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domenica, 20 agosto 2017 - 21:02
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Conferenze e ConvegniRISPONDI AL FUTURO - Presentazione a Torino

Fitzlab - ToblerIl questionario RISPONDI AL FUTURO, la pi grande indagine statistica sullo spettacolo dal vivo mai promossa in Italia, ideata e realizzata da C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realt della Scena Contemporanea) e Fondazione Fitzcarraldo in collaborazione con Zeropuntotre, viene presentato a Torino il 25 gennaio alle ore 18 presso FITZLAB (Via Aosta 8).
I dati saranno illustrati da Ugo Bacchella, Presidente della Fondazione Fitzcarraldo, Luca Ricci Presidente di C.Re.S.Co., Alessandro Riceci di Zeropuntotre e da Luisella Carnelli, la ricercatrice di Fitzcarraldo che ha realizzato la ricerca. Modera e commenta i dati Sergio Ariotti insieme a Giorgia Cerruti (Piccola Compagnia della Magnolia) e Renzo Sicco (Assemblea Teatro) e agli operatori dello spettacolo piemontese.


La ricerca RISPONDI AL FUTURO un progetto che ha delineato il profilo del lavoratore dello spettacolo, con l’obiettivo di medio-termine di vederne riconosciute dal legislatore le specificit e le caratteristiche.
E’ stata realizzata dalla Fondazione Fitzcarraldo, centro indipendente di ricerca e formazione nel management e nelle politiche della cultura.
Sono 1.120 i questionari compilati (949 lavoratori dello spettacolo e 171 imprese - dalle associazioni culturali, ai festival, ai teatri stabili): uno strumento fondamentale per conoscere le specificit professionali dei singoli lavoratori e delle strutture che operano nell’ambito della scena contemporanea, parte vitale e propulsiva del paesaggio culturale e dell’economia del nostro Paese.
Un settore quello dello spettacolo definito per antonomasia “atipico” e per il quale a oggi non esistono studi sistematici che ne offrano una panoramica completa.
Gli obiettivi principali della ricerca, tesa alla ricostruzione complessa di un settore occupazionale, sono stati: definire i profili dei lavoratori dello spettacolo, facendone emergere modalit, tempi e condizioni di lavoro; evidenziare le peculiarit lavorative, contributive, previdenziali e assicurative dei diversi addetti dello spettacolo, rimarcando le peculiarit e differenze a seconda dei settori di impiego, ma anche della tipologia di mansioni; evidenziare gli indotti occupazionali.
L’analisi qualitativa e quantitativa dei dati raccolti permette di impostare un piano di tutela nei confronti dei lavoratori - a partire dallo studio di un meccanismo di ammortizzatori sociali che fotografi la natura intermittente della professione - e delle imprese del settore, per trovare soluzioni che ne garantiscano lo sviluppo e la crescita.
Trattandosi di una ricerca che si prefigge di offrire per la prima volta in Italia un panorama rappresentativo del settore dello spettacolo dal vivo e del teatro in particolare e volendo offrire uno spaccato significativo di una realt fluida e in continuo movimento, si ritenuto opportuno avvalersi di un approccio descrittivo di ampio respiro, individuando un campione di indagine esteso, il pi possibile rappresentativo e significativo dell’universo di riferimento. Lo strumento utilizzato stato la CAWI (Computer Assisted Web Interview), per la quale sono stati realizzati due distinti questionari: uno riservato ai singoli operatori/lavoratori dello spettacolo e uno riservato alle imprese.
Hanno parlato della ricerca:
D di Repubblica
Il Giornale dello Spettacolo
Il Fatto quotidiano
Chiediteatro
Radio 3 Suite
Teatro e Critica
Rai 3 Paese Reale
Il Manifesto


• Le imprese di spettacolo
L’associazione la forma giuridica utilizzata con maggiore frequenza dalle organizzazioni che operano nello spettacolo. Le imprese di dimensioni economiche superiori ai 300 mila euro utilizzano anche la forma cooperativa e quella della fondazione. Oltre la met delle imprese del campione ha un’et inferiore ai 10 anni, solo il 4% nato prima degli anni ’80. Oltre la met delle imprese rispondenti ha sede nel nord Italia, il 30,6% al centro e il 18,1% al sud. Lombardia e Lazio sono le regioni maggiormente rappresentate. Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Toscana catalizzano oltre il 56% dei rispondenti.
