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sabato, 19 agosto 2017 - 01:57
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ConversazioniIntervista ad Alessandra Bentley

ideatrice del progetto La Dimora Coreografica,

partner italiana del progetto Intermed
Con la partecipazione di: Mariachiara Raviola, Raffaele Irace, Michel Hallet Eghayan e Khalid Benghrib. Special thanks to Cristiana Candellero.
Torino, Luglio 2009 
di Sara Bonini Baraldi
 
Siamo al Centro Danza Royal, affascinante spazio di formazione per la danza torinese in zona stadio olimpico. Quella che doveva essere una tranquilla chiaccherata con Alessandra Bentley si trasforma in breve tempo in un complesso dialogo a pi voci. Il mio modesto registratorino fatica a cogliere le sfumature di un discorso che multiculturale nel pensiero, oltre che nella lingua...

Sara: Prima di parlare dell’esperienza di Intermed vorrei che mi dicessi due parole su Dimora Coreografica, il progetto del Centro Royal all’interno di cui Intermed si inserisce...  
 
Alessandra: Il progetto della Dimora Coreografica nasce nel 2007. Precedentemente, nel corso della mia collaborazione per il festival “Insoliti” con Monica Secco e grazie anche all’esperienza maturata all’interno di Coorpi mi ero infatti resa conto della grave mancanza di spazi a Torino dedicati alla creazione dei giovani coreografi. Con Mariachiara Raviola abbiamo dunque voluto pensare a qualcosa di completamente nuovo che rispondesse a questa esigenza. Qualcosa che partisse dal basso ma allo stesso tempo valorizzasse l’esperienza del Centro Danza Royal che da 20 anni crea ballerini di alto livello, alcuni oggi anche promettenti coreografi e performer, come ad esempio Rebecca Rossetti.
 
Sara: Tu sei la direttrice del Centro?
 
Alessandra: Si, insieme a Elena Del Mastro. Ormai purtroppo non ho pi molto tempo da dedicare all’insegnamento, ma tengo molto alla classe delle bambine e ad un laboratorio coreografico che conduco con Mariachiara Raviola ed Elena Angeli, e a cui non voglio in nessun modo riunciare. Recentemente tre delle ragazze che seguono il nostro laboratorio sono state scelte per proseguire la formazione all’interno del progetto Intermed, e ci ci rende molto orgogliose... I corsi per gli adulti sono invece tenuti da docenti esterni che collaborano con la scuola.
 
Sara: Torniamo al progetto La Dimora Coreografica.. (nel frattempo entra nella sala Mariachiara)
 
Alessandra: La Dimora nata con l’obiettivo di dare ospitalit ai giovani coreografi piemontesi, con particolare riguardo a quelli segnalati dalla Regione Piemonte. Grazie a questo progetto la sala del Centro Danza Royal viene concessa gratuitamente ad alcuni coreografi che possono utilizzarla per le loro creazioni negli orari in cui non impegnata dall’attivit didattica. Attualmente il coreografo ospite Raffaele Irace che avr la possibilit di stare da noi per tre anni, in modo da dare una certa continuit alla sua produzione. In passato, tra gli altri, abbiamo ospitato anche Daniela Paci, Gabriella Cerritelli, Julie Anne Stanzak, e i ragazzi selezionati del Bando under30 di Piattaforma. Alcuni coreografi vengono anche sostenuti con un picccolo contributo alla produzione ed alla distribuzione. Quest’ultima in particolare avviene grazie alla collaborazione con il Teatro Nuovo e con il Festival Intermed. Inoltre grazie al  progetto “Residenze Creative”, il Teatro Settimo offre gratuitamente i suoi spazi ai nostri coreografi per una settimana (2 giorni di spettacolo e quattro di prove). Quest’anno quest’opportunit stata data, oltre che al nostro coreografo ‘residente’ Raffaele Irace, a Silvia Gribaudi - una coreografa che ha recentemente vinto il Premio Giovane Danza D’Autore Veneto 2009 - a Eleonora Ariolfo e a Fabrizio Varriale.
 
Sara: Come vengono selezionati i coreografi della Dimora?
 
