento originale ed accogliente. Ad esempio l’anno scorso abbiamo voluto esporre la macchina per il “gyrotonic” e coinvolgere artisti e pubblico nello spazio antistante alla sala teatrale, quest’anno abbiamo intrattenuto il pubblico negli intervalli con gelato, videodanza, libri consultabili, cd in ascolto...inoltre durante l’aperitivo abbiamo voluto dare la possibilit al pubblico di incontrare artisti e organizzatori, commentare con loro l’evento, dire che cosa piaciuto e cosa no. Chi viene trova questo: un esperienza diversificata, fruibile a pi livelli. Anche perch il nostro obiettivo attrarre un pubblico nuovo, creare una contaminazione di pubblici diversi...
 
Sara: Credi che Piattaforma riesca effettivamente ad attirare pubblici diversi rispetto a quello “classico” della danza torinese?
 
Mariachiara: Direi di s, anche se devo ammettere che l’edizione di quest’anno, svolta a settembre, ha visto una diminuzione del pubblico rispetto alle programmazioni estive. In ogni caso mi sembrato che fra il pubblico non ci fossero solo danzatori e volti conosciuti, e questo per me un grande successo... Credo che ci avvenga anche grazie al nostro sforzo di creare una contaminazione con mondi diversi. Nel 2008 ad esempio, grazie alla collaborazione con Contemporary Art Torino Piemonte, abbiamo tentato di portare la danza dentro spazi e momenti dedicati all’arte contemporanea. Anche l’immagine grafica scelta per la stessa edizione, che arriva da “altri mondi”, ha questo significato. Ma non stato facile: abbiamo trovato diverse difficolt ad esempio ad adeguare spazi non dedicati alle esigenze tecniche della danza, a dialogare con persone non del settore ecc, tanto che quest’anno, stanche di offrire la danza gratis, abbiamo desistito... In ogni caso lo stesso nome che il festival porta - Piattaforma teatrocoreografico - indica un interesse pi ampio: ci piace che il nostro programma parli anche di drammaturgia della danza, di immagine visiva, di sperimentazione, di contaminazione.
 
Sara: Veniamo agli spazi e ai tempi. So che questa una questione piuttosto spinosa per Piattaforma...
 
Mariachiara: Si, direi che la difficolt pi grande che abbiamo nell’organizzazione di Piattaforma. Gli spazi che utilizziamo solitamente sono in convenzione col Settore Teatro del Comune di Torino il quale ha a disposizione alcune giornate da affidare a specifici progetti a costi ridotti. Il problema che ogni anno si deve aspettare che il Teatro Stabile abbia deciso la sua programmazione e chiuso il calendario di tutti i festival teatrali, per poi infilarsi in qualche modo nei “buchi” rimasti: in questo modo trovare date e luoghi appropriati e non accavallarsi con gli altri festival davvero una vera lotta. Inoltre le date ci vengono comunicate sempre all’ultimo momento: l’anno scorso (2008) ne abbiamo avuto conferma solo il 10 agosto, e con il festival che cominciava a met settembre, ha significato avere solo 2 settimane per la promozione, con tutto quello che ne consegue in termini di calo di pubblico. E’ vero che questo un problema per tutti i festival torinesi (compreso Torinodanza) ma credo che noi pi di altri siamo stati negli anni penalizzati da questa situazione, costringendoci a migrare da un luogo a un altro, dall’estate all’autunno e viceversa.
Inoltre la nostra ricerca sempre andata verso spazi non convenzionali, cosa che ci ha creato ulteriori problemi: l’anno scorso ad esempio abbiamo dovuto spendere 12.000 euro per adeguare gli spazi della Cavallerizza che, non essendo un vero e proprio teatro, non era attrezzata per ospitare adeguatamente gli spettacoli. Cos per il 2010 abbiamo deciso di stipulare una collaborazione con il Teatro Erba, che forse non sar un teatro alternativo ma, oltre ad esserci stato concesso gratuitamente dalla Fondazione Teatro Nuovo, ha un’ottima visibilit e un facile allestimento, anche se deve ritrovare il pubblico della danza...
Comunque quella degli spazi una vera causa persa. Per fare le cose bene, e permettere alle compagnie di provare il loro spettacolo nello spazio scenico, nonch allestire luci e scene come si deve, bisognerebbe avere uno spazio a disposizione per almeno un mese: questo sarebbe un modo serio di “produrre gli spettacoli”, che alla fine quello che Piattaforma fa, anche se con cifre di poco superiori a dei rimborsi spesa. A livello aggregato questo vorrebbe dire avere sul territorio uno spazio appositamente dedicato alla danza, dove concentrare la programmazione dei diversi festival nell’arco dell’anno e le prove di pi compagnie. Ma questo spazio, a Torino, ancora non c’: la Lavanderia a Vapore di Collegno, con la quale comunque prevista una collaborazione, non pu permettersi altro se di non offrire i mesi estivi e per una sola giornata, mentre il Teatro Astra di Torino, anni fa ristrutturato e ‘promesso alla danza’, oggi diviene ufficialmente sede del TPE e quindi ancora dedicato al teatro, seppur ‘contaminato’. Insomma, temo che si debbano ancora combattere lunghe battaglie prima che alla danza contemporanea e di ricerca venga riconosciuto un vero spazio, sia in termini di politica culturale, sia in termini archittettonici!
 