Le imprese del campione sono impegnate principalmente in attivit di produzione di spettacoli: l’incidenza media dell’attivit di produzione si attesta al 44,2% per singola impresa, e tale valore sale a quasi il 50% nel momento in cui si includano anche le attivit di coproduzione; significativo anche l’impegno destinato per la realizzazione di attivit formative, il cui valore medio si attesta al 17,5%. Le attivit legate all’organizzazione di festival, rassegne, stagioni e gestione di spazi variano da un minimo del 5% a un massimo del 7%.
Il dimensionamento economico complessivo dei soggetti analizzati di circa 38 milioni e 450 mila euro, con una crescita di 1 punto e ½ percentuale rispetto al 2008.
Se mediamente il 20% dei rispondenti ha un bilancio compreso tra i 100.000 e i 300.000 euro, circa il 60% presenta un bilancio inferiore ai 100.000 euro. Dall’analisi dell’ultimo triennio si evidenzia una contrazione delle imprese di piccole dimensioni (<100.000 euro), e una crescita di quelle medie (100.000-300.000); pressoch stabili le imprese con un bilancio superiore ai 300.000 euro.
Entrando nel dettaglio della composizione delle entrate, si evidenzia un bilanciamento tra entrate da contributi (49,9%) e i ricavi e entrate proprie (50,1%). L’analisi territoriale pone in risalto la maggiore capacit di reperimento di risorse private e una minore dipendenza rispetto ai finanziamenti pubblici per le imprese del nord; diversamente le imprese del centro evidenziano una maggiore dipendenza dai finanziamenti pubblici.
La dipendenza dai finanziamenti pubblici si presenta direttamente proporzionale alla dimensione economica: sono le imprese di piccole dimensioni ad avere un maggior grado di autonomia rispetto alle fonti di finanziamento pubbliche e una maggiore imprenditorialit. Sono le imprese di maggiori dimensioni a rivelare una maggiore dipendenza nei confronti dei contributi pubblici per attivit ordinaria, connessa all’impegno in attivit di spettacolo che si svolgono con continuit e ad un consolidato rapporto di lavoro con le amministrazioni pubbliche. Diversamente, le imprese di piccole dimensioni hanno un bilancio costituito per oltre la met dagli introiti derivanti dalle vendite e dalle prestazioni.
Per quanto attiene i contributi pubblici, pur evidenziandosi una prevalenza dei finanziamenti regionali (63,8%), si riscontrano forti differenze tra le tre macro aree geografiche. Il Nord Italia ha la pi forte dipendenza nei confronti dei contributi regionali, il centro una maggiore differenzazione fra i soggetti pubblici, con un peso molto forte dei comuni (tale dato deve tuttavia tenere conto del forte peso relativo dei soggetti del Lazio e quindi dalla citt di Roma), il sud un peso relativo importante del Ministero. L’analisi della composizione delle uscite, pone in evidenza il peso dei costi relativi al personale, che da soli rappresentano il 42,5% del totale, immediatamente seguiti dai costi di produzione (34,2%).
Complessivamente le 171 imprese del campione si avvalgono della collaborazione di 2.982 addetti, che generano 4.106 contratti, 110.394 giornate lavorate che generano oltre 500 full time equivalent. Il personale organizzativo/amministrativo quello che vede il maggior utilizzo di forme contrattuali a tempo indeterminato, anche se la forma contrattuale a tempo determinato ad essere la pi diffusa, immediatamente seguita dall’occasionale. Per il personale artistico il contratto a tempo determinato la forma contrattuale maggiormente utilizzata (42,4%).
