COORPI - Coordinamento Danza Piemonte http://www.coorpi.org/index.php?topic=Conversazioni Rubrica di opinioni ed informazioni a cura di Sara Bonini Baraldi redazione@coorpi.org redazione@coorpi.org Copyright 2010 COORPI - Coordinamento Danza Piemonte glFusion Thu, 13 May 2010 18:23:51 +0200 it-IT Intervista a Maria Luisa Re Fiorentin http://www.coorpi.org/article.php/20100512164607571 http://www.coorpi.org/article.php/20100512164607571 Wed, 12 May 2010 16:46:07 +0200 Cristiana Candellero Conversazioni <p><b><img width="200" height="150" alt="" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Maril%C3%B9%20Re%20Fiorentin.jpg" />Funzionario della Direzione Cultura della Regione Piemonte, Settore Spettacolo, sino al 31.12.2009.</b></p> <div> <div>Torino, aprile 2010</div> <div>di&nbsp;<em>Sara Bonini Baraldi</em></div> </div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><i>&ldquo;Se qualcuno ha già trovato le parole giuste per descrivere qualcosa, non cercarne altre&rdquo;, dice il saggio. Non mi dilungherò quindi nella descrizione della Drogheria</i><a name="_ftnref1" title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Cristiana/Desktop/intervista%20-Maril%C3%B9-%20Finale.rtf#_ftn1"><span><span>[1]</span></span></a><i> dove un caldo giovedì d&rsquo;aprile - in compagnia della fidata Cristiana &ndash; ho incontrato Maria Luisa Re Fiorentin, per tutti Marilù. </i></div> <div><i>Da pochi mesi in pensione, m&rsquo;aspettavo una grigia signora di mezza età. E invece...</i></div> <div> <div id="ftn1"> <div>&nbsp;</div> </div> </div> <p><b>Sara:&nbsp;</b><i>Lei ha recentemente concluso un&rsquo;esperienza pluridecennale in Regione nell&rsquo;ambito della danza. Come è inziato questo percorso?</i></p> <div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Ho studiato all&rsquo;Università di Torino storia e critica dell&rsquo;arte e discipline dello spettacolo, laureandomi con una tesi sulla pop art inglese. Dopo alcuni anni di attività di ricerca e di insegnamento, ho poi fatto un concorso in Regione specificatamente rivolto ad addetti alla cultura e da lì è cominciata la mia vita &ldquo;parte seconda&rdquo;, quella dedicata al lavoro. Correva l&rsquo;anno 1980, e da allora ho sempre lavorato all&rsquo;interno dell&rsquo;Assessorato alla cultura, prima occupandomi di beni culturali, poi delle attività espositive del Castello di Rivoli, ed infine delle attività di spettacolo. Tenete conto che in quegli anni il ruolo delle regioni, anche nella cultura, era in una fase assolutamente iniziale: tutto era molto più fluido e meno definito, il comparto era piccolo, molto intrecciato, si lavorava con pochi grandi soggetti e con risorse, sia umane che finanziarie, molto limitate, se comparate al presente. Le esperienze erano quindi più trasversali, meno rigide. Ora le istituzioni sono cambiate, sono cresciute, si sono sviluppate e strutturate, così come sono cresciute le realtà operanti nel settore culturale, forse anche grazie alle stesse istituzioni.</div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Sara:</b><i>&nbsp;Cosa l&rsquo;ha portata ad occuparsi specificatamente di danza?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Forse il caso, sicuramente un&rsquo;esigenza di ripartizione di competenze interne, ma dev&rsquo;esserci stata anche una sorta di &ldquo;attrazione fatale&rdquo;, visto che l&rsquo;opzione rispetto a due importanti comparti quali cinema e teatro in favore della musica e della danza è stata, appunto, una scelta.. Certo è stata per me un&rsquo; esperienza molto interessante seguire la danza in tutti questi anni, veder nascere e crescere tutta una serie di realtà e di soggetti. Il comparto della danza in Piemonte negli anni &lsquo;90 era molto diverso da come appare oggi: con la Compagnia del Teatro Nuovo da un lato e quella di Loredana Furno dall&rsquo;altro si caratterizzava come un sistema fortemente bipolare. Per il resto, non c&rsquo;era molto... Poi ha cominciato a farsi spazio anche la compagnia Sutki, la cui anima organizzativa era il compianto Gennaro Labanca, e da lì in poi c&rsquo;è stata una vera e propria evoluzione. Penso a tante realtà che in questi anni si sono sviluppate e radicate nella nostra regione, come quella del Balletto dell&rsquo;Esperia di Paolo Mohovich, o la Compagnia Egri-Bianco, a festival come Torinodanza, che ha avuto l&rsquo;intelligenza e la capacità di ricollocare Torino in un contesto internazionale, a Interplay e al lavoro capillare portato avanti da Natalia Casorati, a realtà come La Piattaforma e Insoliti, allo stesso Coorpi, e poi alla scommessa più recente, quella della Lavanderia a Vapore. Il tutto in linea con un certo fermento a livello nazionale e internazionale che anche qui, con lo sviluppo di reti e di rapporti, ha avuto dei riflessi, ha fatto approdare dei protagonisti, ha creato delle storie e dei percorsi.&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Secondo lei che ruolo ha avuto la Regione Piemonte in questo sviluppo?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Se la Regione ha avuto un ruolo credo sia stato quello di porsi come un&rsquo;istituzione &ldquo;aperta&rdquo;, capace di attivare una dimensione di ascolto, di conoscenza. Di aver saputo far emergere il potenziale esistente e di averlo affrontato in tutta la sua complessità e problematicità. Il nostro approccio è sempre stato quello di &ldquo;lavorare insieme&rdquo;, inteso non come slogan ma come prassi operativa orientata all&rsquo;incontro e, talvolta, se necessario, anche a uno scontro costruttivo. La danza, rispetto alla musica ad esempio, è un comparto molto circoscritto. Questa è la sua fragilità ma è anche la sua forza, perché ha permesso di avere sempre interlocuzioni dirette tra istituzioni e operatori, e di realizzare un monitoraggio quasi giornaliero di tutto ciò che bolliva in pentola, fungendo da terminale per tutte le progettualità, tutti i problemi. Questo ci ha permesso di essere non solo un erogatore di fondi ma un vero e proprio interlocutore progettuale, svolgendo una funzione assimilabile a quella di una regia complessiva dell&rsquo;esistente, condivisa ed innervata dall&rsquo;apporto di tutti i soggetti. Il che è fondamentale, perché per erogare fondi con cognizione di causa è necessario entrare davvero dentro ai problemi, conoscerli, in qualche modo comprenderli e condividerli. La danza non ha mai avuto molte risorse, ma quelle di cui ha potuto disporre ritengo siano state spese bene: anche per progetti pilota da cui hanno poi preso avvio dei percorsi interessanti. E&rsquo; il caso, ad esempio, di&nbsp;<i>Spazi per la Danza Contemporanea</i>, un progetto realizzato in concertazione col Ministero e coordinato dall&rsquo;ETI per dare slancio alla creatività delle giovani generazioni e rispondere al bisogno impellente di ricambio generazionale, di formazione, di sostegno alla produzione coreografica. Che era quello che mancava. Da qui anche l&rsquo;investimento nel rapporto con l&rsquo;Università, e la creazione del CRUD -<i>Centro Regionale Universitario per la Danza &ldquo;Bella Hutter&rdquo;</i>, diretto in questi anni in modo appassionato e illuminato da Alessandro Pontremoli, che ha saputo svilupparne una stimolante identità di &ldquo;cerniera&rdquo; fra la realtà universitaria e quella dei professionisti della danza.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Come è stato possibile portare avanti questo approccio virtuoso?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Sicuramente abbiamo avuto la fortuna di lavorare con dei responsabili politici, anche di diversa connotazione, che ci hanno accordato fiducia e libertà operativa. Naturalmente la volontà politica è determinante nel momento di individuazione degli obiettivi strategici, ma è poi importante che non vi siano eccessive direzioni obbligate o sensi vietati per poterli raggiungere. Credo di poter dire che le modalità d&rsquo;intervento sono sempre state sostanzialmente lasciate all&rsquo;apparato amministrativo, con una fiduciosa &ldquo;carta bianca&rdquo;. Il nostro mandato era quello di creare una cultura della danza, che allora non c&rsquo;era, e nemmeno ora so dire se c&rsquo;è veramente... ma credo che molto sia stato fatto in questa direzione.</div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>E&rsquo; soddisfatta dei risultati ottenuti?&nbsp;</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Direi proprio di sì... dai primi anni novanta ad oggi la danza in Piemonte ha fatto molta strada. E&rsquo; vero che il percorso ha incontrato molte curve, qualche precipizio, ogni tanto qualche interruzione, ma è stato un percorso condiviso, il frutto di un gioco di squadra: non solo fra politica e amministrazione, ma anche con il concorso attivo di operatori, danzatori, coreografi, critici, ciascuno sulla base del proprio ruolo e delle proprie competenze. Il vero punto è riuscire a non lavorare nella separatezza, perché è solo dall&rsquo;apporto di tutti che poi può scaturire qualcosa di interessante. E che possibilmente non sia soltanto una sommatoria, ma un &ldquo;di più&rdquo;, dato dall&rsquo;apporto di ciascuno &ndash; in termini di idee, esperienze, competenze&nbsp;-&nbsp;e in cui ciascuno si riconosca.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>&nbsp;Sara:</b>&nbsp;<i>Qualche rimpianto?</i>&nbsp;Q<i>uestioni ancora da affrontare?&nbsp;</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Beh...si può sempre fare di più e meglio: se avessimo avuto più fondi, più personale, più visibilità... ma abbiamo fatto il possibile con le risorse a disposizione, e non penso si possa parlare di rimpianti. L&rsquo;auspicio ora è che non si torni indietro rispetto al percorso fatto, che al di là delle persone che si avvicendano all&rsquo;interno delle amministrazioni e degli specifici orientamenti politici delle giunte si sia in grado di continuare la strada intrapresa attraverso quel percorso di conoscenza e quel gioco di squadra sperimentato in passato.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>In cosa consisteva esattamente il suo lavoro? Ci racconti una tipica giornata in Regione...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Le giornate lavorative di chiunque sono complesse e articolate...così anche le mie! Una parte rilevante del mio impegno quotidiano è andato alla risoluzione dei problemi: problemi relazionali con l&rsquo;interno e con l&rsquo;esterno, rapporti con la dirigenza politica, gestione dell&rsquo;ordinario e gestione dei fondi. Spesso il nostro lavoro viene inteso in senso riduttivo, ma è molto più complesso di una semplice distribuzione di risorse finanziarie: per poter destinare i finanziamenti in maniera efficace è infatti necessario conoscere la situazione in modo approfondito, elaborare delle strategie, e alla fine &ndash; ma solamente alla fine - indirizzare i fondi per raggiungere gli obiettivi prefissati. E poi vi è l&rsquo;attività legata alla elaborazione dei piani di attività, alla predisposizione di testi legislativi,&nbsp;regolamentari, di bandi, e ancora quella progettuale, che ci ha visto attivi anche a livello nazionale.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Che tipo di relazione avete avuto con le altre regioni?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Nel settore della danza la relazione con le altre regioni si è aperta soprattutto grazie al recente progetto &ldquo;Spazi per la Danza contemporanea&rdquo;, ma la vera partita si giocherà d&rsquo;ora in avanti: se nel 2009 le regioni partecipanti erano solo tre (Piemonte Campania e Lazio) ora il modello di cooperazione si è allargato a diverse altre regioni. Il progetto ha dimostrato come lavorare in modo interistituzionale sia non solo possibile, ma anche proficuo. E noi come Regione Piemonte siamo stati apprezzati per la nostra realtà, forse meno regolamentata ed istituzionalizzata se confrontata con realtà come quelle del Veneto, dell&rsquo;Emilia Romagna e della Toscana, ma comunque molto vivace, caratterizzata proprio da una particolare vicinanza fra operatori ed istituzioni. La capacità dell&rsquo;ETI di cucire e rapportare, in questo progetto, le diverse anime e vocazioni delle varie regioni è stata fondamentale.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Cosa pensa della legge quadro per lo spettacolo attualmente in corso di approvazione?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:</b>&nbsp;La legge era attesa da tempo, e senza dubbio era ora che vedesse la luce. Ma per ora siamo solo alle intenzioni, e non si può ancora dire molto in proposito.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Dal 1&deg; gennaio 2010 lei è andata in pensione...progetti per il futuro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Questa è una domanda che mi fanno tutti: cosa farai adesso? Per me ora comincia un nuovo ciclo di vita, ed è una cosa che mi esalta moltissimo. Ho molti nuovi progetti, anche se per adesso preferisco non parlarne. La sensazione è quella di Icaro che dispiega le ali e vola verso nuovi orizzonti...speriamo solo di non fare la stessa fine! Questo non significa che io abbia perso l&rsquo;interesse per quello che ho fatto finora: quando ora vado a vedere uno spettacolo di danza ritrovo una pienezza di piacere che è il segno della continuità con il passato, con un lavoro che era diventato anche un po&rsquo; la mia vita. Per un coreografo, un ballerino questo è scontato. Per un funzionario pubblico poteva anche essere diverso. Ma non è stato così. Lo vedo dalle relazioni umane che si sono create nel corso del tempo, dalle grandi amicizie che restano immutate, dalle tante persone con cui tuttora mi sento e con le quali ci scriviamo. Ho una sensazione emotiva di grande continuità, non di cesura. C&rsquo;è un filo di affetto e di stima che mi lega a molti di coloro che ho incontrato durante il mio percorso lavorativo. Ora ho la possibilità di avere una serena &ldquo;distanza&rdquo; nei confronti di molte problematiche, cosa che prima non mi era concessa. Ma rimane il piacere, e questo è il bello.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Ora che non lavora più in Regione, che suggerimento si sente di dare a Coorpi?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Di mantenere sempre un ruolo propositivo. Perché Coorpi ha sempre proposto molto... anche cose irrealizzabili naturalmente! E di continuare a cercare in modo rabdomantico giovani danzatori e coreografi, a trovare o a inventarsi nuovi spazi, a mantenere quella fisionomia di spazio-laboratorio, di terreno di emersione di proposte giovani.... Questo per noi è stato il bello della scommessa: fungere da interlocutore sensibile e riconosciuto nei processi di definizione e di scelta progettuale, e contribuire alla realizzazione delle proposte.&nbsp;Coorpi è un &ldquo;co(o)rpo&rdquo; in realtà con tante anime, che deve continuare a coltivare.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>e ad un giovane danzatore/coreografo che lavora in Piemonte?</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div>Beh, non so se sono la persona più indicata per farlo... ma credo sia importante conoscere il &ldquo; sistema&rdquo; di cui si è parte, le problematiche, e relazionarsi con gli altri. Molte possibilità derivano da rapporti di elezione che ciascuno si crea. Il confronto poi è importantissimo per l&rsquo;acquisizione di parametri e scale di valori a supporto della propria consapevolezza artistica. E ancora: un grande e costante impegno formativo e un &ldquo;aggiornamento&rdquo; permanente, presupposti entrambi indispensabili e irrinunciabili per confrontarsi con parametri internazionali e non stare ai margini della scena nazionale ed europea.</div> <div>Sappiamo come non sia facile avere un posto al sole...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>e ad un giovane che entra oggi a lavorare in Regione nell&rsquo;ambito dello spettacolo?</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Marilù:&nbsp;</b>Da dove partire? Dalla conoscenza. Degli strumenti legislativi, delle prassi amministrative, ma anche, approfonditamente, delle problematiche del settore di cui ci si deve occupare. Perché se non c&rsquo;è conoscenza non può esserci programmazione, progettazione, riflessione. Noi nel 2003 abbiamo realizzato un convegno dal titolo &ldquo;Una Regione per la Danza&rdquo;. E&rsquo; stato un primo atto &ldquo;rivoluzionario&rdquo; in cui abbiamo messo tutti attorno ad un tavolo, amici e nemici, e da lì abbiamo cominciato a tessere rapporti. Altrettanto importante è andare a vedere quanti più spettacoli possibile. I progetti sulla carta, le istruttorie, le riunioni, sono certamente necessarie, ma non meno importante è andare a vedere tutto quello che si può. Il lavoro amministrativo, inteso in senso burocratico, questo non lo prevede, ma è fondamentale. Per me è stato allo stesso tempo un piacere e un dovere. E talvolta anche un sacrificio, ma fatto volentieri. Infine è importante avere una certa &ldquo;distanza&rdquo; dalle situazioni, per poter mantenere uno sguardo limpido, oggettivo, e poter prendere le decisioni migliori. Come dire... una grande vicinanza, ma allo stesso tempo una giusta lontananza da tutti. Non devi niente a nessuno, devi tutto a tutti.</div> <div>&nbsp;</div> <div><i>Chi la conosce sa che Marilù è ancora una giovane affascinante signora che fa decisamente onore al suo soprannome. Io però avrei voluto intervistarla trent&rsquo;anni fa, all&rsquo;inizio della sua carriera. Per capire se anche lei, come molti di noi, era allora in dubbio sul senso del suo fare, sulle direzioni del suo agire. Se così fosse, vorrebbe dire che anche noi, come lei ora, abbiamo la speranza di ritirarci dal mondo del lavoro con la consapevolezza di aver costruito qualcosa, circondati dall&rsquo;affetto degli altri (..e magari dando una festa alla Mole!). Vorrebbe dire che un senso c&rsquo;è. E&rsquo; solo che quando si è in corsa, a volte, non si riesce bene a vederlo.