Sara: E da parte vostra, come ideatrici e organizzatrici del festival, cosa potreste migliorare?
 
Mariachiara: La consapevolezza con cui scegliamo i lavori. Anche se generalmente cerchiamo di vedere gli spettacoli prima di accettarli, spesso siamo costrette a prendere progetti di cui abbiamo visto solo una prova o il video, per poi ritrovarci con uno spettacolo completamente diverso. Bisognerebbe avere la possibilit di seguire i progetti nel loro itinere, o sceglierli quando sono gi stati completati. Ma questo per noi praticamente impossibile, perch ora che abbiamo ottenuto i fondi del Ministero dobbiamo definire la programmazione e decidere gli spettacoli un anno prima della rassegna. Inoltre non riceviamo fondi specificatamente per la produzione, per cui difficile che la qualit delle nostre “produzioni” sia paragonabile a quelle di altri festival. Anche se poi c’ da dire che non sempre la disponibilit di fondi e la qualit delle produzioni vanno di pari passo... Dal 2008 per, grazie anche al progetto interregionale Spazi per la Danza Contemporanea coordinato dall’ETI e di cui Piattaforma fa parte, abbiamo ricevuto moltissimo materiale da compagnie non piemontesi, portando aria fresca alla programmazione e aprendo il confronto da entrambi i lati. Inoltre quest’anno abbiamo aperto una nuova sezione chiamata “Piattaforma Coup de Foudre” che proprio questo : un colpo di fulmine nei confronti di uno spettacolo che quindi viene programmato, al di l di collaborazioni e bandi, semplicemente perch crediamo sia veramente bello o innovativo.
Un altro aspetto migliorabile quello della comunicazione: la divulgazione delle informazioni, i tempi, i contatti con i giornalisti. Abbiamo difficolt a raggiungere anche solo le riviste specializzate, anche per i tempi ristretti e i luoghi incerti in cui operiamo.
 
Sara: Parliamo di soldi. Come si sostiene piattaforma?
 
La prima edizione del festival, realizzata nel 2003, partita con circa 15.000 euro messi a disposizione da diversi enti pubblici del territorio. Con l’edizione del 2008 siamo arrivati ad un finanziamento totale di circa 70.000 euro di cui 20.000 dal Ministero grazie al FUS, ed il resto dalla Regione Piemonte, dal Comune di Torino (che per ha ridotto il finanziamento del 33% rispetto ai primi anni) e dalla Fondazione CRT. Abbiamo inoltre ricevuto un piccolo contributo da sponsor privati (COOP e Lorella Dance) ed un contributo in servizi da Poncif per i costumi. Il 2008 stato in effetti uno strano terno al lotto in positivo: non ci aspettavamo il contributo del Ministero, che invece poi arrivato, mentre aspiravamo a vincere il bando della Compagnia di  San Paolo, che ha attivato un bando ad hoc sulla danza, cosa che non avvenuta. Inoltre negli ultimi due anni (2008 e 2009) abbiamo beneficiato di un’integrazione del contributo Regionale per l’ospitalit delle compagnie di Lazio e Campania, grazie al progetto Spazi per la Danza Contemporanea.
Molti problemi riguardano per non tanto l’ammontare quanto le tempistiche e le modalit di erogazione del contributo. Ad esempio i 20.000 euro del Ministero, nonostante siano stati deliberati, possono sempre subire dei tagli a consuntivo, magari perch non si riusciti a realizzare esattamente il progetto artistico cos come definito un anno prima... Inoltre il contributo pubblico, tranne un eventuale piccolo anticipo, viene erogato solo a progetto finito e dopo almeno sei mesi mesi dal consutivo di spesa (probabilmente quelli per l’edizione del 2008, cos come l’anticipo per il 2009, ci arriveranno solo nel 2010), per cui gran parte del denaro va anticipato, anche con esborsi in prima persona. E cos ci troviamo costrette a considerare una richiesta di finanziamento agli istituti bancari per effettuare i pagamenti…
 
Sara: Nel complesso quanto tempo occupa Piattaforma all’interno dei tuoi impegni professionali?
 
Mariachiara: circa il 70% del mio tempo lavorativo… e il 100% del tempo libero!
 
Sara: Perch hai scelto di dedicare il tuo tempo alla realizzazione di Piattaforma invece che continuare “solo” a fare danza e attivit coreografica?
 