Le imprese analizzate evidenziano una spiccata vocazione produttiva: con due nuove produzione annue per un totale di 1087 titoli e 1690 repliche. Le imprese presentano anche una capacit ad ottimizzare le proprie attivit: 308 sono i titoli complessivi ripresi che generano 2859 repliche. L’attivit di coproduzione pi contenuta e riguarda 100 titoli e 423 repliche.
• Gli Operatori
L’et media degli operatori del campione di 36 anni e il 44% dei rispondenti ha un’et compresa tra i 27 e i 35 anni: si tratta di un campione giovane soprattutto in riferimento ai dati ENPALS. Mediamente gli operatori lavorano nel settore da 10-11 anni e l’anno di inizio attivit si attesta attorno ai 24 anni. Interessante segnalare come quasi la met del campione abbia iniziato a lavorare con meno di 24 anni e solo una quota molta ridotta (intorno al 10%) abbia iniziato dopo i 30 anni.
Il settore teatrale l’ambito di attivit prevalente per i rispondenti: l’incidenza media dell’attivit teatrale si attesta al 58%, seguita in modo pressoch paritario da musica, danza e performance. Il campione evidenzia pertanto come i singoli operatori teatrali pur lavorando prevalentemente all’interno del comparto non lesinano partecipazioni e incursioni in ambiti performativi affini e attigui.
Le professioni indicate dai rispondenti sono state ricondotte alle categorizzazioni ENPALS1, ricostruendo l’ambito (amministrativo/organizzativo, artistico e tecnico) e il gruppo. Circa due terzi dei rispondenti ricoprono mansioni di carattere artistico. Fra i gruppi i pi rappresentativi quello degli attori, a cui seguono le figure con funzioni amministrative, quindi registi e sceneggiatori.
Per oltre 2/3 dei rispondenti la qualifica ENPALS dichiarata corrisponde alla professione attuale; solo per il 26% dei rispondenti non vi corrispondenza. Tale dato pu essere letto come evidenza del fatto che, da un lato, la qualifica ENPALS fotografa una realt statica, mentre la professione degli operatori dello spettacolo pu portare a evoluzioni e riconversioni, dall’altro, tali categorizzazioni possano necessitare l’introduzione di cambi di posizione rispondenti agli avanzamenti di status professionale e/o alle riconversioni di alcune professioni.
Se si analizzano le forme contrattuali che regolano i rapporti degli operatori dello spettacolo si evince come il contratto a tempo indeterminato sia la modalit meno utilizzata; il contratto a tempo determinato rappresenti per circa la met dei rispondenti la forma usuale di contratto; molto utilizzata la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto.
Per quanto concerne le giornate effettivamente lavorate nel 2010, variano mediamente tra le 131 e le 149 e complessivamente possiamo stimare che il campione indagato abbia lavorato tra le 124.000 e le 141.000 giornate.
Differenze significative emergono tra gli ambiti professionali dove gli amministrativi dichiarano 193 giornate effettive contro le 129 degli artistici. Se le donne dichiarano mediamente 20 giorni di lavoro in pi rispetto ai maschi, nel centro Italia le giornate dichiarate sono sensibilmente inferiori rispetto al sud e al nord Italia. Per le diverse attivit lavorative realizzate gli operatori percepiscono mediamente dai 9.650 € ai 11.600 € annui. Complessivamente si stima che l’ammontare delle retribuzioni percepite dagli operatori del campione vari tra i 9.150.000 € e gli 11.400.000 €.
Quasi il 30% dei rispondenti dichiara di percepire retribuzioni comprese tra i 10 e i 20 mila €, mentre il 57% dichiara di guadagnare meno di 10.000 € l’anno; solo il 14% percepisce pi di 20.000 € (meno dell’1% dichiara di percepire pi di 50.000 €).
Il questionario prevedeva un quesito in cui si chiedeva agli operatori di esprimere un giudizio su “quanto ci si sente felici per il proprio lavoro” su una scala da 1 a 100. Il valore medio di 56; due persone su dieci esprimono un giudizio inferiore a 30, solo 3 persone su 10 forniscono un punteggio superiore a 70.
L’analisi sul campione degli operatori analizzati consente di individuare 4 raggruppamenti significativi che possono essere considerati come “idealtipi” dell’operatore teatrale italiano.