</i></div> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <div><br style="clear: both;" /> <hr style="text-align: left; size: 1px; width: 33%;" /> <div> <div><a name="_ftn1" title="" href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/Cristiana/Desktop/intervista%20-Maril%C3%B9-%20Finale.rtf#_ftnref1"><span><span>[1]</span></span></a>&nbsp;&ldquo;Alla Drogheria si danno appuntamento dopo cena o all&rsquo;ora dell&rsquo;aperitivo soprattutto i figli di quella che una volta veniva definita la &ldquo;Torino bene&rdquo;. Adolescenti che tra loro si chiamano cabinotti , per via della cabina telefonica di Corso Fiume dove a un certo punto punto hanno iniziato a ritrovarsi ai bordi dei loro motorini. (...) All&rsquo;ora di pranzo, però, le cose cambiano. All&rsquo;ora di pranzo, quando i &lsquo;cabinotti&rsquo; sono a scuola oppure dormono&nbsp;per riprendersi dalla notte consacrata al clubbing nel fine settimana, alla drogheria trovi altra gente. Adulti. O almeno presunti tali, in quest&rsquo;epoca di annunci che alla voce Cuori Solitari recitano &ldquo;ragazzo quarant&rsquo;enne cerca ragazza&rdquo;. Gli adulti, all&rsquo;ora di pranzo, a Torino, in Piazza vittorio Veneto, alla Drogheria, siedono intorno a un unico tavolo. Assai lungo, e col piano in marmo di Carrara. La situazione ideale, a prima vista, per &lsquo;socializzare&rsquo;. Ci sono i colleghi dello studio grafico in pausa e le amiche arredatrici che progettano vacanza a Pantelleria o Giannutri. Architetti non di rado alle prese con i lavori per le Olimpiadi del 2006 che hanno riempito Torino di cantieri, e musicisti dei vari gruppi nati e cresciuti in città a partire dalla metà dello scorso decennio. Bene. Tutti i torinesi seduti all&rsquo;ora di pranzo intorno al tavolo socializzante della Drogheria in realtà più o meno si conoscono: per certo almeno &lsquo;di vista&rsquo;, come si dice. Perchè a Torino, città da sempre divisa in compartimenti stagni, chi frequenta certi posti e certi &lsquo;giri&rsquo;, non ne frequenta altri. E alla fine, che tu faccia di mestiere il professore universitario o lo spacciatore, incontri più o meno sempre le stesse persone. Ora: se la Drogheria fosse a Bologna o a Roma o a Napoli, o perfino a Milano, e se intorno al suo lungo tavolo socializzante dal piano in marmo di Carrara sedessero dei bolognesi o dei romani o dei napoletani, o perfino dei milanesi, allora inevitabilmente questi finirebbero per socializzare. Ma la Drogheria è a Torino. E a Torino i colleghi dello studio grafico parlano solo ed esclusivamente tra loro. E le amiche arredatrici anche. E gli architetti pure. E così i musicisti. Non se lo sognano nemmeno, di socializzare. A meno che un amico comune non provveda alla formalità delle presentazioni (...)&rdquo;, Giuseppe Culicchia, &ldquo;<i>Torino è casa mia</i>&rdquo;, Editori Laterza, 2005 pp.13-15.&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <div>Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/"></a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Maril%F9_Re_Fiorentin">Marilù_Re_Fiorentin</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Spazio_Piemonte">Spazio_Piemonte</a></div> </div> </div> </div> Intervista ad Alessandra Bentley http://www.coorpi.org/article.php/20100311212742555 http://www.coorpi.org/article.php/20100311212742555 Thu, 11 Mar 2010 21:27:42 +0100 Cristiana Candellero Conversazioni <p><b><img width="200" height="150" alt="" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Alessandra%20Bentley3.jpg" />ideatrice del progetto La Dimora Coreografica, </b></p> <div><b>partner italiana del progetto Intermed</b><b><br /> </b></div> <div>Con la partecipazione di: Mariachiara Raviola, Raffaele Irace, Michel Hallet Eghayan e Khalid Benghrib.&nbsp;Special thanks to Cristiana Candellero.</div> <div>Torino, Luglio 2009&nbsp;</div> <div>di <em>Sara Bonini Baral</em><em>di</em></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><i>Siamo al Centro Danza Royal, affascinante spazio di formazione per la danza torinese in zona stadio olimpico. Quella che doveva essere una tranquilla chiaccherata con Alessandra Bentley si trasforma in breve tempo in un complesso dialogo a più voci. Il mio modesto registratorino fatica a cogliere le sfumature di un discorso che è multiculturale nel pensiero, oltre che nella lingua...</i></div> <p> </p><div><b>Sara: </b><i>Prima di parlare dell&rsquo;esperienza di Intermed vorrei che mi dicessi due parole su Dimora Coreografica, il progetto del Centro Royal all&rsquo;interno di cui Intermed si inserisce... &nbsp;</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Il progetto della Dimora Coreografica nasce nel 2007. Precedentemente, nel corso della mia collaborazione per il festival &ldquo;Insoliti&rdquo; con Monica Secco e grazie anche all&rsquo;esperienza maturata all&rsquo;interno di Coorpi mi ero infatti resa conto della grave mancanza di spazi a Torino dedicati alla creazione dei giovani coreografi. Con Mariachiara Raviola abbiamo dunque voluto pensare a qualcosa di completamente nuovo che rispondesse a questa esigenza. Qualcosa che partisse dal basso ma&nbsp;allo stesso tempo valorizzasse l&rsquo;esperienza del Centro Danza Royal che da 20 anni crea ballerini di alto livello, alcuni oggi anche promettenti coreografi e performer, come ad esempio Rebecca Rossetti.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Tu sei la direttrice del Centro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Si, insieme a Elena Del Mastro. Ormai purtroppo non ho più molto tempo da dedicare all&rsquo;insegnamento, ma tengo molto alla classe delle bambine e ad un laboratorio coreografico che conduco con Mariachiara Raviola ed Elena Angeli, e a cui non voglio in nessun modo riunciare. Recentemente tre delle ragazze che seguono il nostro laboratorio sono state scelte per proseguire la formazione all&rsquo;interno del progetto Intermed, e ciò ci rende molto orgogliose... I corsi per gli adulti sono invece tenuti da docenti esterni che collaborano con la scuola.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Torniamo al progetto La Dimora Coreografica.. (nel frattempo entra nella sala Mariachiara)</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Alessandra:</b> La Dimora è nata con l&rsquo;obiettivo di dare ospitalità ai giovani coreografi piemontesi,&nbsp;con particolare riguardo a quelli segnalati dalla Regione Piemonte. Grazie a questo progetto la sala del Centro Danza Royal viene concessa gratuitamente ad alcuni coreografi che possono utilizzarla per le loro creazioni negli orari in cui non è impegnata dall&rsquo;attività didattica. Attualmente il coreografo ospite è Raffaele Irace che avrà la possibilità di stare da noi per tre anni, in modo da dare una certa continuità alla sua produzione. In passato, tra gli altri,&nbsp;abbiamo ospitato anche Daniela Paci, Gabriella Cerritelli, Julie Anne Stanzak, e i ragazzi selezionati del Bando under30 di Piattaforma. Alcuni coreografi vengono anche sostenuti con un picccolo contributo alla produzione ed alla distribuzione. Quest&rsquo;ultima in particolare avviene grazie alla collaborazione con il Teatro Nuovo e con il Festival Intermed. Inoltre grazie al &nbsp;progetto &ldquo;Residenze Creative&rdquo;, il Teatro Settimo offre gratuitamente i suoi spazi ai nostri coreografi per una settimana (2 giorni di spettacolo e quattro di prove).&nbsp;Quest&rsquo;anno quest&rsquo;opportunità è stata data, oltre che al nostro coreografo &lsquo;residente&rsquo; Raffaele Irace, a Silvia Gribaudi - una coreografa che ha recentemente vinto il Premio Giovane Danza D&rsquo;Autore Veneto 2009 - a Eleonora Ariolfo e a Fabrizio Varriale.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Come vengono selezionati i coreografi della Dimora? </i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:</b> La selezione è sempre avvenuta in modo molto naturale: inizialmente è stata La Regione Piemonte ad indicarci alcuni coreografi, per esempio alcuni tra quelli selezionati da Spazio Piemonte; poi io ho mandato alcuni ragazzi da Piattaforma, e così via. Da quando abbiamo cominciato c&rsquo;è stato un ricambio continuo.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Chi sono i finanziatori del progetto della Dimora Coreografica?</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Alessandra:</b> La Regione Piemonte, grazie alla legge 58, ed alcuni sponsor, ma solo per piccole cifre. Ogni anno circa 30.000 euro sono impiegati a sostegno della produzione dei coreografi, dell&rsquo;organizzazione, e dell&rsquo;allestimento delle varie serie di spettacoli. Solo una piccola parte del finanziamento va anche a coprire le spese generali, anche se la sala viene messa a disposizione delle Compagnie di danza per circa 1.000 ore all&rsquo;anno. Una parte consistente del finanziamento va a supporto del progetto Intermed. In realtà tutti questi progetti sono realizzati anche grazie ad un considerevole impegno da parte del Centro Danza Royal.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Parliamo dunque di Intermed: come nasce e di cosa si tratta?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Nel 2004, grazie all&rsquo;amica francese Mary Balcet Turban, ho avuto modo di conoscere Michel Hallet Eghayan con il quale è nata subito una bella amicizia; Michel dirige a Lione un centro di formazione molto bello con il quale abbiamo avviato rapporti di collaborazione per il Festival Insoliti; in seguito Michel mi ha chiesto di diventare partner italiano ufficiale del progetto Intermed ... e così è stato con la Dimora Coreografica.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> C<i>he cos&rsquo;è Intermed? Un&rsquo;idea vostra o un progetto europeo?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Intermed è una creazione di Michel che con la sua struttura funge da capofila; &nbsp;oltre a Dimora come partner italiano e i suoi coreografi Raffaele Irace e Mariachiara Raviola, il progetto coinvolge diversi coreografi provenienti dall&rsquo;area mediterranea: Khalid Benghrib (Compagnie FK_far) per il Marocco e <span>Syhem Belkhodja (Nessel Fen) </span>per la Tunisia. Nel 2009 si è poi aggiunto Said Ait El Moumen (Cie Anania) del Marocco ed in futuro è prevista l&rsquo;entrata nel progetto del Libano. L&rsquo;obiettivo è quello di sviluppare una vera e propria pedagogia attraverso l&rsquo;incontro di diversi coreografi e giovani ballerini provenienti da paesi dell&rsquo;area mediterranea. Di fatto ciascun partner di progetto sceglie un coreografo ed alcuni ragazzi della propria scuola - solitamente i migliori giovani allievi, quelli che ambiscono al professionismo - per svolgere una serie di seminari di formazione e di creazione gratuita. <i>(A questo punto entra anche Raffaele Irace...)</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Ma della pedagogia Intermed preferirei che te ne parlassero i coreografi presenti qui a Torino in questi giorni: Raffaele , Khalid, Mariachara, e Michel che ne è il promotore.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Raffaele:</b><span> In realtà la pedagogia Intermed non è qualcosa di definito: sta crescendo con il progetto stesso, a partire dall&rsquo;amore e dalla dedizione per la danza di quattro diversi coreografi. Nello specifico si tratta di dare ad alcuni ragazzi la possibilità di studiare nello stesso momento, cioè in maniera contemporanea, con quattro artisti completamente diversi. Poichè ognuno di noi ha un modo di lavorare proprio, i ragazzi si trovano di fatto sotto pressione, perchè sono stimolati allo stesso tempo da quattro punti di vista differenti. Per esempio Mariachiara ha uno stile molto teatrale, legato all&rsquo;espressività del teatro-danza, Khalid invece è molto fisico, mentre Michel porta un contributo che gli deriva dalla sua grande esperienza accademica, sia come artista che come pedagogo. Da parte mia c&rsquo;è invece la ricerca coreografica, che parte da una passione profonda e da un percorso che possiamo forse definire più artigianale. In comune abbiamo però una fortissima spinta motivazionale e l&rsquo;obiettivo di una formazione nuova dei ragazzi, realizzata a quattro mani. L&rsquo;idea è quella di far sperimentare ai ragazzi una doppia condivisione: quella tra di loro e quella tra quattro maestri che lavorano insieme attraverso un passaggio di consegne che deve essere sia agevole che costruttivo.</span></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Fammi capire...lavorate tutti e quattro contemporaneamente oppure ogni coreografo lavora singolarmente con i ragazzi a tempi alterni?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Raffaele:</b> Entrambe le cose: esistono sia momenti dedicati al singolo coreografo, sia momenti condivisi a due o più voci. Alla fine la coreografia è sempre comunque il risultato di un lavoro congiunto, non si può dire che un &ldquo;pezzo&rdquo; sia di uno di noi, e un pezzo dell&rsquo;&rdquo;altro&rdquo;... è frutto di una crescita comune che avviene con l&rsquo;apporto di tutti. Sia per noi che per i ragazzi tutto ciò è molto stimolante perchè porta spunti molto diversi e ad una sintesi inaspettata.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>mi sembra di capire dunque che c&rsquo;è un doppio livello di crescita, di formazione: uno che è quello degli allievi, e uno forse che è anche il vostro, in quanto coreografi che lavorano insieme in un modo totalmente nuovo. Che cosa vi ha data il progetto Intermed in questo senso?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b><span>Raffaele:</span></b> Ciò che è veramente nuovo e stimolante per noi è la possibilità di condividere il momento di creazione, cosa non sempre facile. Solitamente ognuno di noi ha un obiettivo o meglio un&rsquo;ispirazione, un&rsquo;ossessione artistica, un&rsquo;urgenza che lo porta a creare una coreografia. In questo caso invece l&rsquo;urgenza è la condivisione, &nbsp;l&rsquo;obiettivo è quello d&rsquo;incontrarsi con l&rsquo;altro. Sicuramente la crescita sta nel riuscire a lasciare nelle mani dell&rsquo;altro la tua coreografia. Di dire: <i>&ldquo;Prego, questo è quello che io ho fatto, vedi cosa riesci ad aggiungere, fanne quello che credi...&rdquo;.</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Alessandra:</b> Intermed in effetti è molto stimolante anche per noi. Io stessa penso che porterò avanti la pedagogia sviluppata da questo progetto nel mio percorso come insegnante.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:</b> Per me è stato davvero molto particolare lavorare in questo modo, perchè i nostri approcci sono diametralmente opposti e quello che si sta creando è una cosa totalmente nuova per tutti. In realtà sto ancora cercando di &ldquo;digerire&rdquo; questi primi quattro giorni e di capire cosa è successo, visto che io a Lione non c&rsquo;ero e per me questa è la prima esperienza in Intermed come coreografa oltre che come organizzatrice... Quello che posso dire per ora è che questa modalità mette alla prova i miei limiti, la mia concezione coreografica. Di fatto mi trovo a lasciare nelle mani degli altri il mio materiale - che a me sembra abbia una sua completezza, una sua totalità - &nbsp;che viene invece completamente trasformato proprio laddove io ho dei limiti, completandolo.&nbsp;Ho avuto altre esperienze di coreografie a più mani, ad esempio per il progetto &ldquo;Piccole Donne&rdquo;, ma era molto diverso perché eravamo sì quattro coreografe diverse, ma con un immaginario abbastanza simile. Qui invece abbiamo tutti &nbsp;una concezione di creazione completamente diversa, senza contare il fatto che sto lavorando con degli uomini, il che in un certo senso è più facile e rende tutto più divertente...</div> <div>&nbsp;</div> <div><i>(Nel frattempo entrano anche Michel e Khalid, che si inseriscono nel dialogo... un misto tra italiano, francese, inglese e piemontese!!!)</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b><span>Michel:</span></b> Ciò che ci ha dato questo progetto è la possibilità di ordinare tutto il nostro personale materiale coreografico, di relativizzarlo e di trovargli una giusta collocazione. Inoltre il Mediterrraneo è una zona di profondi conflitti e noi abbiamo finalmente la chance di poter fare qualcosa. Pensiamo ad esempio alla ricchissima civiltà araba e al suo patrimonio culturale: la letteratura, la fisica, la matematica, la chimica araba! L&rsquo;Europa è spesso arrivata dopo e ha beneficiato a lungo di queste scoperte.&nbsp;La colonizzazione, e la conquista hanno spesso cristallizzato questo patrimonio, pur avvantaggiandosene.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Khalid:</b> Credo sinceramente ad una filosofia mediterranea, e il solo fatto di pensarci significa che il gioco è fatto. Il materiale arriva. Non subentrano problemi di gusto. La cosa più bella di questo progetto è che mi consente di arrivare al cuore di ciò che mi interessa: la persona. E dalla persona deriva la materia. Ne parlavamo nei nostri viaggi in macchina: si tratta di riconcettualizzare il principio di democrazia .</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Qual è invece il beneficio che traggono i ragazzi da questo tipo di lavoro a più mani?