Mariachiara: La selezione sempre avvenuta in modo molto naturale: inizialmente stata La Regione Piemonte ad indicarci alcuni coreografi, per esempio alcuni tra quelli selezionati da Spazio Piemonte; poi io ho mandato alcuni ragazzi da Piattaforma, e cos via. Da quando abbiamo cominciato c’ stato un ricambio continuo.
 
Sara: Chi sono i finanziatori del progetto della Dimora Coreografica?
 
Alessandra: La Regione Piemonte, grazie alla legge 58, ed alcuni sponsor, ma solo per piccole cifre. Ogni anno circa 30.000 euro sono impiegati a sostegno della produzione dei coreografi, dell’organizzazione, e dell’allestimento delle varie serie di spettacoli. Solo una piccola parte del finanziamento va anche a coprire le spese generali, anche se la sala viene messa a disposizione delle Compagnie di danza per circa 1.000 ore all’anno. Una parte consistente del finanziamento va a supporto del progetto Intermed. In realt tutti questi progetti sono realizzati anche grazie ad un considerevole impegno da parte del Centro Danza Royal.
 
Sara: Parliamo dunque di Intermed: come nasce e di cosa si tratta?
 
Alessandra: Nel 2004, grazie all’amica francese Mary Balcet Turban, ho avuto modo di conoscere Michel Hallet Eghayan con il quale nata subito una bella amicizia; Michel dirige a Lione un centro di formazione molto bello con il quale abbiamo avviato rapporti di collaborazione per il Festival Insoliti; in seguito Michel mi ha chiesto di diventare partner italiano ufficiale del progetto Intermed ... e cos stato con la Dimora Coreografica.
 
Sara: Che cos’ Intermed? Un’idea vostra o un progetto europeo?
 
Alessandra: Intermed una creazione di Michel che con la sua struttura funge da capofila;  oltre a Dimora come partner italiano e i suoi coreografi Raffaele Irace e Mariachiara Raviola, il progetto coinvolge diversi coreografi provenienti dall’area mediterranea: Khalid Benghrib (Compagnie FK_far) per il Marocco e Syhem Belkhodja (Nessel Fen) per la Tunisia. Nel 2009 si poi aggiunto Said Ait El Moumen (Cie Anania) del Marocco ed in futuro prevista l’entrata nel progetto del Libano. L’obiettivo quello di sviluppare una vera e propria pedagogia attraverso l’incontro di diversi coreografi e giovani ballerini provenienti da paesi dell’area mediterranea. Di fatto ciascun partner di progetto sceglie un coreografo ed alcuni ragazzi della propria scuola - solitamente i migliori giovani allievi, quelli che ambiscono al professionismo - per svolgere una serie di seminari di formazione e di creazione gratuita. (A questo punto entra anche Raffaele Irace...)
 
Alessandra: Ma della pedagogia Intermed preferirei che te ne parlassero i coreografi presenti qui a Torino in questi giorni: Raffaele , Khalid, Mariachara, e Michel che ne il promotore.
 
Raffaele: In realt la pedagogia Intermed non qualcosa di definito: sta crescendo con il progetto stesso, a partire dall’amore e dalla dedizione per la danza di quattro diversi coreografi. Nello specifico si tratta di dare ad alcuni ragazzi la possibilit di studiare nello stesso momento, cio in maniera contemporanea, con quattro artisti completamente diversi. Poich ognuno di noi ha un modo di lavorare proprio, i ragazzi si trovano di fatto sotto pressione, perch sono stimolati allo stesso tempo da quattro punti di vista differenti. Per esempio Mariachiara ha uno stile molto teatrale, legato all’espressivit del teatro-danza, Khalid invece molto fisico, mentre Michel porta un contributo che gli deriva dalla sua grande esperienza accademica, sia come artista che come pedagogo. Da parte mia c’ invece la ricerca coreografica, che parte da una passione profonda e da un percorso che possiamo forse definire pi artigianale. In comune abbiamo per una fortissima spinta motivazionale e l’obiettivo di una formazione nuova dei ragazzi, realizzata a quattro mani. L’idea quella di far sperimentare ai ragazzi una doppia condivisione: quella tra di loro e quella tra quattro maestri che lavorano insieme attraverso un passaggio di consegne che deve essere sia agevole che costruttivo.
 
Sara: Fammi capire...lavorate tutti e quattro contemporaneamente oppure ogni coreografo lavora singolarmente con i ragazzi a tempi alterni?
 
