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Approfondimenti Nella danza il taglio dei fondi mette a rischio i più piccoli

Chiara CastellazziIl Sole 24 ORE - 6 aprile 2011

 
Festival dalle varie modalità e specificità, compagnie stabili e coreografi indipendenti, un centro regionale universitario, un’"associazione di associazioni" che si pone anche come centro servizi, spazi progettuali di diversa ampiezza disegnano il panorama della danza professionale piemontese.
Un comparto vivace e vitale verso il quale l’attenzione dell’amministrazione regionale, soprattutto nell’ultimo decennio, non è mai mancata anche se, nonostante i numerosi disegni di legge, ancora non esiste una normativa di settore e le risorse dedicate sono piuttosto esigue. Per avere un ordine di grandezza rispetto al tradizionale "parente ricco", il teatro, aggregando i dati, il settore danza (che rispetto al "sistema-teatro" soffre anche di una tardiva e incompiuta organizzazione dei soggetti) ha ricevuto dalla Regione Piemonte 1,361 milioni nel 2009, scesi a 884mila euro nel 2010, anno della grande scure dei tagli.

Per il teatro invece il budget (fra eventi e sostegno alla produzione) è stato di 4,519 milioni nel 2009 e di 3,033 milioni nel 2010.

Sebbene non penalizzanti come si temeva, le previsioni sul budget per il 2011 non possono essere rosee in anni in cui l’investimento in cultura, come hanno denunciato anche le recenti manifestazioni di piazza, registra minimi storici: lo 0,21% del Pil nazionale nel 2010, mentre la Regione Piemonte ha fatto un po’ meglio con lo 0,6% del bilancio totale. Gli stanziamenti peraltro, in Italia, si conoscono a stagioni ed eventi già programmati e l’erogazione effettiva avviene dopo molti mesi, come lamentano gli organizzatori dei festival e i direttori di compagnie.
 
Soffermandoci sulle erogazioni regionali 2009-2010 (sulle cui riduzioni ha anche influito l’estinguersi del progetto «Spazi per la danza contemporanea» condotto con l’Eti, soppresso nel 2010), la media dei tagli alla danza è stata del 40%, con una forbice che va da un 20% per realtà più solide, come i festival Torinodanza (da 250mila euro nel 2009 a 200mila nel 2010) o Interplay-Inside/off di Natalia Casorati (da 90mila a 70mila euro), o il Balletto dell’Esperia (compagnia stabile di sei danzatori nel 2010 finanziata con 58mila euro contro i 75mila euro del 2009), al 50% di Coorpi, coordinamento danza Piemonte passato da 10mila euro nel 2009 a cinquemila nel 2010, al 70% di La Dimora coreografica (progetto di spazi per le prove e piccole coproduzioni, da 30mila a 10mila euro), all’azzeramento, come per il festival dei Laghi (rassegna artistico-turistica diretta da Loredana Furno).
 
I tagli investono un settore attivo nel mettere a frutto ogni risorsa. «Per chi già comprimeva tutti costi e si impegnava in collaborazioni con altre realtà in un’ottica di sistema è in forse la soppravvivenza», si preoccupa la direttrice del festival La Piattaforma (che nel 2009 riceveva 40mila euro e 20mila l’anno successivo), Mariachiara Raviola, che teme anche i tagli a catena da parte del ministero per i beni culturali. Le fa eco l’organizzatrice del festival Insoliti, Monica Secco: «Il festival, pur impegnato negli anni a intessere reti nazionali e internazionali, è stato tagliato da 33mila a 12mila euro: non so se potremo tenere fede agli impegni». «Già prima delle riduzioni eravamo sul filo del rasoio», afferma la decana della danza piemontese, Susanna Egri, direttrice della compagnia EgriBiancoDanza, passata da contributi regionali per 70mila euro nel 2009 a 58mila nel 2010.
 
Più positiva Katina Genero, che aveva dovuto rinviare il suo festival «Afro e oltre e Altro» (già programmato per lo scorso novembre) con prestigiose compagnie provenienti dall’altra parte del mondo, ma che ora annuncia: «Nonostante i tagli il festival si farà e ospiterà quattro grandi compagnie internazionali». Il debutto è per il 15 aprile alle Fonderie Limone di Moncalieri con il gruppo Kcap dal Sudafrica. Grazie alla fama del festival e degli organizzatori i gruppi verranno a cachet ridotto.
 
L’assessore regionale alla cultura, Michele Coppola, che ha voluto incontrare il "comparto" lo scorso febbraio, ora assicura: «La danza rappresenta un’eccellenza della produzione culturale per Torino e il Piemonte. Sto lavorando non solo in direzione di una sostanziale conferma degli investimenti, ma a un incremento finalizzato alla creazione di un sistema-danza, in grado di garantire pluralità e razionalizzazione degli interventi. La Regione intende favorire un’adeguata distribuzione della danza sul territorio, anche grazie all’impegno del Circuito teatrale del Piemonte. È infatti necessario creare nuove occasioni di confronto tra compagnie di danza e nuovi pubblici».
 
Sono riconoscimenti e impegni positivi che fanno ben sperare in un approccio che affronti tanto i nodi contingenti che quelli strutturali del settore. E un riassetto dovrà passare per la definizione di una legge per la danza che, nel più ampio quadro dello spettacolo dal vivo, si occupi di produzione, programmazione pluriennale, circuitazione (priorità sottolineata anche dall’assessore), accessibilità agli spazi (di prova e di rappresentazione), formazione, attività di coinvolgimento sul territorio, mobilità.
 
Chiara Castellazzi
 
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