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Michel</b>: I ragazzi hanno background molto differenti: non è detto che diventino tutti coreografi, ma sicuramente tramite Intermed hanno l&rsquo;occasione di apprendere un metodo di lavoro. Un lavoro che è complesso, già solo per il fatto di essere in contatto contemporaneamente con quattro personalità diverse. E bisogna prima di tutto che noi coreografi trasmettiamo loro gli strumenti per gestire questa complessità.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Khalid</b>: Penso che quando dei giovani danzatori incontrano quattro coreografi differenti, che parlano una lingua differente, che hanno un metodo di insegnamento differente, e una formazione contemporanea differente, non apprendano soltanto una tecnica ma potenzino una capacità di relazione, aumentano la soglia di attenzione a più livelli, compresa quella umana. Lo stesso semplice incontro è prezioso, è un&rsquo;occasione straordinaria di gioia. Certo è, che è tutto molto avventuroso, e che è tempo di fare qualcosa. Siamo qui perché &ldquo;<i>bisogna</i>&rdquo; fare qualcosa. Non dimentichiamoci che il Mediterraneo rappresenta una&nbsp;grossa opportunità da questo punto di vista, anche per superare delle situazioni di conflitto.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Sembra tutto molto interessante... nessun problema dunque<span>?</span></i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b><span>Michel:</span></b> Beh si qualche problema l&rsquo;abbiamo avuto...io ad esempio non m&rsquo;aspettavo di trovare lo charme di Mariachiara!!! No, per dire la verità problemi veri non ne abbiamo incontrati. Fra noi e i giovani c&rsquo;è davvero molto entusiasmo...si arriva a fine giornata senza accorgersene. Alle otto si va alla tavola, ma si continua a discutere. E queste discussioni sono anch&rsquo;esse materiale da rielaborare...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Alessandra, prima mi accennavi che da questo progetto dovrebbero nascere anche alcuni spettacoli...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Alessandra:</b> Si. A Lione e a Torino ci sono state due serate in cui si sono esibiti, oltre alla giovane compagnia Intermed, anche le compagnie professionali dei rispettivi coreografi. Nel 2008 a Lione Raffaele Irace ha portato uno studio dello spettacolo prodotto da Dimora &ldquo;Ultra&rdquo;; nel 2009 Mariachiara è stata ospitata con un lavoro con la danzatrice Ornella Balestra &ldquo;L&rsquo;Attesa&rdquo;. A Torino nel 2009 a Vignale (che ha ospitato la serata di spettacolo) abbiamo portato un lavoro di Michel Hallet Eghayan &ldquo;Roots&rdquo;, nel 2010 porteremo anche gli spettacoli dei partner del Marocco e Tunisia. Tutte le serate Intermed si aprono con il lavoro &ldquo;in progress&rdquo; realizzato con i quattro/cinque coreografi della Giovane compagnia Intermed.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>A tal proposito vorrei porvi un&rsquo;ultima domanda, un pò provocatoria...: abbiamo parlato a lungo dell&rsquo;interesse di questo progetto in termini di processo formativo. Cosa pensate che ne venga fuori dal punto di vista estetico? Sarà apprezzabile il risultato di tutto questo percorso dal pubblico?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:</b> ...e chi lo sa! L&rsquo;idea è che nei tre anni lo spettacolo si vada costruendo. Obiettivamente è molto difficile percepire ora il livello estetico di quella che sarà la creazione finale della Giovane compagnia Intermed.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Raffaele:</b> La rappresentazione sarà quella giusta quando attraverso i ragazzi trasparirà la motivazione che gli abbiamo dato nel corso del lavoro. Non c&rsquo;è una ricerca prettamente estetica: avremo avuto successo semplicemente se riusciremo in questo.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Khalid:</b> Per me veramente la cosa importante è che si sia iniziato un processo. E per i risultati &ldquo;attendiamo la prossima puntata&rdquo;. E&rsquo; tutto. Non parliamo mai di estetica, parliamo di corrente, di proiezione. Il progetto non è un progetto di spettacolo. E veramente la creazione di una filosofia Intermed. Il Mediterraneo è un organismo a tratti anche molto fragile e, sebbene con grande difficoltà, questa è una grande occasione per mutuare delle esperienze e sperimentare nuovi processi orientati alla risoluzione dei problemi.&nbsp;</div> <div><i><br /> </i> <div>(n.d.r. La prossima tappa del progetto Intermed si svolgerà a Torino dal 5 al 12 Luglio 2010.)</div> <div>&nbsp;</div> <div><i>Causa la scarsa prestazione del mio registratorino e alle mie conoscenze di francese, me ne vado con la consapevolezza e la frustrazione di aver colto solo una piccola parte di quanto è stato detto. A qualche mese di distanza dall&rsquo;intervista, mi consola pensare che la parola si sarà ormai trasformata in azione, il pensiero in formazione...</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div>&nbsp;</div> </div> <p>Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Bentley">Bentley</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Centro">Centro</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Danza">Danza</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Royal">Royal</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Dimora">Dimora</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Intermed">Intermed</a></p> Intervista a Mariachiara Raviola http://www.coorpi.org/article.php/20091115204446516 http://www.coorpi.org/article.php/20091115204446516 Sun, 15 Nov 2009 20:44:46 +0100 Cristiana Candellero Conversazioni <p><strong><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Mariachiara%20Raviola%20copia.jpg" alt="Mariachiara Raviola" />Ideatrice ed organizzatrice de &quot;La Piattaforma - teatrocoreograficotorinese&amp;co&quot;</strong></p> <div>Torino, ottobre 2009</div> <div>di<b> </b><em>Sara Bonini Baraldi<br /> </em><i><br /> Torino, piove. Incontro Mariachiara al Dar al Hikma, davanti ad un té alla menta fumante. Incrociata più volte in varie occasioni, non avevamo mai parlato a fondo. Mi aveva colpito il fatto che chiunque parlasse di lei, per un motivo o per l&rsquo;altro, lo facesse sempre con un impercettibile sorriso sulle labbra.... Durante l&rsquo;intervista, aldilà dei modi pacati, si rivela una persona visionaria e determinata. Una a cui piace sfidare e vincere le cause perse, come quella di cambiare il clima della danza torinese...</i></div> <div><b><br /> </b></div> <p><b>Sara:&nbsp;</b><i>Le domande che ho preparato sono molto semplici... cosa ti è piaciuto di più dell&rsquo;esperienza di Piattaforma e cosa di meno?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>Di Piattaforma mi piace tutto quello che crea. Negli anni, io e Paola Colonna, siamo riuscite a creare un evento che genera occasioni, incontri, nuove idee che nascono e poi crescono oltre a Piattaforma. Anche se non è facile ottenere la presenza di programmatori da fuori Torino - quest&rsquo;anno c&rsquo;è stata un&rsquo;unica ma importante presenza in questo senso: quella di Marie Therese Allier della Ménagerie de Verre di Parigi, che è rimasta molto colpita dal livello inaspettato della giovane danza italiana - so che ogni anno da Piattaforma prende il volo qualche nuovo coreografo o danzatore. Per esempio l&rsquo;anno scorso una delle nostre &ldquo;scoperte&rdquo; è stata la compagnia Zerogrammi, che in seguito a Piattaforma è stata invitata al Gioco del Teatro, vetrina organizzata dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani, dove ha vinto il primo premio aprendosi diverse opportunità di visibilità e mercato. Sempre l&rsquo;anno scorso Gabriel Beddoes di Napoli e Daniele Ninarello di Torino hanno vinto il nostro Bando Piattaforma under 30 e da lì, anche grazie al progetto &ldquo;Spazi per la danza contemporanea&rdquo; di cui Piattaforma fa parte, i loro nomi e spettacoli hanno cominciato a circuitare in tutta Italia. Lo stesso è successo un paio di anni fa a Viviana Rossi e a Daniela Paci che sono state rispettivamente invitate a Polverigi (vincendo il primo premio) e ad Avignone.&nbsp;Non conosciamo ancora tutte le evoluzioni dei progetti dei coreografi dell&rsquo;edizione 2010, ma il livello qualitativo di quest'anno fa molto ben sperare... Già sappiamo ad esempio di Erika Di Crescenzo, che con il progetto coprodotto da Piattaforma e da Inside Off di Natalia Casorati è stata inserita nei Puntidanza organizzati da Egribianco Danza, mentre Raffaele Irace, con lo spettacolo in residenza alla Dimora Coreografica e visto a Piattaforma ancora sotto forma di studio, sarà nella stagione dei Santibriganti al Garybaldi di Settimo. Senza contare le occasioni che Piattaforma crea grazie ai progetti di collaborazione &lsquo;ufficiale&rsquo; attivati nel corso del tempo, come ad esempio quello con il Balletto dell&rsquo;Esperia di Paolo Mohovich, che ogni anno sceglie uno spettacolo da coprodurre e inserire nel suo festival (negli anni Cristiana Candellero, Daniela Paci, Tecnologia Filosofica), o con il Teatro Nuovo, che in vario modo offre nuove tappe di lavoro ai &lsquo;nostri&rsquo; coreografi. Inoltre la documentazione video/foto di Piattaforma è messa a disposizione dei danzatori che la utilizzano per i loro progetti, supportando in questo modo i giovani artisti nella loro promozione individuale...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>E al pubblico secondo te cosa piace di Piattaforma?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:</b>&nbsp;Che c&rsquo;è una visibilità snella, nonostante sia praticamente una maratona....perché gli spettacoli sono quasi sempre brevi, e ciascuno può scegliere come fruire della serata: può vedere una performance, poi andare a bere qualcosa, leggere, fare altro. Ogni anno, quando finisce Piattaforma, Paola ed io non capiamo veramente cosa sia successo, ma alla fine quello che resta è il clima che, nemmeno così consapevolmente, siamo riuscite a creare. Roberto Tarasco (<i>regista e autore torinese, ndr</i>) una volta mi ha detto &ldquo;la differenza di Piattaforma rispetto ad altri eventi, è che voi riuscite a fare di Piattaforma un vero e proprio spettacolo&rdquo;. Ecco: noi non curiamo solo l&rsquo;organizzazione, ma la &ldquo;regia&rdquo; del festival nel suo insieme, tentando di affiancare agli spettacoli un allestimento originale ed accogliente. Ad esempio l&rsquo;anno scorso abbiamo voluto esporre la macchina per il &ldquo;gyrotonic&rdquo; e coinvolgere artisti e pubblico nello spazio antistante alla sala teatrale, quest&rsquo;anno abbiamo intrattenuto il pubblico negli intervalli con gelato, videodanza, libri consultabili, cd in ascolto...inoltre durante l&rsquo;aperitivo abbiamo voluto dare la possibilità al pubblico di incontrare artisti e organizzatori, commentare con loro l&rsquo;evento, dire che cosa è piaciuto e cosa no. Chi viene trova questo: un esperienza diversificata, fruibile a più livelli. Anche perché il nostro obiettivo è attrarre un pubblico nuovo, creare una contaminazione di pubblici diversi...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Credi che Piattaforma riesca effettivamente ad attirare pubblici diversi rispetto a quello &ldquo;classico&rdquo; della danza torinese?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:</b>&nbsp;Direi di sì, anche se devo ammettere che l&rsquo;edizione di quest&rsquo;anno, svolta a settembre, ha visto una diminuzione del pubblico rispetto alle programmazioni estive. In ogni caso mi è sembrato che&nbsp;fra il pubblico non ci fossero solo danzatori e volti conosciuti, e questo è per me un grande successo...&nbsp;Credo che ciò avvenga anche grazie al nostro sforzo di creare una contaminazione con mondi diversi. Nel 2008 ad esempio, grazie alla collaborazione con Contemporary Art Torino Piemonte, abbiamo tentato di portare la danza dentro spazi e momenti dedicati all&rsquo;arte contemporanea. Anche l&rsquo;immagine grafica scelta per la stessa edizione, che arriva da &ldquo;altri mondi&rdquo;, ha questo significato. Ma non è stato facile: abbiamo trovato diverse difficoltà ad esempio ad adeguare spazi non dedicati alle esigenze tecniche della danza, a dialogare con persone non del settore ecc, tanto che quest&rsquo;anno, stanche di offrire la danza gratis, abbiamo desistito... In ogni caso&nbsp;lo stesso nome che il festival porta - Piattaforma teatrocoreografico - indica un interesse più ampio: ci piace che il nostro programma parli anche di drammaturgia della danza, di immagine visiva, di sperimentazione, di contaminazione.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Veniamo agli spazi e ai tempi. So che questa è una questione piuttosto spinosa per Piattaforma...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>Si, direi che è la difficoltà più grande che abbiamo nell&rsquo;organizzazione di Piattaforma. Gli spazi che utilizziamo solitamente sono in convenzione col Settore Teatro del Comune di Torino il quale ha a disposizione alcune giornate da affidare a specifici progetti a costi ridotti. Il problema è che ogni anno si deve aspettare che il Teatro Stabile abbia deciso la sua programmazione e chiuso il calendario di tutti i festival teatrali, per poi infilarsi in qualche modo nei &ldquo;buchi&rdquo; rimasti: in questo modo trovare date e luoghi appropriati e non accavallarsi con gli altri festival è davvero una vera lotta. Inoltre le date ci vengono comunicate sempre all&rsquo;ultimo momento: l&rsquo;anno scorso (2008) ne abbiamo avuto conferma solo il 10 agosto, e con il festival che cominciava a metà settembre, ha significato avere solo 2 settimane per la promozione, con tutto quello che ne consegue in termini di calo di pubblico. E&rsquo; vero che questo è un problema per tutti i festival torinesi (compreso Torinodanza)&nbsp;ma credo che noi più di altri siamo stati negli anni penalizzati da questa situazione, costringendoci a migrare da un luogo a un altro, dall&rsquo;estate all&rsquo;autunno e viceversa.</div> <div>Inoltre la nostra ricerca è sempre andata verso spazi non convenzionali, cosa che ci ha creato ulteriori problemi: l&rsquo;anno scorso ad esempio abbiamo dovuto spendere 12.000 euro per adeguare gli spazi della Cavallerizza che, non essendo un vero e proprio teatro, non era attrezzata per ospitare adeguatamente gli spettacoli. Così per il 2010 abbiamo deciso di stipulare una collaborazione con il Teatro Erba, che forse non sarà un teatro alternativo ma, oltre ad esserci stato concesso gratuitamente dalla Fondazione Teatro Nuovo, ha un&rsquo;ottima visibilità e un facile allestimento, anche se deve ritrovare il pubblico della danza...</div> <div>Comunque quella degli spazi è una vera causa persa. Per fare le cose bene, e permettere alle compagnie di provare il loro spettacolo nello spazio scenico, nonché allestire luci e scene come si deve, bisognerebbe avere uno spazio a disposizione per almeno un mese: questo sarebbe un modo serio di &ldquo;produrre gli spettacoli&rdquo;, che è alla fine quello che Piattaforma fa, anche se con cifre di poco superiori a dei rimborsi spesa. A livello aggregato questo vorrebbe dire avere sul territorio uno spazio appositamente dedicato alla danza, dove concentrare la programmazione dei diversi festival nell&rsquo;arco dell&rsquo;anno e le prove di più compagnie. Ma questo spazio, a Torino, ancora non c&rsquo;è: la Lavanderia a Vapore di Collegno, con la quale è comunque prevista una collaborazione, non può permettersi altro se di non offrire i mesi estivi e per una sola giornata, mentre&nbsp;il Teatro Astra di Torino, anni fa ristrutturato e &lsquo;promesso alla danza&rsquo;, oggi diviene ufficialmente sede del TPE e quindi ancora dedicato al teatro, seppur &lsquo;contaminato&rsquo;. Insomma, temo che si debbano ancora combattere lunghe battaglie prima che alla danza contemporanea e di ricerca venga riconosciuto un vero spazio, sia in termini di politica culturale, sia in termini archittettonici!</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>E da parte vostra, come ideatrici e organizzatrici del festival, cosa potreste migliorare?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>La consapevolezza con cui scegliamo i lavori. Anche se generalmente cerchiamo di vedere gli spettacoli prima di accettarli, spesso siamo costrette a prendere progetti di cui abbiamo visto solo una prova o il video, per poi&nbsp;ritrovarci con uno spettacolo completamente diverso. Bisognerebbe avere la possibilità di seguire i progetti nel loro itinere, o sceglierli quando sono già stati completati. Ma questo per noi è praticamente impossibile, perché ora che abbiamo ottenuto i fondi del Ministero dobbiamo definire la programmazione e decidere gli spettacoli un anno prima della rassegna. Inoltre non riceviamo fondi specificatamente per la produzione, per cui è difficile che la qualità delle nostre &ldquo;produzioni&rdquo; sia paragonabile a quelle di altri festival. Anche se poi c&rsquo;è da dire che non sempre la disponibilità di fondi e la qualità delle produzioni vanno di pari passo... Dal 2008 però, grazie anche al progetto interregionale Spazi per la Danza Contemporanea coordinato dall&rsquo;ETI e di cui Piattaforma fa parte, abbiamo ricevuto moltissimo materiale da compagnie non piemontesi, portando aria fresca alla programmazione e aprendo il confronto da entrambi i lati.&nbsp;Inoltre quest&rsquo;anno abbiamo aperto una nuova sezione chiamata &ldquo;Piattaforma Coup de Foudre&rdquo; che proprio questo è: un colpo di fulmine nei confronti di uno spettacolo che quindi viene programmato, al di là di collaborazioni e bandi, semplicemente perché crediamo sia veramente bello o innovativo.