Raffaele: Entrambe le cose: esistono sia momenti dedicati al singolo coreografo, sia momenti condivisi a due o pi voci. Alla fine la coreografia sempre comunque il risultato di un lavoro congiunto, non si pu dire che un “pezzo” sia di uno di noi, e un pezzo dell’”altro”... frutto di una crescita comune che avviene con l’apporto di tutti. Sia per noi che per i ragazzi tutto ci molto stimolante perch porta spunti molto diversi e ad una sintesi inaspettata.
 
Sara: mi sembra di capire dunque che c’ un doppio livello di crescita, di formazione: uno che quello degli allievi, e uno forse che anche il vostro, in quanto coreografi che lavorano insieme in un modo totalmente nuovo. Che cosa vi ha data il progetto Intermed in questo senso?
 
Raffaele: Ci che veramente nuovo e stimolante per noi la possibilit di condividere il momento di creazione, cosa non sempre facile. Solitamente ognuno di noi ha un obiettivo o meglio un’ispirazione, un’ossessione artistica, un’urgenza che lo porta a creare una coreografia. In questo caso invece l’urgenza la condivisione,  l’obiettivo quello d’incontrarsi con l’altro. Sicuramente la crescita sta nel riuscire a lasciare nelle mani dell’altro la tua coreografia. Di dire: “Prego, questo quello che io ho fatto, vedi cosa riesci ad aggiungere, fanne quello che credi...”.
 
Alessandra: Intermed in effetti molto stimolante anche per noi. Io stessa penso che porter avanti la pedagogia sviluppata da questo progetto nel mio percorso come insegnante.
 
Mariachiara: Per me stato davvero molto particolare lavorare in questo modo, perch i nostri approcci sono diametralmente opposti e quello che si sta creando una cosa totalmente nuova per tutti. In realt sto ancora cercando di “digerire” questi primi quattro giorni e di capire cosa successo, visto che io a Lione non c’ero e per me questa la prima esperienza in Intermed come coreografa oltre che come organizzatrice... Quello che posso dire per ora che questa modalit mette alla prova i miei limiti, la mia concezione coreografica. Di fatto mi trovo a lasciare nelle mani degli altri il mio materiale - che a me sembra abbia una sua completezza, una sua totalit -  che viene invece completamente trasformato proprio laddove io ho dei limiti, completandolo. Ho avuto altre esperienze di coreografie a pi mani, ad esempio per il progetto “Piccole Donne”, ma era molto diverso perch eravamo s quattro coreografe diverse, ma con un immaginario abbastanza simile. Qui invece abbiamo tutti  una concezione di creazione completamente diversa, senza contare il fatto che sto lavorando con degli uomini, il che in un certo senso pi facile e rende tutto pi divertente...
 
(Nel frattempo entrano anche Michel e Khalid, che si inseriscono nel dialogo... un misto tra italiano, francese, inglese e piemontese!!!)
 
Michel: Ci che ci ha dato questo progetto la possibilit di ordinare tutto il nostro personale materiale coreografico, di relativizzarlo e di trovargli una giusta collocazione. Inoltre il Mediterrraneo una zona di profondi conflitti e noi abbiamo finalmente la chance di poter fare qualcosa. Pensiamo ad esempio alla ricchissima civilt araba e al suo patrimonio culturale: la letteratura, la fisica, la matematica, la chimica araba! L’Europa spesso arrivata dopo e ha beneficiato a lungo di queste scoperte. La colonizzazione, e la conquista hanno spesso cristallizzato questo patrimonio, pur avvantaggiandosene.
 
Khalid: Credo sinceramente ad una filosofia mediterranea, e il solo fatto di pensarci significa che il gioco fatto. Il materiale arriva. Non subentrano problemi di gusto. La cosa pi bella di questo progetto che mi consente di arrivare al cuore di ci che mi interessa: la persona. E dalla persona deriva la materia. Ne parlavamo nei nostri viaggi in macchina: si tratta di riconcettualizzare il principio di democrazia .
 
Sara: Qual invece il beneficio che traggono i ragazzi da questo tipo di lavoro a pi mani?
 