Gruppo 1 (51%) “Precari e scontenti”: il gruppo pi numeroso (riguarda praticamente un operatore su due) ed costituito da persone tra i 26 e i 40, con livelli medi di retribuzione molto bassi attorno ai 4-5000 €, con gi una buona esperienza professionale alle spalle (lavorano in medi da 9 anni, avendo iniziato attorno ai 24 anni). Si tratta di un gruppo caratterizzato ancora da forti margini di precariet (meno del 60% lavora esclusivamente nel settore dello spettacolo), con un numero medio di giornate lavorate ai fini Enpals attorno alle 46 (nessuno di loro segnala pi di 140 giornate lavorate nel 2010) e con il livello di felicit rispetto al proprio lavoro pi basso (43,4/100). Il ricorso al sussidio in linea con i dati medi.
Gruppo 2 (25%) “Sulla linea di confine”: si tratta di un gruppo che riguarda un operatore su quattro e che rappresenta una sorta di evoluzione del gruppo 1. Sono operatori in una fase pi matura sia a livello anagrafico (l’et media 38 anni e il gruppo varia tra i 30 e i 45 anni) sia a livello professionale (lavorano in media da 14 anni avendo iniziato anche loro attorno ai 24 anni). Le retribuzioni medie si attestano attorno ai 16.000 € (variando mediamente da 12 a 20 mila) e nel 78% dei casi si tratta di persone che lavorano esclusivamente nel settore dello spettacolo. Il numero medio di giornate lavorate si attesta attorno alle 100 annue e il livello di felicit rispetto al proprio lavoro nella media del campione (58/100). Si tratta di un gruppo che si colloca in una sorta di “terra di mezzo” avendo imboccato la strada di un percorso professionale definito, ma non avendo ancora del tutto risolto elementi di fragilit in particolare per quanto riguarda i livelli di retribuzione e la continuit del lavoro. E’ il gruppo che fa il maggiore ricorso ad ammortizzatori e a sussidi.
Gruppo 3 (13% del campione) – “L’entusiasmo degli esordi”: il gruppo pi giovane (l’et media attorno ai 29 anni e l’et varia tra i 24 e i 33 anni), numericamente non molto numeroso. Si tratta di persone che pur nella giovane et evidenziano gi una presenza lavorativa nel settore di un certo rispetto (lavorano in media da 6 anni e l’et di inizio professionale attorno ai 22-23 anni). Dal punto di vista retributivo il gruppo pi difficile da analizzare per la grande quantit di “non risposte” che denota una difficolt a quantificare e collocare il proprio lavoro in una dimensione economica precisa: il numero di giornate lavorate a fini Enpals , infatti, il pi basso attestandosi attorno alle 25 gg/annue. Per converso il gruppo che fa registrare i livelli di felicit per il proprio lavoro pi alti (82/100).
Gruppo 4 (10% del campione) – “I realizzati”: si tratta del gruppo numericamente pi ridotto (un operatore su dieci) e pi anziano (l’et media attorno ai 46 anni e l’et del gruppo varia tra i 38 e i 60 anni): lavorano nel settore in media da 20 anni e l’et di ingresso stata attorno ai 26 anni. Sono il gruppo con le retribuzioni pi elevate (34.500 € medi, con variazioni tra i 26 e i 53 mila €) e il maggior numero di giornate lavorate Enpals (media attorno ai 183 giorni l’anno, nessuno di questo gruppo lavora meno di 110 giorni l’anno). E’ il gruppo che ricorre di meno agli ammortizzatori e ai sussidi e fa registrare un grado di felicit per il proprio lavoro elevato (78,8/100) anche se inferiore a quello del gruppo precedente.
Per info
www.progettocresco.it
www.fitzcarraldo.it
Comunicazione stampa
Laura Cherchi
Fondazione Fitzcarraldo onlus
Via Aosta 8
I 10152 Torino Italy
T. 0039 011.5099317
email: laura.cherchi@fitzcarraldo.it
web: www.fitzcarraldo.it

 

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