</div> <div>Un altro aspetto migliorabile è quello della comunicazione: la divulgazione delle informazioni, i tempi, i contatti con i giornalisti. Abbiamo difficoltà a raggiungere anche solo le riviste specializzate, anche per i tempi ristretti e i luoghi incerti in cui operiamo.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Parliamo di soldi. Come si sostiene piattaforma?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div>La prima edizione del festival, realizzata nel 2003, è partita con circa 15.000 euro messi a disposizione da diversi enti pubblici del territorio. Con l&rsquo;edizione del 2008 siamo arrivati ad un finanziamento totale di circa 70.000 euro di cui 20.000 dal Ministero grazie al FUS, ed il resto dalla Regione Piemonte, dal Comune di Torino (che però ha ridotto il finanziamento del 33% rispetto ai primi anni) e dalla Fondazione CRT. Abbiamo inoltre ricevuto un piccolo contributo da sponsor privati (COOP e Lorella Dance) ed un contributo in servizi da Poncif per i costumi. Il 2008 è stato in effetti uno strano terno al lotto in positivo: non ci aspettavamo il contributo del Ministero, che invece poi è arrivato, mentre aspiravamo a vincere il bando della Compagnia di &nbsp;San Paolo, che ha attivato un bando ad hoc sulla danza, cosa che non è avvenuta. Inoltre negli ultimi due anni (2008 e 2009) abbiamo beneficiato di un&rsquo;integrazione del contributo Regionale per l&rsquo;ospitalità delle compagnie di Lazio e Campania, grazie al progetto Spazi per la Danza Contemporanea.</div> <div>Molti problemi riguardano però non tanto l&rsquo;ammontare quanto le tempistiche e le modalità di erogazione del contributo. Ad esempio i 20.000 euro del Ministero, nonostante siano stati deliberati, possono sempre subire dei tagli a consuntivo, magari perché non si è riusciti a realizzare esattamente il progetto artistico così come definito un anno prima... Inoltre il contributo pubblico, tranne un eventuale piccolo anticipo, viene erogato solo a progetto finito e dopo almeno sei mesi mesi dal consutivo di spesa (probabilmente quelli per l&rsquo;edizione del 2008, così come l&rsquo;anticipo per il 2009, ci arriveranno solo nel 2010), per cui gran parte del denaro va anticipato, anche con esborsi in prima persona. E così ci troviamo costrette a considerare una richiesta di finanziamento agli istituti bancari per effettuare i pagamenti&hellip;</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Nel complesso quanto tempo occupa Piattaforma all&rsquo;interno dei tuoi impegni professionali?</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>circa il 70% del mio tempo lavorativo&hellip; e il 100% del tempo libero!</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b><i>&nbsp;Perché hai scelto di dedicare il tuo tempo alla realizzazione di Piattaforma invece che continuare &ldquo;solo&rdquo; a fare danza e attività coreografica?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>Perché vedevo l&rsquo;esigenza di produrre un cambiamento nella cultura del territorio, di portare a Torino e in Piemonte un certo tipo di danza, e creare un contenitore ad hoc per poterla accogliere. Nel 2003, quando abbiamo realizzato la prima edizione di Piattaforma, questo contenitore non c&rsquo;era (a parte il festival di Natalia Casorati, che però rifletteva, giustamente, un suo gusto, e lasciava spazi ancora inesplorati), oppure esistevano alcune rassegne teatrali che solo a volte ospitavano spettacoli di danza, ma che a questa non erano specificatamente dedicati. Io stessa ho sperimentato sulla mia pelle una certa difficoltà a trovare visibilità per le mie creazioni... In effetti poi in qualche modo sono anche stata accusata di aver creato un contenitore per i miei spettacoli, ma l&rsquo;accusa non ha fondamenta, se si considera che in otto anni di festival sia io che Paola abbiamo portato solo 2 nostri lavori a Piattaforma. Inoltre da quando mi occupo di Piattaforma ho molto meno tempo per danzare e realizzare coreografie, senza contare che da quando faccio l&rsquo;organizzatrice ho in qualche modo perso credibilità come ballerina, non sono più considerata un&rsquo;artista, e per questo le altre realtà non mi ospitano più tanto volentieri... E poi c&rsquo;è il fatto che se ti danno contributi per organizzare una rassegna non te li danno più per le tue produzioni individuali. La mia fortuna in un certo senso è che tengo i due mondi, quello organizzativo e quello artistico, parzialmente separati, considerando che il mio lavoro coreografico sì è principalmente rivolto all&rsquo;infanzia.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Pensi di essere riuscita a raggiungere il tuo obiettivo?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>Direi di sì. In questi sette anni si è creato molto. Piattaforma è oggi un punto di riferimento per i più giovani, che in un certo senso sono &ldquo;lanciati&rdquo; dal festival. Ho l&rsquo;impressione che con Piattaforma molti danzatori e coreografi di nuova generazione siano potuti crescere in modo diverso rispetto a noi, che abbiano avuto la possibilità di vedere cose diverse, fare stage diversi. Devono ritenersi fortunati ad esempio di avere la possibilità di accedere a Spazio Piemonte e avere dei fondi per la produzione&hellip;anni fa sarebbe stato un miraggio. Ma Piattaforma è in qualche modo importante anche per i meno giovani (il nostro sistema considera &ldquo;giovani&rdquo; i coreografi fino ai 40-50 anni...) che da noi hanno modo di presentare il loro lavoro in un contesto pìù protetto da un lato e più libero&nbsp;dall&rsquo;altro. Sì, credo proprio che ogni singolo danzatore che in questi anni ha preso parte all&rsquo;avventura di Coorpi &ndash; Coordinamenteo Danza Piemonte e di Piattaforma abbia compiuto una battaglia, e che queste battaglie abbiano in qualche modo dato dei risultati... o almeno lo spero!</div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Secondo</i>&nbsp;<i>te quanta vita ha ancora Piattaforma? Come vedi il suo futuro</i>?</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Mariachiara:&nbsp;</b>Beh, ci sono delle volte che penso di disfare tutto, di smettere con Piattaforma e di cominciare un&rsquo;altra avventura da zero. Quando ho iniziato vedevo questo progetto come un mezzo per cambiare un clima: una volta cambiato il clima, sarei potuta tornare a fare l&rsquo;artista. Mi dicevo &ldquo;quando le condizioni saranno ottimali, farò lo spettacolo del secolo!!!&rdquo;. Che forse è anche un pò nascondersi dietro ad un dito...non affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze. In ogni caso sento di avere ancora delle cose da dire come danzatrice e coreografa, e devo ammettere che, se penso che spendo un anno di lavoro alla realizzazione di 18 spettacoli di altri artisti, alle volte vorrei che qualcuno che facesse altrettanto per me!</div> <div>E&rsquo; vero comunque che ora che il clima si è creato, lo scopo di Piattaforma potrebbe dirsi&nbsp;in qualche modo esaurito. D&rsquo;altro canto ci si aspetta che continui ad occuparmi del territorio e dei giovani. E&rsquo; soprattutto da questo punto di vista sento il bisogno di una evoluzione, magari mettendo il naso fuori dal nostro paese e portando i nostri coreografi ell&rsquo;estero e viceversa, importare novità e modelli innovativi di lavoro da altri paesi. Vorrei realizzare un festival più grande, ma allo stesso tempo mantenere la porta aperta verso la creatività indipendente e giovane del territorio. In questo senso è in via di definizione un progetto di residenze e scambi con un importante centro coreografico di Parigi, la Ménagerie de Verre: questa potrebbe essere una nuova strada da percorrere. Un altro nuovo progetto che quest&rsquo;anno mi ha veramente emozionato è quello di Piattaforma Tout Public, una sezione dedicata agli spettacoli di teatrodanza fruibili da un pubblico di grandi e piccini e non solo di operatori del settore. Oppure&nbsp;potrei sempre lasciare Piattaforma per un&rsquo;altra causa persa ma avvincente, come mettere su la casa della danza con alcune mie colleghe ed amiche tra cui Paola, Alessandra, Cristiana, Gabriella che tengo a ringraziare qui per il viaggio fatto insieme&hellip; (ometto volutamente i cognomi, ma chi leggerà questa intervista, se di Torino, saprà riconoscerle!).</div> <div>Piattaforma, otto anni fa, è nata come una vera causa persa. Ci prendevano tutte per pazze. Per predisposizione, sia io che Paola, ci avventuriamo sempre a in imprese impossibili. Poi però quando queste si realizzano, anche se ne siamo molto soddisfatte, ci piacciono un pò di meno... E&rsquo; che sentiamo il bisogno di innovare e rinnovarci sempre, e cacciarci in nuovi problemi. Alla fine è ciò che ci fa sentire vive, ancora danzatrici.</div> <div>&nbsp;</div> <div><i>&nbsp;</i></div> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Raviola">Raviola</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> Intervista a Gigi Cristoforetti http://www.coorpi.org/article.php/20090909164346243 http://www.coorpi.org/article.php/20090909164346243 Wed, 09 Sep 2009 16:43:46 +0200 Cristiana Candellero Conversazioni <p><strong><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Gigi%20Cristoforetti01.jpg" alt="Gigi Cristoforetti" />Direttore del Festival Torinodanza</strong><br /> <span style="font-weight: bold;" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: normal;" class="Apple-style-span">Torino &ndash; giugno 2009</span></span></p> <div><em>di Sara Bonini Baraldi</em></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><i>Un po&rsquo; per una certa curiosità &ldquo;fagocitatutto&rdquo;, un po&rsquo; per l&rsquo;inspiegabile numero di amiche danzatrici che mi ritrovo, mi capita di tanto in tanto di andare pure alle conferenze stampa dei Festival di danza. Ad una di queste, qualche anno fa, avevo sentito parlare Gigi Cristoforetti. Allora non sapevo chi fosse (purtroppo la mia curiosità fagocitattutto non mi porta quasi mai ad uno stadio superiore di conoscenza) ma il suo intervento mi aveva colpito molto per una questione specifica: sapeva parlare. In modo lucido, coerente ed efficace. Era un organizzatore, si occupava di danza e di programmazione artistica, eppure parlava molto meglio di me o di quelli che come me che dovrebbero saper parlare per mestiere.&nbsp;Lo trovavo quasi ingiusto...</i></div> <div><i>A qualche anno da allora, un caffè all&rsquo;aperto da Pepino mi dà finalmente il piacere di chiaccherarci a tu per tu.&nbsp;</i></div> <p>&nbsp;</p> <div><b>Sara:</b><i>&nbsp;Ho appena assistito alla conferenza stampa del festival per l&rsquo;edizione 2009 e sono rimasta molto colpita dal successo che ha ottenuto negli anni e dai contenuti in programma per il prossimo autunno. Ora che si sono spenti i microfoni vorrei farti una domanda a bruciapelo: c&rsquo;è qualcosa relativo al festival di cui non sei completamente soddisfatto? Qualcosa che cambieresti?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Sicuramente aumenterei le teniture: investirei maggiori risorse per incrementare il numero di serate previste per ciascuno spettacolo. L&rsquo;allargamento del pubblico si fa aumentando le repliche, e questo è per noi un obiettivo importante. In generale però è vero: sono molto soddisfatto di Torinodanza. Mi piace l&rsquo;idea del &ldquo;cantiere&rdquo; che stiamo mettendo in atto, l&rsquo;idea di lavorare al futuro, di mettere al fuoco ogni anno nuove cose.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Cosa intendi per &ldquo;lavorare al futuro&rdquo;?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Tieni conto che quando uno spettacolo arriva sul palcoscenico è stato concepito almeno 2/3 anni prima. Per esempio gli spettacoli in programma per questa edizione sono stati concepiti nel 2006/2007, che in un certo senso era un&rsquo;altra epoca. Oggi sono cambiate tante cose e io mi sto chiedendo: quali sono i modelli da proporre per il 2010/2011?</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>...e quali sono i modelli per il 2010/2011?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Ciò che secondo me sta diventando sempre più importante per i festival è il concetto di repertorio. Nel momento in cui i confini spaziali non sono più un problema, diventa fondamentale recuperare la dimensione temporale. Come festival dovremmo recuperare il lavoro realizzato da un paio di generazioni di artisti. Dovremmo immaginare il futuro riguardando al passato.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b><i>&nbsp;Al termine della conferenza stampa ho chiesto a tre danzatrici di suggerirmi una domanda da farti, qualcosa che avrebbero sempre voluto chiederti ma non hanno mai avuto modo di fare. La prima vorrebbe sapere cosa ne pensi della produzione coreutica nel nostro paese e in particolare della qualità artistica dei danzatori e coreografi italiani...</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b><i>Gigi</i></b><i>:&nbsp;</i>Sul futuro sono molto ottimista.Sefino a poco fa gli spazi di crescita dei danzatori italiani erano piuttosto limitati, in quanto relegati ad una nazione decisamente in difficoltà per ciò che concerne la capacità di investire in nuovi linguaggi, oggi fortunatamente i riferimenti dei giovani coreografi non sono più nazionali ma europei. E&rsquo; possibile formarsi su scala internazionale con una facilità decisamente maggiore rispetto a prima e c&rsquo;è una cultura molto più ricca che sta fondando le nuove generazioni. Per quanto riguarda il presente mi sembra invece che il panorama italiano non sia ancora molto articolato, pur essendo in alcuni casi estremamente vivace.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>cosa intendi quando affermi che l&rsquo;Italia non presenta un panorama molto articolato?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Intendo dire che non in tutte le città si sviluppa lo stesso movimento e non in tutte le regioni si trova la stessa sensibilità. Così come non tutti gli artisti riescono a far scuola, e ad avere una certa permeabilità verso i giovani intorno a loro. Per esempio la Firenze di Virgilio Sieni è un luogo permeabile, dove c&rsquo;è un maestro in grado di far crescere un territorio. Ma è un caso quasi unico.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Sei stato a volte criticato per non aver sufficientemente valorizzato i coreografi del territorio all&rsquo;interno del festival. Cosa rispondi a questa osservazione?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Del festival, senza presunzione alcuna, rispondo su un piano come minimo nazionale. Ciò significa che non farò mai una scelta soltanto perché italiana, figuriamoci perché torinese.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Qui entriamo nel merito della domanda che ti farebbe la seconda danzatrice:quanto sei veramente libero nella programmazione del festival di privilegiare la qualità artistica dei progetti e quanto ti senti invece vincolato dal nome, dalla fama o da altri fattori?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Io sono completamente libero. Questo vuol dire che gli errori che faccio, li faccio &ldquo;in proprio&rdquo;. Solo una volta in tutti questi anni mi è stato chiesto da un importante referente del festival quando avevo intenzione di invitare Pina Bausch... In quel momento stavo lavorando ad una partnership con Sasha Waltz, per cui gli ho risposto che, per quanto riguardava il teatro-danza, la mia idea era di investire in altre presenze... Ed infatti così è stato. Questo è un segnale della grande libertà che ho da parte delle istituzioni. Né posso dire che nella scelta degli artisti sono influenzato dalla loro fama. Mi sono infatti reso conto che il pubblico viene indifferentemente a vedere artisti che non conosce, come Mathurin Bolze, e nomi di maggiore risonanza. Non c&rsquo;è una reale differenza, il pubblico viene al festival perché è incuriosito dal tipo di performance che offriamo. Ciò non vuol dire che non sbagli, ma se sbaglio è per altri motivi.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>La terza danzatrice lamenta una certa difficoltà di coordinamento degli spazi tra le varie rassegne torinesi. Vorrebbe sapere tu cosa ne pensi...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi</b>: E&rsquo; vero. Ne ho parlato proprio stamattina con il Teatro Stabile, e sono contento di avere questa occasione per comunicare che dal 2010 è previsto un coordinamento ufficiale da parte del Teatro Stabile e di Torinodanza. E&rsquo; dunque importante contattare fin d&rsquo;ora il Teatro Stabile per raggiungere questo obiettivo nel 2010.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Ora ho una serie di domande mie, un po&rsquo; più personali. La prima è questa: tu perché sei nella danza?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Perché ai tempi in cui uscivo dal liceo, i primi anni &rsquo;80, la danza era in assoluto il linguaggio più interessante tra quelli utilizzati nello spettacolo dal vivo, che era la forma d&rsquo;arte che io seguivo. Era la modalità espressiva più viva e potente, quella che sapeva raccontarmi meglio di un mondo in trasformazione, in cui il corpo diventava determinante e l&rsquo;estetica era radicalmente diversa da ciò che si vedeva solitamente sulle scene. Tieni conto che erano gli anni della Biennale di Venezia dedicata a Pina Bausch, degli spettacoli di Rosas... Tutto ciò mi ha segnato enormemente. Così ho fatto il critico di danza per tanti anni, oltre che a lavorare per un Teatro Stabile. Successivamente invece ho diretto per dieci anni un festival di circo contemporaneo, che è stata forse la cosa più divertente che ho fatto.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Il circo e la danza. Sono due mondi molto diversi?