Mariachiara: Perch vedevo l’esigenza di produrre un cambiamento nella cultura del territorio, di portare a Torino e in Piemonte un certo tipo di danza, e creare un contenitore ad hoc per poterla accogliere. Nel 2003, quando abbiamo realizzato la prima edizione di Piattaforma, questo contenitore non c’era (a parte il festival di Natalia Casorati, che per rifletteva, giustamente, un suo gusto, e lasciava spazi ancora inesplorati), oppure esistevano alcune rassegne teatrali che solo a volte ospitavano spettacoli di danza, ma che a questa non erano specificatamente dedicati. Io stessa ho sperimentato sulla mia pelle una certa difficolt a trovare visibilit per le mie creazioni... In effetti poi in qualche modo sono anche stata accusata di aver creato un contenitore per i miei spettacoli, ma l’accusa non ha fondamenta, se si considera che in otto anni di festival sia io che Paola abbiamo portato solo 2 nostri lavori a Piattaforma. Inoltre da quando mi occupo di Piattaforma ho molto meno tempo per danzare e realizzare coreografie, senza contare che da quando faccio l’organizzatrice ho in qualche modo perso credibilit come ballerina, non sono pi considerata un’artista, e per questo le altre realt non mi ospitano pi tanto volentieri... E poi c’ il fatto che se ti danno contributi per organizzare una rassegna non te li danno pi per le tue produzioni individuali. La mia fortuna in un certo senso che tengo i due mondi, quello organizzativo e quello artistico, parzialmente separati, considerando che il mio lavoro coreografico s principalmente rivolto all’infanzia.
 
Sara: Pensi di essere riuscita a raggiungere il tuo obiettivo?
 
Mariachiara: Direi di s. In questi sette anni si creato molto. Piattaforma oggi un punto di riferimento per i pi giovani, che in un certo senso sono “lanciati” dal festival. Ho l’impressione che con Piattaforma molti danzatori e coreografi di nuova generazione siano potuti crescere in modo diverso rispetto a noi, che abbiano avuto la possibilit di vedere cose diverse, fare stage diversi. Devono ritenersi fortunati ad esempio di avere la possibilit di accedere a Spazio Piemonte e avere dei fondi per la produzione…anni fa sarebbe stato un miraggio. Ma Piattaforma in qualche modo importante anche per i meno giovani (il nostro sistema considera “giovani” i coreografi fino ai 40-50 anni...) che da noi hanno modo di presentare il loro lavoro in un contesto p protetto da un lato e pi libero dall’altro. S, credo proprio che ogni singolo danzatore che in questi anni ha preso parte all’avventura di Coorpi – Coordinamenteo Danza Piemonte e di Piattaforma abbia compiuto una battaglia, e che queste battaglie abbiano in qualche modo dato dei risultati... o almeno lo spero!
 
Sara: Secondo te quanta vita ha ancora Piattaforma? Come vedi il suo futuro?
 
Mariachiara: Beh, ci sono delle volte che penso di disfare tutto, di smettere con Piattaforma e di cominciare un’altra avventura da zero. Quando ho iniziato vedevo questo progetto come un mezzo per cambiare un clima: una volta cambiato il clima, sarei potuta tornare a fare l’artista. Mi dicevo “quando le condizioni saranno ottimali, far lo spettacolo del secolo!!!”. Che forse anche un p nascondersi dietro ad un dito...non affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze. In ogni caso sento di avere ancora delle cose da dire come danzatrice e coreografa, e devo ammettere che, se penso che spendo un anno di lavoro alla realizzazione di 18 spettacoli di altri artisti, alle volte vorrei che qualcuno che facesse altrettanto per me!
E’ vero comunque che ora che il clima si creato, lo scopo di Piattaforma potrebbe dirsi in qualche modo esaurito. D’altro canto ci si aspetta che continui ad occuparmi del territorio e dei giovani. E’ soprattutto da questo punto di vista sento il bisogno di una evoluzione, magari mettendo il naso fuori dal nostro paese e portando i nostri coreografi ell’estero e viceversa, importare novit e modelli innovativi di lavoro da altri paesi. Vorrei realizzare un festival pi grande, ma allo stesso tempo mantenere la porta aperta verso la creativit indipendente e giovane del territorio. In questo senso in via di definizione un progetto di residenze e scambi con un importante centro coreografico di Parigi, la Mnagerie de Verre: questa potrebbe essere una nuova strada da percorrere. Un altro nuovo progetto che quest’anno mi ha veramente emozionato quello di Piattaforma Tout Public, una sezione dedicata agli spettacoli di teatrodanza fruibili da un pubblico di grandi e piccini e non solo di operatori del settore. Oppure potrei sempre lasciare Piattaforma per un’altra causa persa ma avvincente, come mettere su la casa della danza con alcune mie colleghe ed amiche tra cui Paola, Alessandra, Cristiana, Gabriella che tengo a ringraziare qui per il viaggio fatto insieme… (ometto volutamente i cognomi, ma chi legger questa intervista, se di Torino, sapr riconoscerle!).
Piattaforma, otto anni fa, nata come una vera causa persa. Ci prendevano tutte per pazze. Per predisposizione, sia io che Paola, ci avventuriamo sempre a in imprese impossibili. Poi per quando queste si realizzano, anche se ne siamo molto soddisfatte, ci piacciono un p di meno... E’ che sentiamo il bisogno di innovare e rinnovarci sempre, e cacciarci in nuovi problemi. Alla fine ci che ci fa sentire vive, ancora danzatrici.
 
 
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