Michel: I ragazzi hanno background molto differenti: non detto che diventino tutti coreografi, ma sicuramente tramite Intermed hanno l’occasione di apprendere un metodo di lavoro. Un lavoro che complesso, gi solo per il fatto di essere in contatto contemporaneamente con quattro personalit diverse. E bisogna prima di tutto che noi coreografi trasmettiamo loro gli strumenti per gestire questa complessit.
 
Khalid: Penso che quando dei giovani danzatori incontrano quattro coreografi differenti, che parlano una lingua differente, che hanno un metodo di insegnamento differente, e una formazione contemporanea differente, non apprendano soltanto una tecnica ma potenzino una capacit di relazione, aumentano la soglia di attenzione a pi livelli, compresa quella umana. Lo stesso semplice incontro prezioso, un’occasione straordinaria di gioia. Certo , che tutto molto avventuroso, e che tempo di fare qualcosa. Siamo qui perch “bisogna” fare qualcosa. Non dimentichiamoci che il Mediterraneo rappresenta una grossa opportunit da questo punto di vista, anche per superare delle situazioni di conflitto.
 
Sara: Sembra tutto molto interessante... nessun problema dunque?
 
Michel: Beh si qualche problema l’abbiamo avuto...io ad esempio non m’aspettavo di trovare lo charme di Mariachiara!!! No, per dire la verit problemi veri non ne abbiamo incontrati. Fra noi e i giovani c’ davvero molto entusiasmo...si arriva a fine giornata senza accorgersene. Alle otto si va alla tavola, ma si continua a discutere. E queste discussioni sono anch’esse materiale da rielaborare...
 
Sara: Alessandra, prima mi accennavi che da questo progetto dovrebbero nascere anche alcuni spettacoli...
 
Alessandra: Si. A Lione e a Torino ci sono state due serate in cui si sono esibiti, oltre alla giovane compagnia Intermed, anche le compagnie professionali dei rispettivi coreografi. Nel 2008 a Lione Raffaele Irace ha portato uno studio dello spettacolo prodotto da Dimora “Ultra”; nel 2009 Mariachiara stata ospitata con un lavoro con la danzatrice Ornella Balestra “L’Attesa”. A Torino nel 2009 a Vignale (che ha ospitato la serata di spettacolo) abbiamo portato un lavoro di Michel Hallet Eghayan “Roots”, nel 2010 porteremo anche gli spettacoli dei partner del Marocco e Tunisia. Tutte le serate Intermed si aprono con il lavoro “in progress” realizzato con i quattro/cinque coreografi della Giovane compagnia Intermed.
 
Sara: A tal proposito vorrei porvi un’ultima domanda, un p provocatoria...: abbiamo parlato a lungo dell’interesse di questo progetto in termini di processo formativo. Cosa pensate che ne venga fuori dal punto di vista estetico? Sar apprezzabile il risultato di tutto questo percorso dal pubblico?
 
Mariachiara: ...e chi lo sa! L’idea che nei tre anni lo spettacolo si vada costruendo. Obiettivamente molto difficile percepire ora il livello estetico di quella che sar la creazione finale della Giovane compagnia Intermed.
 
Raffaele: La rappresentazione sar quella giusta quando attraverso i ragazzi trasparir la motivazione che gli abbiamo dato nel corso del lavoro. Non c’ una ricerca prettamente estetica: avremo avuto successo semplicemente se riusciremo in questo.
 
Khalid: Per me veramente la cosa importante che si sia iniziato un processo. E per i risultati “attendiamo la prossima puntata”. E’ tutto. Non parliamo mai di estetica, parliamo di corrente, di proiezione. Il progetto non un progetto di spettacolo. E veramente la creazione di una filosofia Intermed. Il Mediterraneo un organismo a tratti anche molto fragile e, sebbene con grande difficolt, questa una grande occasione per mutuare delle esperienze e sperimentare nuovi processi orientati alla risoluzione dei problemi. 

(n.d.r. La prossima tappa del progetto Intermed si svolger a Torino dal 5 al 12 Luglio 2010.)
 
Causa la scarsa prestazione del mio registratorino e alle mie conoscenze di francese, me ne vado con la consapevolezza e la frustrazione di aver colto solo una piccola parte di quanto stato detto. A qualche mese di distanza dall’intervista, mi consola pensare che la parola si sar ormai trasformata in azione, il pensiero in formazione...
 
 

Tag: Conversazioni Bentley Centro Danza Royal Dimora Intermed

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