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>Decisamente no, perché il corpo è al centro di entrambi.&nbsp;Anzi, per alcuni anni nel circo contemporaneo il corpo è stato estremamente più creativo di quanto è accaduto nella danza. Ciò non significa che il risultato della creazione fosse migliore (a volte venivano fuori delle vere e proprie porcherie!), ma senza dubbio c&rsquo;era molto fermento. E siccome sono molto curioso, tutto questo mi è davvero piaciuto.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Il cliché vede il mondo della danza dominato dall&rsquo;universo femminile... che effetto fa invece essere un uomo in questo contesto?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Dal mio punto di vista non fa nessun effetto. Lo trovo assolutamente normale. E&rsquo; vero che nel mondo della danza c&rsquo;è una componente omosessuale significativa, così come in molti altri ambiti creativi. Ma è anche vero che il cliché della danza come universo principalmente femminile è oggi decisamente superato, soprattutto in Europa.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Mi è stato detto di un famoso giornalista argentino che comincia le sue interviste sempre nello stesso modo. La domanda che pone è questa: &ldquo;tu que predicas?&rdquo;. Vorrei chiederti la stessa cosa, anche se non trovo una traduzione adeguata...</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Gigi:&nbsp;</b>L&rsquo;instabilità! Guarda il manifesto di Torinodanza di quest&rsquo;anno... L&rsquo;instabilità è una condizione straordinaria nella quale cercare di essere, perché è lì che si insidiano le novità. Ti faccio un esempio: il&nbsp;<a href="http://www.theatredelaville-paris.com/" style="background-color: transparent; color: rgb(0, 83, 122); text-decoration: none;">Théâtre de la Ville</a>&nbsp;è il più importante teatro d&rsquo;Europa, ma la stragrande maggioranza degli artisti programmati sono gli stessi da un anno all&rsquo;altro. Torna Pina Bausch, torna Alain Platel...che significa questo? Che vuoi delle garanzie per posizionarti come &ldquo;il festival dei grandi&rdquo;, e vuoi la certezza di avere un &ldquo;grande pubblico&rdquo;. L&rsquo;instabilità è invece la condizione attraverso la quale commetti degli errori ma sei in dialogo con il territorio, con nuovi artisti, con dei modelli in continua trasformazione. Inoltre personalmente, portando con sé una serie di sbagli ed intuizioni, è anche la maniera migliore per imparare. E&rsquo; come il rischio dell&rsquo;artista: se l&rsquo;artista si mette in gioco, lo deve fare anche il programmatore.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>come nel caso dei Focus nei primi anni del Festival. E&rsquo; stata una scelta molto coraggiosa...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi</b>: Si, soprattutto se pensi che subito dopo lo spettacolo di Bejart ci siamo presentati con una sezione che si chiamava &ldquo;Danze Indisciplinate&rdquo; all&rsquo;Hiroshima....c&rsquo;era ancora la gente in giacca e cravatta! E&rsquo; chiaro che di fronte ad uno scarto così significativo è importante mettere delle &ldquo;guarnizioni&rdquo;, in modo da non farsi del male, e da non fare del male ad una parte del pubblico. In questo senso sono stato un po&rsquo; presuntuoso, però sono anche molto contento, considerando da dove siamo partiti e dove siamo arrivati.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Sono cambiate molte cose a Torino dalla prima edizione del festival nel 2002 ad oggi?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Si moltissime. Torino è sempre stata una città molto colta, però adesso è diventata anche molto dinamica. Quella propensione al rischio che allora era di pochi ora si è decisamente diffusa, e c&rsquo;è una grande vivacità. E poi puoi parlare come stiamo facendo noi adesso, una cosa inimmaginabile allora...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>Se invece dovessi scegliere un&rsquo;altra città in cui lavorare dove andresti?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><strong>Gigi</strong>: Una città che mi piace è Bruxelles. E&rsquo; un posto molto &ldquo;easy&rdquo;, nel quale le cose si fanno e si disfano con grande facilità. C&rsquo;è una gamma molto ampia di situazioni, da quelle tipiche di piccola città di provincia, dove puoi tirare su la serranda del garage e farci un piccolo spettacolo, a quelle da grande capitale europea in cui trovi un teatro d&rsquo;Opera come il Royal de la Monnaie...<br /> <b><br /> </b></div> <div><b>Sara:</b>&nbsp;<i>La sfida più grande in questo momento per il settore culturale?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Il tema che chiunque dovrebbe porsi è quello delle grandi strutture: cosa si dovrebbe fare oggi in questi imponenti contenitori? Come bisognerebbe gestirli? Quanto bisogna disfare per ricostruire? Pensa alle fondazioni liriche, ai teatri stabili, ad alcuni grandi festival: come si può affrontare una situazione che dal punto di vista economico non andrà certo migliorando? Come possono riuscire a rispondere alla fondamentale esigenza di radicarsi nel territorio e allo stesso tempo essere &ldquo;nodi&rdquo; a livello globale? Questa è la sfida determinante del prossimo futuro, ed è importante che tutti coloro che lavorano nel campo della cultura si interroghino in questo senso. Da parte mia lo sto facendo da tempo, ma non sono in grado di dare risposte.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara</b>:&nbsp;<i>Per quanto riguarda le piccole realtà e i network, non pensi che anch&rsquo;esse potrebbero rivestire un ruolo importante in futuro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Certo. Non esiste l&rsquo;uno senza l&rsquo;altro... Un grande festival ha senso soltanto se il territorio in cui opera è fertile, e può fare determinate scelte solo se intorno a se sono presenti realtà creative e culturali in grado di cogliere e valorizzare la sua offerta.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:&nbsp;</b><i>Per concludere l&rsquo;intervista tu cosa ti chiederesti?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Gigi:</b>&nbsp;Potrei domandarmi: sono da troppo tempo a Torino? Per me, e per Torino, intendo dire... E in fondo mi risponderei: no! E nonostante io ritenga che gli stimoli si esauriscano solitamente nell&rsquo;arco di 5/6 anni (sia quelli che si danno e che quelli che si ricevono...), questa recente avventura col Teatro Stabile pone talmente tanti nuovi obiettivi che davvero l&rsquo;esperienza non mi sembra ancora esaurita... In fondo mi sto ancora divertendo a Torino!!! E spero che anche Torino stia ancora prendendo qualcosa di buono.</div> <div>&nbsp;</div> <div><i>Voi che dite, ci stiamo ancora divertendo? Io e Cristiana, a fare l&rsquo;intervista, decisamente si...</i></div> <p>&nbsp;</p> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Cristoforetti">Cristoforetti</a> Intervista a Daniela Paci http://www.coorpi.org/article.php/2009061509331025 http://www.coorpi.org/article.php/2009061509331025 Mon, 15 Jun 2009 09:33:10 +0200 Cristiana Candellero Conversazioni <p><b><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Daniela%20Paci.jpg" alt="Daniela Paci" />Danzatrice, insegnante e coreografa della compagnia L'Artimista<br /> </b></p> <div>Torino &ndash; maggio 2009</div> <div>di<b> </b><em>Sara Bonini Baraldi</em><b><br /> <br /> </b></div> <div><i>La location questa volta è imbattibile: siamo al Parco del Nobile, meraviglioso ed inaspettato bosco ai margini della città dotato di pratone, ruscello, laghetto, caprette, asini, conigli, galline e api. Il tutto condito da un piacevole profumo di aglio selvatico. Mentre Cristiana lavora instancabile alla nuova edizione di Ecomotion, io ne approfitto per prendere un pò di fresco conversando con Daniela sotto i tigli (o forse non erano tigli...)<br /> </i><b>Sara</b><i>:</i> <i>So che l&rsquo;estate scorsa sei stata al Festival di Avignone con la tua compagnia. Come è andata?</i></div> <p><b>Daniela: </b>Da un certo punto di vista è stata un&rsquo;esperienza bellissima. L&rsquo;evento in sé è una meraviglia, se pensi che esiste da 63 anni... E noi abbiamo potuto viverlo da privilegiati, perché siamo stati ospitati dalla Regione Piemonte, che ci ha fornito un ampio alloggio dove stare tutti insieme, e ci ha messo a disposizione una persona, Cristina Riccati, a supporto della logistica. Inoltre il fatto di passare 12 giorni a stretto contatto ha avuto l&rsquo;effetto di unire moltissimo la compagnia, e questo è positivo. Ma per il resto è stato un massacro.<br /> &nbsp;</p> <div><b>Sara: </b><i>perché un massacro?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>Per diversi motivi. Prima di tutto perché abbiamo dovuto fare una serie di compromessi dal punto di vista artistico. Lo spettacolo infatti era stato selezionato durante il festival <i>Spazi per la danza contemporanea</i> per essere portato ad <i>Avignon off</i> in rappresentanza della Regione Piemonte. Graziano Melano, che si occupava della selezione, ci ha subito criticato il fatto che non avesse una &ldquo;storia&rdquo;, e ci ha chiesto di modificare il pezzo in questo senso. Io inizialmente mi sono opposta ad inserire degli elementi narrativi nello spettacolo, perché solitamente lavoro sull&rsquo;astratto, ma Graziano ci ha consigliato di farlo per rendere il pezzo intellegibile al pubblico di Avignone. Io stavo lavorando sul tema del &ldquo;girasole&rdquo; come simbolo del cerchio della vita e della gioia, ed ho cercato di rendere leggibile questa simbologia all&rsquo;interno dello spettacolo... ma il risultato finale è stato un piccolo disastro artistico.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Raccontami meglio del girasole</i> <i>e della storia nello spettacolo<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela:</b> Nello spettacolo noi impersonavamo dei girasoli che a loro volta vivevano una storia. Una storia estiva, un pò dolce, la storia di un incontro notturno, in cui un ragazzo (l&rsquo;attore della compagnia) canta in antitesi ad una ragazza (la cantante).<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>E non sei stata contenta del risultato...<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>No, è stato uno dei miei lavori peggiori. Però utilissimo come esperienza per la compagnia, anche perché abbiamo dovuto esibirci per strada...<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>per la strada? Non vi esibivate in teatro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Daniela: </b>Si, la sera ci esibivamo al teatro La Luna, ma durante il giorno per promuovere lo spettacolo dovevamo mettere in scena alcuni brani del nostro lavoro per la strada. E&rsquo; una vera e propria tecnica di vendita tipica del festival di Avignone e del festival di Chalon: dalle dieci del mattino le compagnie invadono la città per occupare gli spazi dove esibirsi e distribuire volantini per attirare gli spettatori agli spettacoli serali. Il problema è che le piazze a disposizione non sono molte, e le compagnie oltre a competere tra loro devono alternarsi anche con gli artisti di strada veri e propri, che sono lì per guadagnare &ldquo;a cappello&rdquo; e non per promuovere il loro spettacolo.... Insomma è stata un&rsquo;esperienza piuttosto &ldquo;tosta&rdquo;.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>E voi siete riusciti ad attrarre molto pubblico?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>Pochissimo. Principalmente perché il nostro è uno spettacolo di danza, mentre <i>Avignon Off</i> è sostanzialmente un festival di teatro, comico, con tendenze al circense. E il pubblico si aspetta di vedere il naso rosso. Quando siamo tornate mi sembrava giusto portare un feedback alla Regione Piemonte. La vera vetrina ad Avignone per la danza è il festival <i>Les Hivernales</i>, un doppio appuntamento che va in scena sia in estate che in inverno, e in cui si possono trovare alcune esperienze di danza di ricerca davvero interessanti. Da quest&rsquo;anno la Regione Piemonte porterà lì le proprie compagnie di danza, e non più ad <i>Avignon off</i>.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara</b>: <i>ma tutto questo considerato, come mai avete accettato lo stesso di partecipare al Festival?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>Speravamo di farci notare, e di riuscire a trovare delle date per una tournée. Ma non ci siamo riuscite. Avremmo dovuto dedicarci di più alla gestione delle relazioni, alla creazione di contatti: ci voleva una persona che si dedicasse solo a questo, e noi non l&rsquo;avevamo. Lo stesso è successo anche a Paola Colonna e a Tardito-Rendina. Diversamente è andata per Milo e Olivia, che però sono una compagnia di circo contemporaneo, e che grazie al festival di Avignone sono decollati a livello internazionale.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>hai detto che lo spettacolo che hai portato ad Avignone è quello che ti è piaciuto di meno. Qual è invece fra i tuoi lavori quello che ti convince di più?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>L&rsquo;ultimo. Si chiama &ldquo;Menzogne della notte&rdquo;. E&rsquo; nato nel 2003 da un lavoro con una danzatrice francese. Allora si trattava di un breve duetto di circa 2 minuti su cui avevamo lavorato tra Torino e Parigi, e con cui abbiamo vinto alcuni concorsi in Francia. Nel 2008 ho voluto riprenderlo e svilupparlo con le ragazze della compagnia. Inoltre ho voluto coinvolgere anche Fabio Viana, un carissimo e stimato musicista con cui avevo creato diversi spettacoli per la compagnia 12/quarti, che avevano ricevuto il supporto di Natalia Casorati nel 2003. Per questo spettacolo Fabio ha fatto un lavoro complesso ma molto bello di registrazione di suoni notturni.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>e cosa ti piace particolarmente di questo spettacolo?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela:</b> Il tema - la notte - che per me è molto sentito. In futuro mi piacerebbe anche studiare una sceneggiatura per lo spettacolo, partendo dall&rsquo;omonimo romanzo di Gesualdo Bufalino. Per ora l&rsquo;abbiamo portato ad un concorso a Pinerolo, dove abbiamo vinto il primo premio, e almeno ci abbiamo guadagnato qualcosa. Abbiamo anche preso un premio con un duo (Tommaso Serratore e Vittoria Carpegna), e due borse di studio per Barcellona. Recentemente l&rsquo;abbiamo portato anche a Mantova ma senza successo: lì eravamo anche ospiti al galà come vincitori dell'anno precedente... e in effetti ottenere il premio per due anni consecutivi sarebbe stato forse troppo. Ora stiamo cercando di portarlo a Berlino al &ldquo;Tanzfabrik&rdquo; e al &ldquo;The Place&rdquo;.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Parlami della tua compagnia. Da chi è composta?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>La compagnia è nata nel 2005. Di base siamo in 4 danzatrici, tutte di formazione molto diversa: Martina Guidi, un ingegnere aereospaziale che ha studiato ginnastica ritmica, Paola Carbone, una chimica specializzata in danze del sud, Chiara Marchi, ed io, che mi sono laureata in scienze naturali con una tesi sui rospi ed oltre a danzare mi occupo anche delle coreografie.... Ma il numero di artisti coinvolti varia di progetto in progetto. Spesso ad esempio lavoriamo con la cantante Rossella Cangini, con Fabio Viana, il nostro musicista, e con Florian Lasne, un attore molto bravo e molto versatile che collabora con noi da un anno.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>quali sono i problemi principali che incontri nel tuo lavoro di coreografa/danzatrice?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>la promozione e la vendita degli spettacoli. Il problema è che se sei fortunato la Regione finanzia la produzione, ma non si occupa in alcun modo della circuitazione dello spettacolo. Ci vorrebbe un promotore, una figura professionale specifica che sia in grado di gestire le relazioni con i festival, con i teatri, con i concorsi. Qualcosa di simile si trova abitualmente nel campo del cinema, ma per la danza gli &ldquo;agenti di spettacolo&rdquo; sono molto rari. Così noi ce la dobbiamo cavare da soli, ma con grandi difficoltà.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>oltre al lavoro con la compagnia so anche che insegni...<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela:</b> si, da 15 anni, e con molto piacere. Attualmente insegno in diverse scuole: Bella Hutter, Officina della Danza, Institut de Danse Classique di Aosta, Artedanza, e La Crisalide di Moncalieri. Dò anche lezioni private ad una signora over 50, ed è una delle cose più belle che faccio. La passione dell&rsquo;insegnamento mi è venuta grazie a Paola Colonna e Don Marasigan che hanno colto le potenzialità che potevo avere durante i miei primi passi nel mondo della danza: io ancora non me la sentivo, perché studiavo danza solo da un anno, ma Paola ha pensato che potessi essere portata e mi ha spinta a farlo. Così ho cominciato ad insegnare danza jazz e funky, che è quello che facevo allora. Poi Lorella Loddo mi ha iniziata alla danza contemporanea: è con lei e con altre due danzatrici, Stefania Brannetti e Sonia Pastrovicchio, che ho fondato la mia prima compagnia. Si chiamava <i>Lilac</i>, come il fiore.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>una domanda delicata...arrivi bene a fine mese col tuo lavoro di danzatrice<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>Si, ma solo grazie all&rsquo;insegnamento, tenendo conto che insegno circa 30 ore alla settimana. Le entrate dovute agli spettacoli con la compagnia sono talmente saltuarie che non possono nemmeno considerarlo un lavoro.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>so che hai anche un figlio...riesci a coniugare bene la vita di mamma con gli impegni di lavoro? <br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>si, devo dire che questo non è un problema. Anzi, il mio lavoro mi garantisce una flessibilità di orari che non avrei se dovessi stare 8 ore in ufficio. Vedremo però negli anni prossimi come riuscirò ad organizzarmi se ricomincerò a girare all&rsquo;estero.<br /> &nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>c&rsquo;è qualcos&rsquo;altro che vorresti aggiungere?<br /> <br /> </i></div> <div><b>Daniela: </b>che sono molto felice perché quest&rsquo;anno EriKa Hutter si è proposta di dare una casa alla nostra compagnia nella scuola di Bella Hutter. In questo modo avremo una sede fissa per le prove e potremo utilizzare il nome della scuola per promuovere il nostro lavoro. Questo è per noi un grande sostegno artistico e pratico, di cui le sono davvero riconoscente. Anche Alessandra Bentley e Elena Del Mastro ci hanno dato un grande sostegno nel 2008, inserendoci nel progetto dimore coreografiche. E&rsquo; anche grazie a loro se siamo riuscite a realizzare le nostre ultime creazioni.<br /> &nbsp;</div> <div><i>Da due giorni cerco il commento giusto per quest&rsquo;intervista e non lo trovo. Poche cose in fila però le vorrei dire, e allora le dico così come mi vengono (anche perché devo andare a fare altro...): </i></div> <div>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <i>Che l&rsquo;intervista mi aveva inizialmente mi aveva lasciata un pò perplessa ma poi rileggendola mi piace così com&rsquo;è: un pò disillusa ma diretta. </i></div> <div>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <i>Che evidentemente non è tutto oro quel che luccica ed anche una danzatrice sulla cresta dell&rsquo;onda come Daniela si scontra con le problematiche del sistema perdendo un pò d&rsquo;entusiasmo e di fiducia. </i></div> <div>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <i>Che si può anche smettere di credere nel sistema ma per fortuna non si smette di credere nel proprio lavoro. E si continua a farlo bene</i></div> <p>&nbsp;</p> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Daniela_Paci">Daniela_Paci</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/"></a> Intervista a Paola Fatima Casetta http://www.coorpi.org/article.php/20090512123051882 http://www.coorpi.org/article.php/20090512123051882 Tue, 12 May 2009 12:30:51 +0200 Cristiana Candellero Conversazioni <p><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Paola%20e%20Eros.jpg" alt="Paola Fatima Casetta" /><b>Insegnante di danza africana e animatrice interculturale</b></p> <div>Torino &ndash; marzo 2009</div> <div><em>di Sara Bonini Baraldi<br /> <br /> </em></div> <div><i>Anche l&rsquo;ASAI sta dietro casa mia, ma dalla parte opposta rispetto al Lumiére, tra le calde vie di San Salvario. Più volte mi ero riproposta di approfondire la questione ma (come spesso mi accade) mai l&rsquo;avevo fatto. L&rsquo;intervista a Paola Fatima cascava a fagiolo...troppe cose ormai mi incuriosivano: chi erano quei ragazzi in trampoli e striscioni colorati che sempre si vedevano festanti al corteo del primo maggio? e perché un&rsquo;insegnante di danza </i><i>africana </i><i>mi dava appuntamento in un centro di animazione per giovani di matrice cattolica? E poi quel nome, Paola &ldquo;Fatima&rdquo;...</i></div> <p>&nbsp;</p> <div><b>Sara</b>: <i>Come ti sei avvicinata alla danza </i><i>africana?</i></div> <div><b>Paola Fatima: </b>Ho cominciato a studiare danza piuttosto tardi, perché prima ero in collegio, e mio padre non approvava. A 23 anni mi sono iscritta alla My Day Academy, la scuola di danza diretta da&nbsp;Sandra Scala ad Asti &ndash; la mia città - studiando un pò di tutto, dalla danza classica a quella moderna, hip-hop, flamenco e contemporanea. Ho scoperto la danza africana un paio d&rsquo;anni più tardi, grazie ad alcuni documentari che erano passati in televisione. Mi ci sono subito appassionata, ed ho chiesto alla My Day di realizzare dei seminari o corsi su questo genere di espressione. Dopo qualche tentativo è stata chiamata Elena Bertuzzi, una bravissima danzatrice ora specializzata in Francia nella Labanotation. In quegli anni Elena cominciava a frequentare l&rsquo;ambiente artistico francese, e per questo ha suggerito a me ed alle mie sorelle (anche loro danzatrici) di partecipare al festival di Avignone. E&rsquo; stato lì che ho conosciuto il mio maestro: Koffi Koko. L&rsquo;incontro con Koffi è stato fondamentale, e mi ha portato ad intraprendere un percorso completamente diverso rispetto a quello della maggior parte delle persone di qui. E&rsquo; stato il mio destino: dopo 3 anni ho preso il posto di Elena alla My Day Academy ed ho capito che la danza africana e l&rsquo;insegnamento erano la mia strada. Nel 1997 mi sono diplomata Insegnante di Danza Africana con CAE a Bordeaux.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>cosa ti ha colpito di </i><i>Koffi</i><i> tanto da portarti ad intraprendere questo percorso?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Paola Fatima: </b>Senza dubbio la sua personalità e la sua grande spiritualità. Koffi è originario del Benin, dove è un &ldquo;iniziato&rdquo; della religione Vodun, cioè una specie di &ldquo;cardinale&rdquo;. Purtroppo il culto Vodun in occidente è spesso frainteso, ma in realtà è una religione a tutti gli effetti, ed in Benin è ufficialmente riconosciuta come religione di Stato. Le danze del Benin sono profondamente legate al sacro, e portano la persona che se ne avvicina ad intraprendere una ricerca interiore molto profonda. Per questo per poterti avvicinare seriamente alla danza africana sei obbligato ad intraprendere un percorso di un certo tipo:&nbsp;la danza diventa uno strumento di conoscenza di te stesso. Ora c&rsquo;è molto fermento in occidente per quel che riguarda la danza africana, ma la distanza culturale è grande, e poche persone sono davvero in grado di avvicinare l&rsquo;altro a questo stile espressivo trasmettendone il profondo significato. Koffi ha sempre portato nel suo lavoro di danzatore questa spiritualità, ma senza mistificazioni, senza la volontà di crearsi degli adepti. Inoltre insieme ad Elsa Wolliaston, Koffi ha avuto il grande merito di mettere a punto una pedagogia della danza africana diretta a persone di origine non africana.</div> <div>Io, lavorando come assistente di Koffi, ho avuto la fortuna di ereditare questa esperienza didattica e allo stesso tempo di avvicinarmi al Benin.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>raccontami del Benin...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div>Il mio primo viaggio nel Benin è stato nel 1990. Da allora ci sono tornata sempre più spesso, anche due o tre volte all&rsquo;anno. Ora ci vado più di rado, principalmente con l&rsquo;associazione Danbalà, con cui realizzo dei percorsi di avvicinamento alla cultura africana tramite la danza. Per quel che mi riguarda, l&rsquo;incontro con il Benin è nato da un bisogno di approfondimento personale a partire da un interesse artistico, ma poi ho cominciato a portarmi dietro questa esperienza in tutto quello che faccio. Inoltre in Benin ho anche intrapreso un cammino spirituale-religioso.<span>&nbsp;&nbsp; </span></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>Cioè legato alla religione </i><i>Vodun</i><i>?</i></div> <div><b>&nbsp;</b></div> <div><b>Paola Fatima:</b> Si, ma il Vodun prima che una religione è un modo di vedere il mondo e di rapportarsi col mondo. In quanto religione politeista porta infatti al suo interno un concetto fortissimo: la possibilità dell&rsquo;uomo di relazionarsi a più elementi. Nella religione Vodun ciò è molto utile anche per aiutare le persone nei momenti più delicati della loro vita. In Africa, quando una persona si trova in difficoltà, si rivolge agli iniziati per ottenere una &ldquo;divinazione&rdquo;, cioè una specie di seduta psicologica in cui si discute del proprio essere e del proprio percorso di vita. Il divinatore interpreta alcuni segni divinatori, ma colui che si rivolge ai divinatori è parte attiva della seduta, non la subisce passivamente. Questo è un aspetto fondamentale che spesso viene dimenticato: la divinazione non è l&rsquo;atto di subire una decisione esterna ma il gesto attivo di una persona tramite cui si apre un orizzonte di possibilità. E&rsquo; la persona stessa che rivolgendosi al divinatore prende in mano la sua vita. Inoltre le divinazioni vengono fatte in relazione ad un &ldquo;pantheon di divinità&rdquo;: il singolo non è visto come un essere isolato nell&rsquo;universo, ma una parte del tutto, a questo strettamente collegato. E ne è partecipe.</div> <div>Questo approccio ti cambia completamente l&rsquo;attitudine che hai nel mondo, e l&rsquo;effetto è grandioso. Certo, io continuo a studiare la danza e la tecnica, che è la parte più terrena di questo percorso, ma sento anche l&rsquo;esigenza di approfondire l&rsquo;aspetto spirituale, che fa stare bene me e gli altri...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>come?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima:</b> ad esempio intersecandosi al percorso che ho fatto nell&rsquo;animazione culturale, una disciplina attorno a cui c&rsquo;era molto fermento in Francia negli anni novanta, e in cui io mi sono successivamente diplomata nel settembre 2004. Quello che cerco di fare sempre è di portare nel mio lavoro di insegnante di danza la mia esperienza come animatrice e viceversa. La danza è uno strumento utilissimo per l&rsquo;integrazione culturale, tanto più lo è dunque la danza africana, che obbliga ad avvicinarsi ad un altro popolo, a cose nuove e sconosciute.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> i<i>n che senso la danza può essere un utile strumento di integrazione culturale?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima: </b>La danza può agire su tre piani diversi. Innanzi tutto, sul piano tecnico-professionale, è molto utile al singolo, aiutandolo a sentirsi bene col proprio corpo e a migliorarlo nel suo aspetto. Poi aiuta nell&rsquo;integrazione con l&rsquo;altro, non necessariamente di un altro continente: fare parte di un gruppo significa avvicinarsi agli altri attraverso il gioco della danza, accettare la relazione, e sperimentarsi in questa. Infine la danza è un&rsquo;utile strumento di integrazione tra i popoli. Quando ci si avvicina ad una forma d&rsquo;arte di un altro continente e ci si appassiona, l&rsquo;interesse che nasce nell&rsquo;aula solitamente non si esaurisce lì. Porta a leggere, a guardare documentari, a viaggiare. Porta a conoscere la realtà dell&rsquo;Africa e ad uscire dai luoghi comuni. Si parte da un aspetto ludico, dalla danza, ma poi questa ti porta molto oltre: ti porta a conoscere.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>E qui ad Asai di cosa di occupi? </i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima:</b> Tengo un corso di danza africana e aiuto un paio di ragazzi con i compiti, due volte a settimana. Ma i compiti sono più che altro una scusa per dare un ascolto a ragazzi che non hanno nessuno con cui parlare e confrontarsi. Nel gergo dell&rsquo;animazione culturale questo si chiama &ldquo;accompagnamento solidale&rdquo;. Ci vuole del tempo per conquistarsi la loro fiducia, ma dopo un pò cominciano ad aprirsi, ed ottenere un appoggio e un&rsquo;amicizia da parte di una persona adulta è per loro davvero importante. Ora per esempio mentre parlo con te sto aspettando che arrivi Eros, un ragazzo di Siano in provincia di Salerno (ma lui qui a Torino si sente uno straniero!) il cui padre, ex operaio Fiat e militante politico, è morto&nbsp;qualche anno fa in un incidente stradale. La madre lavora come operatrice scolastica a Milano e lui vive a Torino da solo col fratello. Eros è davvero un &ldquo;personaggio&rdquo;, tanto che nel musical che stiamo preparando lui sarà il protagonista...</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>state realizzando un musical con i ragazzi? </i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima:</b> Si, da un pò di tempo stiamo lavorando alla realizzazione di un musical che coinvolga tutti i ragazzi che vengono a passare qui il doposcuola. Io ho proposto che venissero fatte delle audizioni, e devo dire che è stata una buona idea perché in questo modo sono venuti fuorimoltissimi talenti nascosti, persone che magari nel quotidiano non emergono perché timidi, o perché non conoscono ancora bene l&rsquo;italiano. Ora stiamo lavorando per inserire nella drammaturgia tutti i laboratori di danza e le parti musicali, in modo da dare spazio a tutti questi talenti. E&rsquo; un lavoro grosso ma molto stimolante. Il problema è che dobbiamo farlo nei ritagli di tempo, perché qui siamo quasi tutti volontari: molti sono insegnanti in pensione, ma alcuni hanno anche un altro lavoro e vengono qui quando possono. Lo stesso presidente di ASAI Sergio Durando lavora come volontario, oltre ad avere un impiego all&rsquo;Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi di Torino. Lui è davvero una persona speciale, ha aiutato ed aiuta moltissime persone.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Asai:</b> <i>Ma come funziona esattamente ASAI?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div>Asai nasce come associazione di salesiani, quindi ha una matrice cattolica, ma poi si è trasformata in qualcosa di diverso (io per esempio non sono cattolica...ma qui lo sanno tutti! E non è un problema). Accoglie tutte le fasce d&rsquo;età, dal bambino all&rsquo;adulto, ma principalmente ragazzi tra i 16 e 25 anni,&nbsp;stranieri ma non solo. Ci sono anche alcuni studenti universitari che vengono a Torino dal sud-Italia, per esempio. Cerchiamo di affiancare i ragazzi nello studio ma proponiamo anche tutta una serie di attività che permettono l&rsquo;inserimento e l&rsquo;integrazione.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>e tu come sei arrivata qui?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima: </b></div> <div>Ho iniziato a venire qui nel 2001 per fare tirocinio, mentre frequentavo un corso di tre anni per animatori culturali finanziato dalla Regione Piemonte. Ora questi percorsi per animatori culturali sono stati inglobati all&rsquo;interno delle università, ma allora li tenevano le cooperative, e devo dire che per quel che mi riguarda è stata un&rsquo;esperienza molto utile ed interessante: la maggior parte delle lezioni non erano frontali ma &ldquo;esperienziali&rdquo;, venivano utilizzati molto i giochi di ruolo, in modo da insegnare all&rsquo;animatore a sperimentarsi in situazioni diverse, in relazioni diverse. Ancora oggi porto molto di quella esperienza nel mio lavoro di insegnante di danza, dove cerco di fare in modo che tutti vengano ascoltati, che ognuno trovi il proprio spazio... In ogni caso il corso prevedeva, fin dal primo anno, molte ore di tirocinio presso un&rsquo;associazione a scelta. Proprio nei giorni in cui dovevamo scegliere dove svolgere il nostro tirocinio mi è capitato tra le mani un giornale in cui si parlava di ASAI....io credo molto nel destino, e così mi sono messa in contatto con loro ed ho iniziato la mia esperienza qui. Ed era esattamente quello che volevo fare.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>raccontami del laboratorio di danza africana...</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima: </b>Dopo un pò di tempo che lavoravo qui mi hanno chiesto di tenere un laboratorio di danza africana per ragazzi. Inizialmente non è stato facile, perché non pagando i ragazzi pensavano di poter fare un pò quello che volevano, di venire quando gli pareva, di non rispettare gli orari ecc. Poi però hanno capito che se volevano partecipare bisognava farlo responsabilmente. Nell&rsquo;idea di animazione da cui provengo io ogni cosa dovrebbe essere partecipata e patteggiata, ognuno dovrebbe essere parte attiva del percorso che si intraprende e delle scelte che si fanno a partire dai &ldquo;tavoli&rdquo; di discussione. Qui però è un pò diverso perché si risponde a bisogni impellenti e non sempre si ha il tempo di lavorare in questo senso, per cui ho dovuto fare un pò di compromessi di metodo, imponendo un minimo di disciplina.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Chi sono i tuoi allievi del laboratorio?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Paola Fatima: </b>Attualmente ho un gruppetto di ragazze che vengono dal Messico, dal Marocco, dal Perù, dal Congo, dal Portogallo, e dall&rsquo;Italia. Fino a poco tempo fa c&rsquo;era anche Anif, un ragazzo molto simpatico che faceva anche parte di un gruppo di danze afghane, ma ora lavora e non riesce più a venire, e Kamal, un ragazzo marocchino che stava sempre dietro alle gonnelle... In ogni caso bisogna stare attenti, perché diverse persone cercano di &ldquo;infiltrarsi&rdquo; (qui il corso è quasi gratuito, mentre nelle scuole i corsi sono molto più cari...) ma naturalmente ASAI non può accogliere tutti, e cerca di dare la precedenza ai ragazzi in stato di bisogno. Per questi ragazzi venire ad un corso di danza, fare parte di un gruppo, significa molto: significa avvicinarsi agli altri. Se il gruppo funziona si creano delle sinergie, le persone si incontrano e le relazioni spesso vengono mantenute anche al di fuori del corso. Questo è già un grande risultato di integrazione, perché solitamente sono ragazzi molto soli.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>Un&rsquo;ultima domanda (quasi me ne dimenticavo)... perché &ldquo;Fatima&rdquo;? è il tuo vero nome?</i></div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><b>Paola Fatima: </b>è il nome che mi ha dato un mio amico del Benin nel &lsquo;95. In Benin sono molto aperti, molti hanno una seconda religione, e lui e la sua famigliaseguono sia la religione Vodun che la religione musulmana. Fatima è un nome musulmano. Sono loro che l&rsquo;hanno scelto per me.</div> <div><i>&nbsp;</i></div> <div><i>Durante tutta l&rsquo;intervista&nbsp;avevo osservato con curiosità il simpatico look di Paola Fatima: capelli rossi a spazzola, elegante tailleur, stivali coi tacchi, ed una curiosa spilla di Obama appuntata al bavero. Approfitto dei saluti per chiederle della spilla.... &ldquo;me l&rsquo;hanno portata da Washington subito dopo le elezioni USA, e da allora non l&rsquo;ho più tolta. Certo, di mentalità è pur sempre un americano, ma qui si premia un&rsquo;altra cosa....&rdquo;</i></div> <p><span class="warningsmall"><br /> </span></p> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Casetta">Casetta</a> Intervista a Laura Mazza http://www.coorpi.org/article.php/20090409102349637 http://www.coorpi.org/article.php/20090409102349637 Fri, 10 Apr 2009 10:23:49 +0200 Cristiana Candellero Conversazioni <p><a href="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Tutta%20colpa%20di%20Giuda.jpg"><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Tutta%20colpa%20di%20Giuda.jpg" alt="Laura Mazza - Tutta colpa di Giuda" /></a></p> <p><strong>Coreografa per il film &ldquo;Tutta Colpa di Giuda&rdquo;, regia di Davide Ferrario<br /> </strong>Torino &ndash; marzo 2009<br /> <em>di Sara Bonini Baraldi</em></p> <p><i>Il&nbsp;</i><i>&ldquo;</i><i>Lumière&rdquo;</i><i> è un ottimo caffè-pasticceria che per fortuna si trova a due passi da casa mia. Il luogo induce alla sosta: ci si può fare colazione leggendo il giornale, pranzare con le amiche, nonché fare rifornimento di&nbsp;tè, tisane e cioccolata in grande quantità. E&nbsp;all&rsquo;occorrenza anche farci un&rsquo;intervista&hellip;</i></p> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara</b><i>:</i> <i>Raccontami un pò del film. Di cosa si tratta? </i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura</b><b>: </b>Tutta colpa di Giuda è un progetto di Davide Ferrario, ambientato nel carcere delle Vallette. Da diversi anni Davide frequenta il carcere come volontario, lavorando con i detenuti, e da qualche tempo aveva cominciato a pensare di girare un film al suo interno, un film che fosse anche musicale, data l&rsquo;importanza che la musica ha nel suo lavoro.</div> <p>La storia narra di una giovane regista d&rsquo;avanguardia alla quale viene affidato l&rsquo;incarico di mettere in scena in un carcere la &ldquo;Passione di Cristo&rdquo;: non riuscendo a trovare tra i detenuti qualcuno disposto a ricoprire il ruolo di Giuda, decide di mettere in scena la vicenda in una chiave diversa, inserendo il canto e la danza. E così nasce &ldquo;Tutta colpa di Giuda&rdquo;...</p> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>...di cui tu hai curato le coreografie. Come</i> <i>è successo?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura </b>Ho incontrato Davide a dicembre. Ci conoscevamo di vista. Amici comuni gli hanno suggerito di interpellarmi, cercava qualcuno che facesse le coreografie per il suo film, ambientato in carcere, protagonisti un gruppo di detenuti. Sono convinta che si aspettasse da me il nome di qualcuno a cui rivolgersi, data la mia appartenenza all&rsquo;ambiente danza, ma non gli ho dato la possibilità di chiedermelo&hellip; E&rsquo; vero che non ho un vero e proprio curriculum da coreografa, ma quello di cui mi stava parlando era un&rsquo;occasione alla quale non avrei mai rinunciato: far ballare 20 detenuti di sesso maschile, rinchiusi in una sezione sperimentale del carcere delle Vallette... per la prima volta nella mia vita mi sono fidata di me stessa....e invece di fare un passo indietro - come mi è accaduto spesso - questa volta ho deciso di fare un passo avanti: come esperienza umana, prima ancora che artistica, sentivo di poterlo e volerlo fare.</div> <div>La sezione, che si chiama Prometeo, accoglie persone che scontano pene per reati medio-gravi, prevalentemente con problematiche di salute, alle quali viene data la possibilità di beneficiare di un programma sperimentale. Detenzione attenuata, celle singole, bagno personale, ed una cucina comune. La sezione è gestita da altri carcerati &ldquo;in salute&rdquo; definiti socializzanti, accusati di reati più gravi, che vengono ammessi ai benefici della Prometeo in cambio di un lavoro di controllo e coordinamento del gruppo. Uno di questi &ldquo;capi&rdquo;, il mio referente per il lavoro in sezione, è un pluriomicida, condannato all&rsquo;ergastolo....</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>Come avete impostato il lavoro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Davide era completamente estraneo al mondo della danza e aveva bisogno di capire, vedere, conoscere un linguaggio del corpo che non fosse quello riduttivo che si vede in TV..</div> <div>Gli ho dato alcuni DVD di coreografi e gruppi di punta della coreografia contemporanea internazionale, spiegandogli anche che mai avremmo potuto fare qualcosa del genere ma che quelli, almeno concettualmente erano i miei riferimenti.</div> <div>La cosa l&rsquo;ha intrigato.</div> <div>A gennaio 2008 ho incontrato per la prima volta i detenuti, e Davide ha voluto che gli mostrassimo i video: li ho trovati attenti ed incuriositi. Anche se preoccupati dei soliti luoghi comuni sulla reputazione di un uomo ballerino&hellip;</div> <div>Successivamente Davide mi diede una prima (e ultima) traccia di sceneggiatura e stabilì quali dovevano essere i momenti di coreografia e di che tipo.</div> <div>Le riprese sarebbero iniziate a maggio, ma i ragazzi andavano formati, accompagnati in un percorso che seppure semplice formalmente, avrebbe richiesto loro di usare il corpo come mezzo espressivo, in un luogo, la galera, dove il corpo e le sue pulsioni è meglio dimenticarsele&hellip;</div> <div>Ho meditato a lungo, ho studiato, guardato video, ascoltato musica, provato movimenti&hellip;</div> <div>Ho scritto pensieri, tracce di lavoro e piccole sequenze coreografiche.</div> <div>Poi ho deciso che la musica sarebbe stata un complemento fondamentale per coinvolgerli e ho dedicato molto tempo all&rsquo;elaborazione di una colonna sonora di lavoro.</div> <div>Ho messo insieme brani eterogenei che a me per prima piacevano molto e mi facevano venire voglia di muovermi.</div> <div>Ho deciso che non avrei fatto nessun discorso teorico di quelli intellettuali tipo: il corpo nello spazio&hellip; senti l&rsquo;altro&hellip;. Etc etc. Non dovevo dare a loro e a me stessa il tempo di pensare a cosa stavamo combinando&hellip;</div> <div>Insomma la ricetta è stata:&ldquo;bella musica, ed esercizi semplici&rdquo;...</div> <div>Per diversi mesi ho continuato ha fare con loro questo tipo di lezione, introducendo progressivamente i movimenti che ho poi inserito nelle coreografie.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Come è stato l&rsquo;impatto col carcere e con i detenuti?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura:</b> Davide non mi preparò per niente a quello che significa entrare in galera per la prima volta. Controlli, perquisizioni, cancelli che sbattono, cartellino bene in vista, corridoi infiniti, guardie truci, uomini perduti, e io dove andrò in bagno? e chissà questi perché sono dentro e cosa penseranno di me&hellip;</div> <div>Devo dire che è stata una vera &ldquo;botta&rdquo;, una cosa molto forte.</div> <div>Per fortuna nel carcere c&rsquo;è un teatro dove potevamo lavorare, il che ha creato una situazione di agio, almeno per me, facilitandomi le cose. La prima giornata di lavoro ho guardato i ragazzi e ho detto &ldquo;non mi dilungo. metto su la musica, e voi mi seguite&rdquo;. Un miracolo! L&rsquo;attenzione che si è creata... la generosità... Il carcere è un luogo in cui il corpo è mortificato, dimenticato. Come ho già detto, io li ho obbligati ad utilizzarlo in modo espressivo. Questo primo giorno di lavoro è stato molto faticoso, ho speso grandi energie, mi sono concessa senza filtri e senza pregiudizi. E loro l&rsquo;hanno capito. Si è creato subito un buon rapporto dal punto di vista umano, che li ha resi disponibili a fare qualunque cosa. Dopo due ore eravamo tutti molto colpiti: io, loro, le persone che assistevano. Davide era molto soddisfatto, perché la miscela aveva funzionato. Anche io mi sono sentita molto gratificata, ma dentro di me sentivo che la strada da fare era ancora molto lunga.</div> <div>Da allora abbiamo incominciato ad incontrarci almeno una volta a settimana, poi anche di più. Per diversi mesi ho continuato a fare con loro lo stesso tipo di lezione, introducendo piano piano dei movimenti che ho poi inserito nella coreografia finale. In questo percorso ho voluto al mio fianco una giovane assistente, Valentina Taricco, splendida interprete di afrodanza, con la quale si è creato un ottimo rapporto. I ragazzi hanno sempre avuto molto rispetto nei nostri confronti . Michele, uno che faceva molto ridere, mi chiamava con accento meridionale e molta ironia &ldquo;signora coreografa&rdquo;.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>Non c&rsquo;è mai stato nessun problema? </i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>In effetti ad un certo punto abbiamo dovuto usare un pò di cautela, perché i ragazzi ci avevano preso gusto e si era creata una certa competizione. Davide - per limitare l&rsquo;insorgere di questi problemi - ha voluto ritardare il più possibile l&rsquo;assegnazione dei ruoli (i 12 apostoli), e questo ha creato qualche difficoltà. Alla fine c&rsquo;è stata una selezione naturale dei più bravi. C&rsquo;è stato anche un piccolo boicottaggio proprio durante le riprese di una scena alla quale tenevo molto. Alcuni dei ragazzi invece di fare i micro-movimenti che dovevano fungere da sfondo alla scena principale (il film non è mai un vero e proprio musical, ogni scena è sempre inserita in un contesto &ldquo;casuale&rdquo;), sono rimasti immobili; altri che erano comunque bravetti si sono posizionati in fondo ed hanno lasciato davanti i meno bravi... Però quando poi hanno visto la scena montata se ne sono pentiti e ci hanno detto &ldquo;che stupidi che siamo stati!&rdquo;</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>E al di là del lavoro coreografico, hai creato con loro anche un rapporto più personale?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Con alcuni si. Un paio di loro sono diventati i miei &ldquo;angeli custodi&rdquo;, mi dicevano come mi dovevo comportare, che dovevo essere più cattiva&hellip;, altri si sono &ldquo;innamorati&rdquo; di me, mi guardavano in continuazione.. Devi capire che dentro al carcere tutte le emozioni sono molto amplificate. E tutti recitano un ruolo. In qualche modo sentivo il peso di questa cosa. Le prime volte tornavo a casa completamente sfatta. Davo tantissimo, ed ero stravolta. Le volte in cui stavo peggio erano quelle quando ci si fermava a cena con loro in sezione. Si creava un&rsquo;atmosfera familiare, divertente, poi alle 21 arrivava la guardia per chudere le celle, io tornavo a casa e loro restavano lì: stavo male per tre giorni.</div> <div>In questo film balla anche la protagonista, Kasia Smutniak, un&rsquo;attrice molto brava che però non aveva mai danzato. Anche con lei ho avuto molta soddisfazione.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>avevi già avuto altre esperienze di coreografie per il cinema?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Con il mondo del cinema ho una certa familiarità perché mio marito lavora in questo ambiente, ho collaborato ad alcuni film come costumista, ma mai come coreografa. In questa veste ho lavorato principalmente con un mio gruppo di danza, indirizzato ad una specie di teatro danza buffo, molto ironico... Ho realizzato coreografie per convention di prodotti commerciali e ho danzato in progetti di altre coreografe. Quindi per me fare la coreografa in un film è stata un&rsquo;esperienza del tutto nuova. Insegnare, trasmettere una competenza e una passione invece è qualcosa che mi riesce molto bene. Di indole sono sempre stata una &ldquo;maestrina&rdquo;&hellip;</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>e quando hai visto il film finito che effetto ti ha fatto?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Mi ha veramente emozionata. Non che sia stata una sorpresa, perché più volte avevo partecipato al montaggio per sincronizzare la danza con la musica, ma questo è stato sicuramente il primo lavoro della mia vita di questa portata, e mi ha fatto un grande effetto.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara: </b><i>sei più tornata al carcere da quando avete finito le riprese?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Con alcune persone ho mantenuto il legame che si era creato, perché davvero ci tenevo. Ma da sola non posso andare al carcere, per cui cerco di approfittare delle occasioni in cui va Davide per delle proiezioni, o altro. In ogni caso molte delle persone con cui ho lavorato ora sono uscite: alcuni sono in comunità, altri purtroppo sono tornati alla strada&hellip;</div> <div>Ora stiamo realizzando il videoclip del brano &ldquo;Tutta colpa di Giuda&rdquo;, di Cecco, sempre in carcere, con alcuni dei detenuti che ancora sono dentro e con quattro detenuti africani provenienti da un&rsquo;altra sezione.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> e <i>dal punto di vista professionale, questa esperienza ti ha insegnato qualcosa</i>?</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Questa esperienza mi ha resa più forte. Più consapevole delle mie capacità. Mi ha insegnato a non giudicare troppo in fretta. Mi ha permesso di realizzare un progetto compiuto secondo un&rsquo;idea di collaborazione che sento in modo forte. Girare un film è un lavoro collettivo in cui ognuno fa la sua parte per la realizzazione di un progetto più ampio: bisogna imparare a mettere da parte le proprie esigenze, e relazionarsi con gli altri.</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>Dopo questo, cosa vorresti fare nel futuro?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura: </b>Uno spettacolo mio, con me, anche solo come danzatrice. Ah, Ah! Ma è una cosa che avrei dovuto fare 15 anni fa... ora non mi piace tanto l&rsquo;idea di mettermi in mostra. Nella danza, hanno senso i 70 anni della compagnia di anziani creata da Pina Baush, ma non i quasi 50 di una che vorrebbe averne 30!!! E&rsquo; sempre importante mantenere un certo senso estetico...Beh ripensandoci forse sono stata un pò dura,</div> <div>chissà&hellip;</div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Sara:</b> <i>c&rsquo;è altro che vorresti aggiungere?</i></div> <div>&nbsp;</div> <div><b>Laura:</b> Grazie Davide! E andate tutti a vedere il film.</div> <div><i>Ho r</i><i>eincontrato Laura per caso, qualche giorno fa, ad un gremito appuntamento di danza a cui non mancava proprio nessuno (nemmeno io, che di solito manco). Strano come ti appaia diversa una persona, in mezzo alle tante, quando conosci la sua storia.... </i></div> <div>&nbsp;</div> <p>&nbsp;</p> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Mazza">Mazza</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Ferrario">Ferrario</a> Intervista a Antonella Usai http://www.coorpi.org/article.php/20090325131348765 http://www.coorpi.org/article.php/20090325131348765 Wed, 25 Mar 2009 14:13:48 +0100 Cristiana Candellero Conversazioni <p><img width="200" height="150" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/Sara%20India.jpg" alt="" /></p> <div> <p><b>Antonella Usai &ndash; Ideatrice ed danzatrice del progetto Viaje<br /> spettacolo di danza, pittura e video</b></p> <div><em>di Sara Bonini Baraldi<br /> <br /> </em></div> Siamo alla Ginger, piccola ma prestigiosa scuola di danza nel cuore della Torino bene. Stormi di bambine in calze rosa e mamme in attesa si accalcano nel minuscolo atrio. Per trovare un pò di pace, io Antonella e Cristiana ci rifugiamo al bar dell&rsquo;angolo con un tè, una tisana, e un prosecco (il mio). E cominciamo a chiaccherare...</div> <p><b>Sara</b><i>:</i> <i>Prima di parlare del progetto di Vjaie, parliamo un pò di te...qual è stato il tuo percorso? </i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Ho iniziato a studiare danza da piccola nella scuola Morra-Farco e ho fatto un pò di tutto: classico, contemporaneo, modern jazz,..ero sempre a scuola di danza, dalle due del pomeriggio alle dieci di sera. Per quanto riguarda il contemporaneo ho studiato con Don Marasigan, Max Luna, Reginald Poitiers e molti altri,&nbsp;il percorso tipico torinese... ma ho anche studiato danza classica spagnola, flamenco, danza afro-cubana... Poi ho iniziato a fare concorsi, e a vincerne alcuni. Le mie insegnanti Monica Morra e Tiziana Farco e ad un certo punto Alberto Testa, alla fine di un concorso, mi han suggerito di &ldquo;prendere il largo&rdquo;, di andare in giro a fare audizioni, e così ho cominciato a lavorare con la prima compagnia professionale il <i>Zet Tanztheater di Zurigo</i>. Poi con il Rigolo Tanzendes Theater di Wattwil. Ho anche cominciato un percorso con Pierre Drouler, che poi ho dovuto abbandonare per altri lavori.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b><i>Sara:</i></b><i> E come sei arrivata alla danza indiana?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Per quanto riguarda l&rsquo;India...beh, ad un certo punto avevo iniziato la mia tesi di laurea sul Sacro e la Danza. In quel periodo lavoravo in Svizzera, ma proprio allora ho vinto una borsa di studio della regione Sardegna che era rivolta a sardi o a figli di emigrati sardi, come nel mio caso. La borsa dava la possibilità di scegliere un&rsquo;accademia di danza dove svolgere la propria formazione purché fosse riconosciuta dal governo del paese e fornisse un diploma riconosciuto. Io allora avevo 27 anni, e mi sono chiesta &ldquo;che senso ha ripartire con una formazione di danza contemporanea?&rdquo;, volevo fare una cosa completamente diversa rispetto a quello che avevo fatto fino ad allora. E la danza indiana per me era assolutamente nuova: il ritmo, l&rsquo;uso dello sguardo, delle mani, tutta la tecnica era completamente diversa rispetto a quello che conoscevo. Sicuramente non mi posso definire una di quelle persone che sognava l&rsquo;India già da piccola, è stato un avvicinamento tramite la Danza.&nbsp;Inoltre stavo facendo questa ricerca sul sacro e la danza, e in India gli dei continuano a danzare...Sicuramente sono stata anche un po' &quot;incosciente&quot;...pensa che quando ho scelto l&rsquo;accademia la Darpana Academy of performing arts di Ahmedabad non avevo fatto alcuna esperienza pratica di danza bharatanatyam! Mi sono affidata al mio istinto. E alla fine sono rimasta in India sei anni.Ho studiato quasi sempre ad Ahmedabad...tranne quando è scoppiata la guerra civile tra Indù e Musulmani, e mi sono spostata a Bombay. Per un certo periodo dopo il diploma sono stata anche a <span>Madras, dove si trova l&rsquo;altra grande accademia di danza indiana, grazie ad un contatto della direttrice della Darpana. </span></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara:</b> <i>Alla fine però sei tornata a Torino...come mai?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Beh, la borsa di studio è durata sei anni, e poi è finita. Anche il percorso dell&rsquo;accademia per prendere il diploma (una cerimonia di iniziazione detta <i>Aradhana</i>) durava un minimo di sei anni, ma nel mio caso, visto che avevo già un lungo percorso di danza alle spalle, l' <i>Aradhana</i> è avvenuta dopo due anni. Allora dopo il diploma ne ho approfittato per perfezionarmi, e poi sono entrata nel Darpana Performing Group, pur continuando a studiare. Certo, sarei potuta rimanere lì con la compagnia, ma un pò per questioni di salute (l&rsquo;inquinamento in India è terribile! Soffrivo di allergie, di bronchiti...) e un pò per motivi personali, ho preferito tornare in Italia.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>Dal punto di vista umano e culturale invece, come ti sei trovata in India?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>A livello umano mi sono trovata molto bene. Me ne rendo conto ogni volta che torno....ho molti amici lì che mi aspettano, c&rsquo;è un grande affetto. A livello culturale, ho preso quegli anni come un apprendistato totale, ed è stato bene così. Ho fatto tabula rasa di tutto quello che sapevo ed ho cominciato da zero. Pensa che i primi mesi facevo lezione insieme ai bambini...io alla fine delle lezioni mi trovavo con la tallonite, mentre loro erano perfetti! Ma l&rsquo;ho voluto io. Il giorno in cui sono arrivata all&rsquo;accademia c'era una riunione dello <i>staff.</i> Si era&nbsp;tutti in cerchio, e la direttrice della scuola mi ha presentato agli altri, raccontando il mio curriculum e le mie esperienze professionali. Poi mi ha chiesto di dire qualcosa, e io ho detto &ldquo;io qui parto da zero, sono una studentessa, e basta&rdquo;. Questo apprendistato mi è servito per affrontare le differenze culturali del paese in un modo particolare: ho visto molte persone arrivare in India da turisti ed essere investiti dalla sua &ldquo;enormità&rdquo;, sia nel bello che nel brutto. Io invece ho filtrato tutto tramite la danza, e l'arte, strumenti meravigliosi che mi han aiutato ad accogliere le diversità e la ricchezza dell&rsquo;India. Passavo all&rsquo;accademia 24 ore su 24, e avevo la possibilità di vedere di tutto: musica, burattini, teatro, danza... ero come una spugna: iniziavo alle 8 con lo yoga e finivo la sera con spettacoli di qualunque genere. Inoltre allora non c&rsquo;erano i dissidi politici e sociali che si sono verificati successivamente, e quindi anche l&rsquo;atmosfera del paese era piuttosto tranquilla.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>C&rsquo;erano altri stranieri all&rsquo;accademia insieme a te?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>A periodi si. C&rsquo;è stata ad esempio una regista della ex-yuogoslavia, Suncitza Milosevitch, che doveva realizzare una piccola produzione con l&rsquo;accademia, e <span>Jodie Fried, che poi ha fatto anche la costumista per il film Moulin Rouge...ma tutti rimanevano solo per brevi periodi.</span></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>Quindi in un certo senso si può dire che tu sia una dei massimi esperti di danza indiana fuori dall&rsquo;India...</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Beh, un periodo lungo e continuativo in India come il mio penso non l&rsquo;abbian fatto in molti. Ma ci sono diverse colleghe, ad esempio a Milano e a Siena che lavorano sulla danza indiana da molto tempo, magari hanno trascorso solo un mese all&rsquo;anno in India, ma per più venti anni, quindi anche loro hanno una notevole esperienza.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>E quando sei tornata a Torino cosa è successo? Che attenzione hai trovato qui per la danza indiana?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Ogni anno durante l&rsquo;esperienza indiana passavo un periodo di circa tre mesi in Italia, quando l&rsquo;accademia chiudeva per le ferie. Durante uno di questi periodi sono stata chiamata da Claudia Serra che cercava qualcuno che si occupasse di danza indiana. Io all&rsquo;inizio ero molto cauta, volevo cercare di digerire l&rsquo;esperienza, e capire come poter trasferire questa cultura così diversa qui da noi. Abbiamo quindi deciso di partire con un seminario di avvicinamento alla danza indiana in quattro incontri. C&rsquo;era molta curiosità da parte degli studenti...abbiamo avuto subito circa 30 iscrizioni. Ma il tipo di danza (quella classica indiana) è molto complessa e faticosa, quindi negli anni a seguire con i corsi annuali c&rsquo;è stata una specie di selezione naturale degli studenti. Ora ho una ventina di allievi: 12 di livello avanzato, 6 di livello base e tre che prendono lezioni private. Di tanto in tanto tengo dei seminari di danza folk e tribale indiana ( quella da cui maggiormente ha attinto Bolliwood). Qui la partecipazione è decisamente più ampia.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>Raccontami ora dello spettacolo. Come è nata l&rsquo;idea di Vjaie?</i></p> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella:<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></b>Il seme dello spettacolo risale a tanti anni fa. L&rsquo;incontro fondamentale è stato quello con il pittore indiano Subodh Poddar alla Darpana. Quando ho visto il suo lavoro me ne sono subito innamorata...ho pensato &ldquo;è un genio&rdquo;! Le sue performance si chiamano&nbsp;&ldquo;dancescapes&rdquo;: durante uno spettacolo di danza lui sta seduto ad un lato e quando c&rsquo;è un particolare passaggio che lo colpisce, dipinge il movimento. E&rsquo; una tecnica che ha sviluppato a partire dalla calligrafia giapponese e poi ha trasposto nella danza. Quando ci siamo conosciuti mi ha chiesto di improvvisare e da lì...non ci siamo più lasciati.&nbsp;Volevo inserire il lavoro di Subodh in uno spettacolo con una drammaturgia strutturata, e da lì è nata l&rsquo;idea di Vjaie. Inoltre per me era importante far dialogare diversi stili di danza. Così ho coinvolto Elisa Diaz per il flamenco ed Elena Picco per la danza contemporanea...quando mi chiedono che stile di danza preferisco mi viene da dire &ldquo;bella domanda! A me piace la danza!&rdquo;. Insomma, Vjaie è nato da una scommessa...si dice sempre che la danza è un linguaggio universale, allora mi sono chiesta: se due o più di questi linguaggi universali si mettono insieme, cosa succede? Lo stile del flamenco, per esempio, è molto sinuoso,&nbsp;mentre quello del <i>bharatanatyam </i>è decisamente più geometrico, ma hanno una forte relazione col ritmo che li accomuna.&nbsp;Nel lavoro sui duetti con Elisa, per esempio, abbiamo deciso di partire dal ritmo base del flamenco in 12, cercando di tradurlo in linguaggio <i>bharatanatyam, </i>e viceversa<i>. </i>Non siamo i primi a tentare una commistione tra stili e tra flamenco e danza indiana in particolare, ma la maggior parte ha lavorato con il&nbsp;<i>Kathak</i>, e non con il <i>bharatanatyam</i>, che è davvero molto diverso dal flamenco. Inoltre noi, per quanto ci è stato possibile, abbiamo cercato di far dialogare davvero i diversi linguaggi.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>Viaje - spettacolo di danza pittura e video: abbiamo parlato della danza e della pittura...cosa mi dici del video?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Il video in un primo tempo, nasce dall&rsquo;esigenza di far vedere al pubblico il lavoro di Subodh: in scena ci sono delle telecamere che proiettano la sua performance su uno schermo in tempo reale. Così si vede la danza che si trasforma in segno. Ma Subodh non può sempre viaggiare con lo spettacolo, per cui dopo la prima performance, che era stata commissionata per il festival di Essaouira,&nbsp;si è manifestata l&rsquo;esigenza di registrare le sue performance e proiettarle durante lo spettacolo. Ora abbiamo due versioni complete di Viaje: una con Subodh dal vivo, una con il video.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>Dunque lo spettacolo è stato prodotto per il Festival di Essauira...come è nata questa possibilità?E come è andata l&rsquo;esperienza in Marocco?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Il festival stava cercando uno spettacolo che unisse vari stili, e l&rsquo;organizzatrice che sapeva che stavo lavorando su un progetto del genere, mi ha chiesto di portarlo ad Essaouira. Naturalmente avere un committente aiuta: crea un obiettivo preciso, e accelera tutto il percorso di produzione. Lo spettacolo poi è stato accolto benissimo, anche se all&rsquo;inizio eravamo un pò spaventate perché abbiamo subito una censura preventiva sui costumi: io avevo la pancia nuda, Elisa il decolté troppo accentuato, Elena Picco la schiena scoperta....e all&rsquo;ultimo momento siamo dovute andare in giro per i negozi di Essaouira in cerca di &ldquo;aggiustamenti&rdquo; per i nostri costumi! Alla fine abbiamo fatto un pò un compromesso che sembra aver reso tutti contenti.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara: </b><i>So che avete appena portato lo spettacolo anche in India. Lì come è stato accolto?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Si, abbiamo portato lo spettacolo al Vikram Sarabhai International Art Festival di Ahmedabad, uno dei festival indiani più rinomati,&nbsp;creato per commemorare Vikram Sarabhai, una delle più grandi personalità della scienza e della cultura Indiana. Quest&rsquo;anno era un&rsquo;edizione particolare: per i 60 anni della fondazione della Darpana Academy e del Darpana Performing Group, il festival è stato dedicato solo alla danza. Il tutto si svolgeva in tre serate: la prima relativa al primo ventennio, che doveva rappresentare la tradizione, la seconda relativa al ventennio successivo, che doveva testimoniare l&rsquo;incontro di stili e tecniche diverse, e la terza dedicata agli anni più recenti ed alla sperimentazione. Mallika Sarabhai, (co-direttrice dell&rsquo;accademia insieme alla madre Mrinalini), con la quale ho lavorato per diversi anni in compagnia, mi ha chiesto di portare un mio spettacolo. Quando le ho proposto <i>Viaje</i>, l&rsquo;ha trovato perfetto per la seconda serata, e così è stato. Il tutto è stato possibile grazie anche all'intervento della Regione Piemonte che ha finanziato i nostri viaggi, mentre l 'Istituto di cultura italiana di Delhi ha dato il suo patrocinio. Lo spettacolo è stato accolto benissimo, anche se io naturalmente ero onorata ma anche spaventata all&rsquo;idea di danzare una&nbsp;creazione come <i>Viaje</i> davanti a tutti i miei &quot;guru&quot;, ed ai nomi più importanti della danza <i>bharatanatyam. </i>Temevo che mi criticassero un uso improprio della loro tecnica... Invece Mrinalini Sarabhai, che&nbsp;ha 87 anni ed è un pò la &ldquo;Carla Fracci&rdquo; della danza indiana, mi ha subito telefonato dalla regia alla fine dello spettacolo, facendomi grandi complimenti e incoraggiandomi molto. Io ho sottolineato che per me è davvero importante portare avanti quello che mi è stato dato da loro,ed&nbsp;è anche una grande responsabilità.</p> <div>&nbsp;</div> <p>Anche il pubblico è stato entusiasta dello spettacolo...solitamente gli indiani sono molto parchi con gli applausi...invece per noi si sono davvero lasciati andare! Abbiamo avuto anche molte recensioni positive da parte della stampa. Ad Ahmedabad&nbsp;oltre allo spettacolo abbiamo tenuto un seminario con danzatrici professioniste e attrici, a partire dal processo creativo con cui è nato Viaje. Poi abbiamo portato lo spettacolo anche a Baroda, un&rsquo;altra città culturalmente molto vivace, e anche lì è andato molto bene. Purtroppo sono saltate tre date del tour a Delhi, Bombay e Pune,&nbsp;a causa dei terribili attacchi terroristici avvenuti a Bombay poco prima della nostra partenza.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara:</b> <i>e in Italia?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Lo spettacolo è stato inserito nel circuito teatrale del Piemonte, che l&rsquo;aveva visto al Teatro Nuovo, a cui era arrivato tramite Piattaforma. Da questo è stato inserito nella stagione del 2008, per cui è già stato portato a Mondovì e a Venaria, mentre il 26 marzo sarà in scena all&rsquo;Espace di Torino.&nbsp;Per ora stiamo avendo una buona risposta da parte del pubblico. A parole abbiamo avuto commenti positivi anche dalla critica sia da Elisa Vaccarino, che da Claudia Allasia e Chiara Castellazzi.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Sara:</b> <i>secondo te al pubblico cosa arriva di tutto il lavoro e il percorso di ricerca che c&rsquo;è dietro ai tuoi spettacoli?</i></p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><b>Antonella: </b>Bella domanda!Durante gli incontri col pubblico ho modo di spiegare la drammaturgia e la poetica dei miei lavori, e devo dire che questo riscuote molto interesse...ma in reatà io penso che la danza quando funziona arriva da sé, senza bisogno di grandi spiegazioni. E per quanto riguarda <i>Vjaie</i>, che sicuramente ha una costruzione drammaturgica complessa, a partire dalla filosofia indiana e dalla poesia di Rabindranath Tagore, la cosa importante è che arrivi un messaggio positivo, di reali possibilità di confronto e scambio. Il pubblico, finora ci sta dando degli ottimi riscontri. Ci viene detto spesso che <i>Viaje</i> è uno spettacolo che infonde gioia e le persone vengono a dircelo dietro le quinte con un grande sorriso sulle labbra. Questa, per me, è la più grande delle conferme.</p> <div>&nbsp;</div> <div>&nbsp;</div> <p><i>Il bar chiude e Antonella deve tornare alla Ginger. Io e Cristiana accettiamo volentieri di fermarci qualche minuto per assistere alla lezione delle otto. Il clima è rilassato ma attento: la musica indiana, le sari colorate, i piedi scalzi sul pavimento di legno aiutano a concentrarsi sui dettagli del corpo. Chissà quale storia ha portato ognuna di queste ragazze a studiare danza indiana... </i></p> <div><i>Prima di andarcene, Cristiana mi fa notare i segni sbiaditi dell&rsquo;Henné sui piedi di Antonella. Tracce indelebili di un coraggioso percorso di vita: Torino-Ahmedabad andata e ritorno.</i></div> Tag: <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Conversazioni">Conversazioni</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Usai">Usai</a> <a class="tag_link" href="http://www.coorpi.org/tag/index.php/Viaje">Viaje</a> A proposito di ... Conversazioni http://www.coorpi.org/article.php/20090325133729997 http://www.coorpi.org/article.php/20090325133729997 Wed, 25 Mar 2009 13:37:29 +0100 Cristiana Candellero Conversazioni <p><img height="150" width="200" src="http://www.coorpi.org/images/library/Image/Foto/sarabscalexrubrica%20web.jpg" alt="" /><strong><i>Rubrica di opinioni ed informazioni </i><br /> a cura di Sara Bonini Baraldi</strong><br /> <br /> Dietro ad ogni spettacolo c&rsquo;&egrave; molto pi&ugrave; di un gioco di corpi e coreografie. C&rsquo;&egrave; un progetto che intreccia vite, relazioni, occasioni, professionalit&agrave;. C&rsquo;&egrave; un&rsquo;idea che deve convincere un territorio, dialogare con un sistema, aprirsi ad un pubblico. C&rsquo;&egrave; un percorso che parte da lontano e porta oltre, all&rsquo;esperienza dello spettatore, alla nascita di nuove idee, alla creazione di altre reti.&nbsp; Ed &egrave; per questo che abbiamo pensato a CONVERSAZIONI. Ci piace con questa rubrica dare spazio al prima e al dopo. </p> <p>Far emergere il complesso mondo che si cela dietro alla singola performance: le strade virtuose - a volte tortuose - che ha dovuto percorrere, le impressioni di chi ci ha lavorato e di chi ne ha goduto. Una rubrica di opinioni e di approfondimento in cui la voce del pubblico si intreccia con quella dei professionisti e dei critici, uno spazio di dialogo per condividere percorsi ed esperienze. <br /> E non fermarsi solo a ci&ograve; che &egrave; illuminato dai riflettori.</p>